Grazie a te oggi Napoli
è una città piena di vita

Lunedì 23 Settembre 2019
Dalle quinte D e C del 3° Circolo didattico “De Amicis” di Napoli scrivono Teresa, Greta, Gaia, Camilla, Cristina, Dario, Irene. 

ECCO TUTTE LE LETTERE A GIANCARLO SIANI

Caro Giancarlo, 

Sono una bambina calabrese che vive a Napoli da 5 anni. In questi 5 anni ho avuto la possibilità di vivere in una città meravigliosa, piena di vita e di apprezzare tutto ciò che di bello e di buono è in grado di offrirmi. Purtroppo però ho conosciuto anche alcuni lati negativi, e fra questi quello che mi ha colpito di più è il fenomeno della camorra. All'inizio non capivo di che cosa si trattasse veramente, sapevo soltanto che i camorristi uccidevano, trafficavano droga e sigarette e usano la violenza come loro arma principale. Così un giorno, presa dalla curiosità di saperne di più, chiesi a mio padre di spiegarmi meglio come funzionasse e, soprattutto, di farmi leggere qualche libro che mi aiutasse a comprenderla. Andammo insieme in libreria e mio padre mi comprò un libro dal titolo «Giancarlo Siani, bambino che vivrà per sempre» dedicato proprio a te. All'inizio pensavo si trattasse di una favola, o della storia di un bambino che aveva fatto qualcosa di particolare e chiesi a mio padre cosa c’entrasse con la camorra. Allora mi disse di andare a pagina 37, e di leggere cosa c'era scritto: «Successe il 23 Settembre 1985, una sera sotto casa mia, quella casa in cui avevo giocato da bambino, nel cortile dove io e mio fratello avevamo fatto tante partitelle a pallone. Due sicari, con 10 colpi di pistola misero fine alla mia esistenza, mentre ero a bordo della mia Citroen Mehari», e poi chiese, se avessi capito chi fossero stati i colpevoli di quel terribile gesto. Io subito risposi la Camorra e pensai che forse anche tu Giancarlo, fossi un'appartenente alla Camorra e che eri sato vittima di una guerra tra clan. Scoprii invece che eri un giornalista, ma non uno qualunque, un giornalista-eroe, che non solo aveva capito e scoperto quanto pericolosa fosse la Camorra, ma soprattutto aveva avuto il coraggio di non tacere ma di denunciarla con i propri articoli. In quella maledetta sera di 34 anni fa, qualcuno aveva deciso che dovevi essere messo a tacere, per loro eri solo un ragazzino di 26 anni, un ragazzino troppo curioso. Sapevi bene contro chi stavi combattendo, ma la tua passione per la verità, anche in quegli attimi di grande paura non ha conosciuto limiti ed ostacoli; nemmeno i più forti come quelli che la camorra aveva organizzato per te. Le tue parole non sono state cancellate anzi sono arrivate nelle scuole da noi ragazzi, che ascoltando la tua storia, abbiamo capito quanto grande può essere una passione, se ci credi davvero. Tu ci hai insegnato che le parole fanno più male di qualsiasi macchina di morte . Tu ci hai insegnato che non bisogna avere paura di dire ciò che si pensa, ciò che è giusto dire. Oggi, caro Giancarlo, ti vorrei dire che va meglio qui a Napoli, che grazie a te la città è tornata ad essere piena di vita . Non è però ancora “un’oasi” felice , e non lo sarà almeno finchè la paura di non denunciare non diminuirà. Avrei voluto farti vedere il mare , la “Napule” di oggi , i boss che hai combattuto sbattuti in carcere a vita. Avrei voluto farti vedere la tua Mehari verde che ha ripreso vita, per portare in tutta l’Italia la tua storia e le testimonianze di quanti hanno tratto insegnamenti dal tuo sacrificio. Come ho letto nel libro a te dedicato, la camorra aveva fatto male i propri conti, non è riuscita affatto a metterti a tacere per sempre. Dopo la tua morte ci sono state tante persone che hanno continuato a parlare di te e del tuo lavoro dando sempre più forza alle tue idee. Per questo motivo non ti dimenticheremo mai , come non dimenticheremo mai le oltre 

300 persone uccise per mano della criminalità organizzata , fra cui tanti bambini come me. La tua storia mi ha fatto innamorare del giornalismo, e anche io un domani vorrei diventare come te. Io non potrò mai dimenticarti! Nessuno dovrà mai dimenticarti! Esistono tanti modi per sconfiggere la camorra. Il primo è la parola , facoltà naturale , poi la forza e il coraggio, quello che hai avuto tu Giancarlo , ma come dicevi spesso tu, la speranza siamo noi, noi ragazzi che ci affacciamo a costruire il nostro futuro e dovrà essere fatto solo con mattoni di legalità e giustizia! 

Semplicemente grazie Giancà! 

Teresa

Caro Giancarlo, sono una bambina calabrese che vive a Napoli da 5 anni…… chiesi a mio padre di farmi leggere qualche libro che mi aiutasse a comprendere la camorra…. Andammo insieme in libreria e mio padre mi comprò un libro dal titolo "Giancarlo Siani, bambino che vivrà per sempre" dedicato proprio a te. Come ho letto nel libro a te dedicato, la camorra aveva fatto male i propri conti, non è riuscita affatto a metterti a tacere per sempre. 

Semplicemente grazie Giancà! 

Teresa

Napoli 05 aprile 2019 

Caro Giancarlo, 

La gente scappa. Il giornalista rivela. Ci sono Paesi dove uccidere un giornalista è facile come bere un bicchiere d’acqua: voi giornalisti andate oltre i confini della comune conoscenza, mentre noi preferiamo vivere le nostre vite mediocri senza rischiare. Il giornalista affronta la sorte, e non si accorge se e quando la sua morte è vicina: pensa ad un futuro migliore per il mondo: futuro che purtroppo non arriva: credo che tu lo sappia, ma ti batti ugualmente per la giustizia e la verità. Perché tu sei coraggioso siamo noi ad essere vigliacchi. Occupiamo piazze, parliamo di mafia e camorra, organizziamo scioperi e manifestazioni, eppure non facciamo mai nulla di puro come quello che fai tu con la semplice forza delle parole, con i tuoi articoli. Hai scoperto tanti affari illeciti, tante cose spregevoli fatte dalla camorra tu scrivi e scrivendo, rischi la tua vita per noi. Per farci conoscere, sapere. Noi spesso leggiamo l’articolo, magari con un caffè in mano e magari voltiamo pagina. Non facciamo mai nulla, e questo è frustrante. Voi eroi conoscete la verità, ed è la verità che vi rende coraggiosi al punto di rischiare la vostra vita rendendovi folli. Oh, l’unico vero motivo per cui la camorra uccide è perché ha paura! Non vuole essere ostacolata nei suoi loschi affari: tu continua a denunciare e ad opporti. Non lasciare che ti tolgano le ali. E’ la nostra indifferenza che pesa. Rimaniamo così indifferenti di fronte a simili tragedie. Invece tu ne scrivi e per favore, continua a farlo, per tutti noi. Ah, ricorda se la camorra decidesse di prendersi le tue ali, stai certo che non rimarremmo con le mani in mano. Ma ti faremo volare… 

Ti faremo volare. 

Con affetto 

Greta Ultimo aggiornamento: 01:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA