Le politiche di coesione
per valorizzare i beni confiscati

di Giuseppe Guerrini *

«Una moderna politica antimafia va condotta concentrando gli sforzi non solo sul fronte della repressione personale ma, prima ancora, sul contrasto di tipo patrimoniale e un ruolo centrale va assegnato al sistema di gestione e destinazione dei beni confiscati, di cui occorre assicurare una più adeguata efficienza con l’intento di promuovere la riaffermazione della legalità, in uno allo sviluppo dei territori». Così si leggeva nel rapporto finale (gennaio 2014) della “Commissione per l’elaborazione di proposte per la lotta, anche patrimoniale, alla criminalità” istituita nel giugno 2013.

Per attuare quel complesso di azioni finalizzate alla realizzazione di quanto indicato è necessaria una decisa attività di coordinamento e di cooperazione inter-istituzionale finalizzata a superare la frammentarietà, la dispersione delle competenze e l’assenza di una regia unica, vista anche l’imponente dimensione economico-finanziaria dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

Partendo da dette considerazioni, la Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati è nata per concretizzarne il necessario strumento operativo ma il suo percorso di approvazione istituzionale è stato, citando il Giudice Falcone, «emotivo, episodico e fluttuante».

Infatti, è stata l’Unione europea che si è mossa per prima in questa direzione allorquando, nel 2012, ha posizionato la confisca dei beni tra le iniziative strategiche da introdurre all’interno di un’azione di più ampia portata destinata a tutelare l’economia lecita dalle infiltrazioni della criminalità organizzata, invitando gli Stati Membri, nel 2014, a valutare la possibilità di adottare misure finalizzate all’utilizzo di tali beni per scopi di interesse pubblico e sociale.

Il Governo ha iniziato, quindi, a recepire tale invito a partire dal Documento di economia e finanza (DEF) del 2014 dove viene affermato che per sostenere il rilancio dell’economia legale è necessario intensificare la lotta al crimine organizzato mediante nuovi processi di gestione e destinazione degli asset sottratti al crimine organizzato.

In perfetta coerenza, a tale impostazione ha fatto eco, sempre nel 2014, l’Accordo di partenariato che, qualificando il bene confiscato quale bene pubblico, ha evidenziato che per la valorizzazione e la gestione dello stesso è possibile utilizzare tutte le azioni e gli strumenti previsti dalla politica di coesione e che il principio di legalità va riaffermato proprio attraverso il riutilizzo di tali beni per fini sociali, istituzionali e/o economici.

La decisa azione di coordinamento e di indirizzo a livello nazionale e centrale vede una prima conferma nel DEF 2015 in cui il Governo specifica che una delle azioni di riforma è proprio la definizione di una strategia nazionale con la relativa definizione degli strumenti di programmazione e attuazione delle relative politiche.

A tale atto di indirizzo ha fatto eco la norma di stabilità del 2016 in cui viene affermato che l’Agenza nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati (ANBSC) debba promuovere specifiche azioni di rafforzamento e sviluppo delle competenze con il fine di assicurare l’efficacia e la sostenibilità della strategia ma è solo con il successivo DEF 2016 che vengono aggiunti maggiori elementi, allorquando viene evidenziato che, con l’obiettivo finale di rendere più efficace e strutturale il processo di recupero e valorizzazione, lo stesso debba passare attraverso uno stretto coordinamento tra le Amministrazioni interessate per assicurare un forte presidio nella fase di definizione della strategia nazionale, di pianificazione operativa degli interventi, di monitoraggio e verifica dei risultati.

I documenti del Governo e del Legislatore fino a quel momento avevano indicato, di volta in volta, tutti gli elementi necessari (processo di valorizzazione, risorse, forte presidio centrale, stretto coordinamento ecc. ecc.) ad eccezione del soggetto incaricato della predisposizione della strategia stessa e della relativa procedura di approvazione. A ciò ha posto rimedio la legge di bilancio 2017 che ne ha prescritto la predisposizione a carico dell’ANBSC, in collaborazione con il Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri che si occupa di politiche di coesione (DPCoe) e che la relativa approvazione fosse di competenza del CIPE, su parere favorevole della Conferenza Stato/Regioni.

Infine, non può essere sottaciuto anche che il DEF 2017 ha individuato nella valorizzazione dei beni confiscati un importante strumento di sviluppo territoriale, puntualizzando ancora che il processo di valorizzazione debba passare attraverso lo stretto coordinamento tra le amministrazioni interessate con l’obiettivo di definire la strategia nazionale, la pianificazione degli interventi, il monitoraggio e la verifica dei risultati.

La strategia è stata predisposta da un gruppo di lavoro istituito su iniziativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, composto dalla Presidenza stessa, dall’ANBSC, dall’Agenzia per la coesione territoriale e dal Ministero dell’economia e delle finanze. Il lavoro svolto nell’arco di circa 8 mesi ha comportato la redazione di un documento snello, preliminarmente condiviso con tutte le amministrazioni coinvolte, documento per il quale la Conferenza Stato/Regioni ha reso parere favorevole con raccomandazioni e che il CIPE, recependone i contenuti e le raccomandazioni, ha approvato il 25 ottobre 2018.

Con la pubblicazione della delibera CIPE, a marzo 2019, la strategia è divenuta operativa ed il Tavolo di governance si è già riunito due volte, avviando la procedura di costituzione del gruppo di lavoro permanente per la Regione Campania, unica regione ad avere già predisposto ed approvato una sua strategia di valorizzazione in linea con quella nazionale.

Agenzia per la Coesione Territoriale
Lunedì 15 Luglio 2019, 12:00
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