Giancarlo Siani, dalla parte dei ragazzi

di Gianluca Guida*

È il 23 settembre di alcuni anni fa, l'équipe accetta di far partecipare un piccolo gruppo di ragazzi ospiti del nostro Istituto alla commemorazione della morte di Giancarlo Siani che si tiene al Teatro di San Carlo. In quella occasione decidiamo di coinvolgere proprio i ragazzi provenienti dal quadrilatero delle carceri di Torre Annunziata, proprio quello di fronte al portone oggi murato di Palazzo Fienga fortino del clan Gionta. Alcuni dei miei collaboratori si dicono contrari, obiettando che sembra volerli provocare.

In effetti è esattamente questa la mia intenzione…. Provocarli! Ma non provocarli ad una contrapposizione e imporgli come modello la storia di un giovane uomo che loro conoscono come “nemico”. Bensì provocarli a vedere in Giancarlo Siani uno che era, che è …dalla loro parte!

Qualche giorno fa leggo su “il Mattino” degli sgomberati per l'ultimo crollo nei palazzi fatiscenti del rione Carceri; gli abitanti di quelle case oggi fanno i conti col maltempo, la pioggia, il vento.

E allora mi ritorna alla mente che su “il Matttino” del 26 novembre del 1980, parlando del degrado urbanistico di Torre Annunziata, Giancarlo scriveva già allora della promessa dei politici di attuare una grossa opera di rinascita. Furono invece dati dei contributi che non aiutarono il quartiere ad uscire dal degrado in cui stava precipitando. Ed il quadrilatero, come osservava Siani, non era l'unica zona della città ad aver subito danni dal sisma e soprattutto non era l'unico quartiere a portarsi dietro malanni e guasti da anni. Il rione chiamato «Pruvulera», formatosi intorno alla polveriera nel 1654, quello «Murattiano» che sorse attorno alla fiorente attività dei pastifici, avevano anch'essi bisogno di un intervento adeguato, operando in una logica di conservazione dell’identità culturale che i rioni presentano. Ma nulla era stato fatto.

Ancora due anni dopo su «II Mattino» del 21 maggio del 1982 Giancarlo osservava come aggirandosi per via degli Agricoltori, vico Prigioni o via Castello sembrava muoversi “tra le macerie di un paese colpito dal sisma dove non sono neanche arrivati i soccorsi”. In tutto il quadrilatero c'era uno stato d'abbandono deprimente. Siani riportava: “I circoli ricreativi, punto di incontro per i giovani ma anche per gli anziani, chiudono non più tardi delle 20. Il dilagare della delinquenza fa paura e nel rione difficilmente si vedono girare vigili o carabinieri per dei controlli.”

Assurdo che le pagine di cronaca che Siani scriveva oltre trenta anni fa siano ancora cronaca…oggi!

Da tempo si sostiene che il futuro del rapporto tra cittadini e Istituzioni dipende dalle politiche che si mettono in campo per una migliore qualità della vita nelle nostre città.

Soprattutto per i giovani la strada, la piazza, il vicolo sono le componenti della loro formazione caratteriale, in questo contesto, troppo spesso impregnato di illegalità, i minori si modellano.

Le città sono cambiate radicalmente ma le aree del degrado, i territori fragili, le periferie continuano ad essere la rappresentazione reale e fisica di questa distanza tra la gente e le Istituzioni.

Non si comprende che le periferie non sono solo luoghi a cui dare ascolto, ma più integralmente luoghi di cui prendersi cura, perché spazi che danno forma al cambiamento e alla trasformazione che qui, più che altrove, è carica di incognite e timori, di difficoltà e di mistificazioni.

L'ambiente e l'architettura hanno influenze fondamentali nel formare la nostra identità, i nostri pensieri e le nostre emozioni. Così può succedere che coloro che si trovano in una situazione di maggior debolezza e fragilità, possano essere spinti alla marginalità o, peggio ancora, alla criminalità.

Perché le nostre periferie e, più in generale, le nostre città non producano patologie simili a quelle che hanno generato le rivolte delle banlieues di alcuni anni orsono in Francia, e che generano quotidianamente disagio e criminalità nel nostro paese come in tutta Europa, emerge la necessità di identificare e di mettere in atto tempestivamente una serie di interventi che possano far sì che le situazioni critiche non degenerino.

I quartieri, devono essere luoghi di interazione, di comunicazione e di scambio. La loro vita è costruita dalle persone che vi abitano e che debbono trovarvi le opportunità necessarie allo sviluppo di un’appartenenza comune, fondamento sul quale si può costruire una pacifica convivenza. Devono essere, o tornare a essere, riferimenti identitari per le popolazioni residenti, dei “luoghi” e non degli “spazi”. Ma soprattutto devono essere “belli”, cioè offrire una qualità della vita che sia gratificante per qualunque individuo e non già deprimente o abbrutente.

Il compito di una società adulta è quello di promuovere e sostenere un cambiamento che passi attraverso l’adozione di un codice di valori sociale rispetto a quello “delinquenziale”; che spinga ad un riconoscimento identitario con la società civile piuttosto che con quella criminale e questo potrà succedere solo se la bellezza della nostra “città reale” avrà sprigionato le energie di un’etica nuova.

Questo Giancarlo Siani lo aveva già capito allora e si batteva per il recupero della qualità urbana, si batteva per il recupero della qualità di vita nei loro quartieri. Per questo trovo giusto che i ragazzi di Nisida, così come tutti i ragazzi, oggi sappiano che Giancarlo era ed è …..dalla loro parte!


*Direttore IPM Nisida
Lunedì 18 Settembre 2017, 10:47
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