Milva, la “pantera di Goro” dalle balere all'addio alle scene dieci anni fa

Sabato 24 Aprile 2021 di Mattia Marzi
Milva, la “pantera di Goro” dalle balere all'addio alle scene dieci anni fa

L'addio alle scene Milva lo aveva dato dieci anni fa, annunciando i motivi del suo ritiro sui social, alludendo all'Alzheimer con l'immagine di «veli che l'età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi, l'energia e la capacità di resistenza e di fatica», ribadendo poi la sua decisione in un'intervista in tv all'Arena di Massimo Giletti: «Non potrò arrivare sul palco con il bastone. C'erano dei concerti in programma e ho dovuto disdirli con i certificati medici: non ce la facevo. Ho capito che sarebbe stato terribile andare avanti in questo modo. Queste patologie purtroppo ci sono». L'addio al palco più grande, il teatro della vita, Milva lo ha dato stamattina: la cantante si è spenta all'età di 81 anni nella sua casa a Milano, accanto alla figlia Martina Corgnati e all'assistente Edith. La canzone italiana perde così un'altra delle sue colonne. Una delle più importanti.

 

La statura artistica di Maria Ilva Biolcati, questo il vero nome della Pantera di Goro (piccolissimo comune in provincia di Ferrara che nel luglio del '39 le diede i natali), così come venne soprannominata negli Anni '60 per la sua eleganza, non è testimoniata tanto dai numeri della sua carriera (ha pubblicato oltre 170 dischi tra album di inediti, raccolte, live, vendendo 80 milioni di copie in tutto il mondo), quanto dalle esperienze e dalle collaborazioni collezionate in cinquantaquattro anni di attività. Iniziò giovanissima a cantare nelle balere del basso ferrarese con il nome d'arte Sabrina. Si classificò prima ad un concorso per voci nuove della Rai nel 59 e firmò un contratto discografico con la Cetra. Due anni più tardi partecipò al Festival di Sanremo, terza con "Il mare del cassetto". Sposò il regista Maurizio Corgnati (scomparso nel '92) e dalla loro unione nacque Martina, oggi critica d'arte. Negli ultimi anni la donna si era battuta chiedendo alla tv di omaggiare sua mamma con un premio alla carriera che le fu infine assegnato nell'ambito del Festival di Sanremo nel 2018. Al Festival nel '62 arrivò seconda con "Tango italiano", primo successo in classifica.

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La stampa la identificò come la rivale di Mina, che in quegli stessi anni conquistava le classifiche con i 45 giri, ma l'inimicizia fu più volte smentita dalla stessa Milva. Bruno Coquatrix, patron dell'Olympia di Parigi, affascinato dalle sue doti interpretative chiamò la cantante per un debutto oltralpe. Fu in quel momento che Milva decise di darsi anima e corpo al teatro. Prima leggero, con Gino Bramieri e David Riondino. Poi colto, con il grande Giorgio Strehler: Mi aveva come rivoltata. Insisteva sullo straniamento brechtiano, sul restare distante, fuori dai personaggi delle canzoni", avrebbe detto la cantante dei suoi insegnamenti anni dopo. Milva si specializzò nella rappresentazione del repertorio brechtiano: alle canzoni del grande drammaturgo tedesco dedicò diversi progetti discografici e recital (per la serie "Milva canta Brecht"). Portò poi gli insegnamenti di Strehler nel mondo della canzone cosiddetta leggera, continuando a partecipare al Festival di Sanremo: nel '68 arrivò terza con "Canzone" (in coppia con Celentano) e del gradino più basso del podio dovette accontentarsi anche nel '69 con "Un sorriso" (stavolta in coppia con Don Backy). Dodicesima nel '72 con "Mediterraneo" di Luigi Albertelli ed Enrico Riccardi, ancora terza nel '73 con "Da troppo tempo" dello stesso Albertelli e di Gene Colonnello. Ci riprovò ancora nel '74 con "Monica delle bambole" di Luciano Beretta e Elide Suligoj. Al Festival sarebbe tornata sedici anni più tardi, nel '90, con "Sono felice", scritta da Ron e un esordiente Biagio Antonacci. E poi ancora nel '93 con "Uomini addosso" di Roby Facchinetti e Valerio Negrini dei Pooh. Nel 2007, a 67 anni, con "The show must go on" di Giorgio Faletti, si classificò penultima: fu la sua ultima volta alla kermese, mai vinta.

Con 15 presenze detiene insieme a Peppino Di Capri, Toto Cutugno e Al Bano il record di partecipazioni al Festival. Fece anche dell'impegno, Milva la rossa. Se già nel 1965 aveva spedito nei negozi l'lp "Canti della libertà" (in cui reinterpretava, tra le altre, anche l'inno partigiano "Fischia il vento") e se nel '71 a Canzonissima in tv aveva cantato "Bella ciao", nel '75 pubblicò l'album "Libertà", nuovo disco di canzoni militanti. Il 1979 fu l'anno dell'album "La mia età", frutto della collaborazione con il compositore greco Mikis Theodorakis, con testi scritti da - tra gli altri - Giorgos Seferis (Nobel per la letteratura nel '63) e Tasos Livaditis, legato alla sinistra. A proposito di poeti: nel 2004 avrebbe collaborato con Alda Merini realizzando un intero album, interpretando le sue liriche. Mentre proseguivano i successi oltralpe, anche grazie ai suoi omaggi a Édith Piaf (alla cantante francese dedicò nel '70 un intero album, "Canzoni di Édith Piaf", con le sue canzoni tradotte in italiano), nell''81 Milva cominciò a lavorare con Franco Battiato, che si era appena imposto sulle scene con dischi come "L'era del cinghiale bianco", "Patriots" e "La voce del padrone". Dalla collaborazione con il cantautore siciliano e l'arrangiatore Giusto Pio nacquero tre dischi. Il primo, "Milva e dintorni", uscì nel 1982: conteneva "Alexander Platz", destinato a diventare uno dei maggiori successi della carriera di Milva, in Italia e all'estero. Il secondo album frutto del sodalizio con Battiato, "Svegliando l'amante che dorme", arrivò sette anni più tardi, nell''89, insieme al singolo "Una storia inventata". Per il terzo disco della trilogia il pubblico dovette aspettare 21 lunghissimi anni, nel corso dei quali Milva continuò incessantemente ad esibirsi a teatro. Fu proprio a "Non conosco nessun Patrizio" che la cantante decise di affidare nel 2010 il suo canto del cigno, prima del ritiro dalle scene, che avrebbe definitivamente abbandonato - dopo gli ultimi concerti annunciati - nel 2013.

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Nel 2018 fu sua figlia Martina a ritirare per lei il premio alla carriera assegnatole a Sanremo 2018. Fu il direttore artistico Claudio Baglioni a consegnarglielo. La donna lesse per l'occasione un messaggio scritto dalla madre: "Ero solo una bambina quando sono venuta qui per la prima volta nel 1961. Da allora la mia carriera è stata una bellissima favola, ma tutte le favole hanno una fine, un sogno. A questo punto ci si interroga sulle ragioni del proprio vagare, da un teatro all'altro: l'Opera di Parigi, la Scala di Milano, la Concert Hall di Zurigo, tantissimi altri teatri nel mondo. Quando mi interrogo mi viene in mente una frase del mio grandissimo maestro, Giorgio Strehler: non so perché faccio teatro, ma so che lo devo fare mettendo in questo teatro tutta la vita che conosco. Ero irrisolta, qui, nel 1961. Ero una ragazzina. Poi sono venuta quindici volte. Ho portato tanta musica, che credo importante, bella. Canzoni che amo". E ancora: "Una cosa ho da dire ai giovani: la musica spazza via la polvere dalla vita e dall'anima degli uomini, ma perché questo accada bisogna studiare, attingere dal passato, perché possa modella e e arricchire i sentimenti e le emozioni del presente". Lo scorso anno la cantante fece una breve apparizione, senza mai essere inquadrata in volto, nel video del singolo "Domani è primavera" di Dario Gay.

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