Nanni Moretti, il ritorno: «Caro Diario, Cannes sarà un’emozione. I social? Qualcosa va condiviso»

Venerdì 25 Giugno 2021 di Ilaria Ravarino
Nanni Moretti, il ritorno: «Caro Diario, Cannes sarà un emozione. I social? Qualcosa va condiviso»

Da anni gira l'Italia leggendo i suoi diari di cui è, per sua stessa ammissione, «gelosissimo». Pensieri, note e appunti con cui Nanni Moretti ha raccontato prima di tutto per se stesso - quarant'anni di vita e di lavoro, di sfuriate e commozione, di riflessioni e avvenimenti. Quando si ritrovò a girare Caro diario come un cortometraggio sui suoi giri in Vespa, «senza rendermi conto che lì c'era il nucleo del mio prossimo film». Quando gli venne voglia di abbandonare il set, anzi proprio di non presentarsi. E quando, nel Teatro 5 di Cinecittà, sentì «cedere le gambe» per l'ultimo saluto a Fellini.

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Fra due settimane in concorso a Cannes con Tre piani, e in questi giorni impegnato nei provini del nuovo film (da girare nel 2022) e come attore per Francesca Archibugi (Il colibrì), domani e dopodomani Nanni Moretti rinnova al Nuovo Sacher di Roma un appuntamento cult: le letture dei suoi appunti scritti durante la lavorazione di Caro diario, a precedere la proiezione della versione restaurata del film del 1993.
Che effetto le fa rileggersi nei diari?
«Mi ci riconosco abbastanza. La ferocia di allora nei miei confronti è la ferocia di adesso. In quello non mi sembra di essere cambiato molto. Certo, c'è una sproporzione perché dai veri diari, dai miei quaderni, ho eliminato per questa lettura pubblica tutti gli insulti ai collaboratori. E ho lasciato invece tutti gli insulti a me stesso Non vale!»
Il Moretti di Caro diario è lo stesso di Tre piani?

«Fino a poco tempo fa consideravo i miei film come tanti capitoli di un unico romanzo. Ora, dopo Habemus papam e Tre piani, non so se questa formula sia ancora valida, anche se questi due film, pur non parlando di me, sono in qualche modo sempre autobiografici. Senz'altro ho la stessa voglia di fare cinema di trenta, quarant'anni fa. E la stessa attenzione ai dettagli. Ecco. Quella non è un dono, ma una cosa che devi decidere di avere».
Per Tre piani ha scritto diari?
«Sì, caspita. Certo. Avvenimenti, cose che succedono, dialoghi ascoltati, pochi pensieri e riflessioni. I miei diari coprono quarant'anni della mia vita. Da tanto tempo Carlo Feltrinelli mi chiede di pubblicarli».
E lei?
«Ora non mi va. Non so bene perché, ma per ora non mi va».
I social di oggi sono i diari di ieri. Lei come se la cava con Instagram?
«Mi fa piacere mostrare alcuni aspetti del mio lavoro. Qualcosa mi interessa condividerla, altre no».
Il video in cui canta Soldi è diventato virale. Come è successo?
«È stata una gestazione molto lunga. Volevo girarlo durante le riprese di Tre piani, ma mi vergognavo di chiederlo agli attori. Quando si è avvicinato l'annuncio che il film sarebbe andato a Cannes, allora mi è tornata in mente quell'idea».
Reazioni?
«Mi hanno detto che Mahmood lo ha ripostato. Cosa vorrà dire?».
Che effetto le fa tornare a Cannes?
«Questa volta c'è ancora più emozione. Tutti gli altri sette film, incluso Ecce bombo, sono usciti prima in Italia. Questa è la prima volta che un mio film ha l'anteprima mondiale a Cannes. Ho visto il film insieme al mio montatore e al mio direttore della fotografia. Non l'ho ancora visto insieme al pubblico, nemmeno un pubblico di amici».
Vedrà gli altri film in concorso?
«Per me Cannes consiste nel restare chiuso in una stanza d'albergo per 48 ore a fare interviste. Ma è giusto così, non mi lamento. Louis Garrel mi ha invitato a vedere il suo film, che passa il giorno dopo il mio. Forse ci andrò».
Troppo pochi gli italiani a Cannes?
«Non direi: tre titoli nella Quinzaine (la sezione parallela del festival, ndr) sono tanti. Mi dispiace che non ci sia Leonardo Di Costanzo. Non ho visto il suo nuovo film, ma lui è un regista che stimo e una persona intelligente».
Tre piani uscirà a settembre. La crisi dei cinema non la spaventa?
«La crisi si sente più a Roma che altrove. A Milano, e naturalmente anche a Parigi, i cinema hanno riaperto tutti. Siamo ancora in una fase di transizione: qualcuno ha ancora paura di entrare in un luogo chiuso, molte sale non sono tornate in attività, c'è voglia di stare all'aperto e sono usciti pochi film importanti, tra cui The Father. Per me le conseguenze della pandemia sulle sale si capiranno solo a settembre».
Il Nuovo Sacher, 30 anni il prossimo 1 novembre: il ricordo più bello?
«Heimat 2 di Edgar Reitz, il punto più alto della mia carriera di esercente cinematografico: un capolavoro composto da tredici film. Programmavamo un episodio a settimana, facevamo i recuperi per i ritardatari la domenica mattina. Praticamente un antenato delle serie tv. Ma con lo stile, e il respiro, del grande cinema».
È ottimista sul futuro del cinema?
«Io continuo a credere nella sala perché, ancora prima che come regista, produttore ed esercente, io ci credo come spettatore. Io vado spesso al cinema. Ed è una cosa di cui non posso fare a meno».

 


 

Ultimo aggiornamento: 13:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA