A Locri la Giornata della memoria
e dell'impegno contro tutte le mafie

di Luigi Ciotti*

La “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” si svolge quest’anno il 21 marzo a Locri, in Calabria. Ma contemporaneamente, come è già accaduto l’anno scorso, quando il centro della Giornata era Messina, si svolgerà in altri 4000 luoghi d’Italia, dove verranno letti i nomi delle vittime e organizzati momenti di riflessione. Ce lo chiedono le persone e le associazioni sparse in tutto il Paese, ma ce lo suggerisce anche lo spirito del tempo che, come ci ricorda papa Francesco, impone di decentrarsi, di andare verso gli altri, di essere persone e realtà “in uscita”, dirette alle periferie – a Napoli saremo a Ponticelli – perché è lì, dalle periferie, che si deve ricominciare per costruire un mondo più inclusivo e giusto.

Libera va in Calabria ma sarebbe più esatto dire che ci torna – nel 1998 la Giornata si svolse a Reggio e nel 2007 a Polistena – e ancor più giusto dire che dalla Calabria non se n’è mai andata: è un rapporto antico e stretto quello che ci lega a tante realtà di quella terra, laiche e di Chiesa, oneste, operose e accoglienti che s’impegnano per affermare la Calabria autentica, quella che non accetta di piegarsi alla ‘ndrangheta, alla massoneria e a tutti quei poteri che vogliono sporcarne l’anima.

Ma c’è un altro motivo che rende la XXII Giornata della memoria e dell’impegno particolarmente importante. Il 19 marzo – in concomitanza con l’anniversario della morte di don Peppe Diana, che ricorderemo sempre con grande affetto e rimpianto – il Presidente Sergio Mattarella incontrerà a Locri circa mille famigliari delle vittime. Sarà un momento che è facile immaginare molto intenso e toccante, perché nessuno meglio del Presidente – per averle vissute in prima persona attraverso la tragica perdita del fratello – può capire le ferite e le aspettative dei famigliari delle vittime, il loro bisogno di verità e di giustizia. In questo senso la recente istituzione con voto unanime del 21 marzo non può essere intesa solo come un doveroso risarcimento morale a chi è stato colpito nei suoi affetti dalla violenza mafiosa, deve trasformarsi anche in uno stimolo a riattivare quei percorsi di giustizia e ricerca della verità senza i quali il ricorso alla memoria rischia di diventare un artificio retorico.

È questa la motivazione che, sin dall’inizio, ha spinto Libera a camminare insieme ai famigliari delle vittime: impegnarsi affinché fossero riconosciuti, oltre che nella loro sofferenza, nei loro diritti, come del resto è prescritto oggi anche a livello europeo da una serie di direttive in materia di garanzia, assistenza e protezione.

Ecco allora che il 21 marzo di Locri sarà un’occasione per stringersi a loro ma anche per ribadire che la memoria è una responsabilità: le persone che ricorderemo non sono morte per essere celebrate da una targa, una corona di fiori, un discorso celebrativo. Sono morte perché sono vissute per noi, per un ideale di giustizia e di democrazia che abbiamo il compito di realizzare.

Libera, nel suo piccolo, ha cercato di essere fedele a questo compito. E dalla volontà di trasformare la memoria in memoria viva, feconda, protesa al futuro, è nato l’impegno quotidiano nelle scuole, sui beni confiscati, nelle carceri minorili, dove spesso sono gli stessi famigliari delle vittime a incontrare ragazzini destinati alla manovalanza mafiosa e far loro intravedere, con la dolcezza e l’autorevolezza di chi sa perché ha vissuto, un futuro diverso.

«Salire sui tetti a riannunciare parole di vita» ci chiedeva don Peppe Diana. La memoria che si fa davvero impegno impone, su quei tetti, di restare.

*Presidente di Libera







 
Lunedì 20 Marzo 2017, 10:00 - Ultimo aggiornamento: 20-03-2017 10:11
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