«Politiche integrate di sicurezza»,
il bilancio della Fondazione Polis

di Enrico Tedesco *

Con la stipula di un apposito Protocollo d'intesa del 19 aprile 2017, la Fondazione Polis e il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II hanno avviato una serie di attività di collaborazione su tematiche di comune interesse, in particolare facendo leva sulle iniziative didattiche e di ricerca del Lirmac, Laboratorio interdisciplinare di ricerca sulle mafie e la corruzione, incardinato nel suddetto Dipartimento.

In questo quadro, la Fondazione ha promosso un progetto di ricerca intitolato «Politiche integrate di sicurezza per le Vittime Innocenti di criminalità e i Beni Confiscati. Un bilancio di dieci anni: analisi e prospettive», finalizzato a ricostruire l'evoluzione e lo stato dell'arte su dati, politiche e interventi riferibili a due ambiti di policy centrali per le politiche integrate di sicurezza: la tutela delle vittime innocenti di criminalità e dei loro familiari; il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie ai fini istituzionali e sociali.

Il progetto di ricerca si è avvalso della collaborazione di due borsisti di ricerca molto qualificati, Mario Trifuoggi per l'area vittime e Angela Palma per l'ambito dei beni confiscati, selezionati attraverso un bando pubblico emesso dal Dipartimento di Scienze Sociali.

I borsisti hanno lavorato alla raccolta, sistematizzazione e analisi dei dati, con la supervisione di due tutor dell'Università Federico II, le professoresse Carolina Castellano (per la tematica vittime) e Anna Maria Zaccaria (per la tematica beni confiscati). 

L'analisi scientifica è stata presentata presso il dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II lo scorso 9 maggio.

Richiamiamo di seguito i principali risultati per area.

Area Vittime.
La ricerca ha analizzato, coprendo un arco temporale che va dal 1967 al 2017, 485 casi di vittime innocenti dei reati intenzionali violenti, individuati all'interno dell'archivio della Fondazione Polis: 232 vittime di criminalità comune (48%), 154 vittime di criminalità organizzata (32%), 73 vittime del dovere (15%) e 26 vittime del terrorismo (5%). L'archivio ha dunque permesso la creazione di una base conoscitiva molto estesa. La sistematizzazione di questa base dati ha consentito di realizzare una interessante analisi vittimologica, che ha messo in luce la composizione socio-demografica delle vittime (come il sesso, l'età e la classe sociale di appartenenza), le circostanze e il tipo di reato subito, il peso relativo della criminalità organizzata e della criminalità ‘comune'. Emerge la prevedibile concentrazione di vittime del terrorismo negli anni Settanta e Ottanta da un lato e, dall’altro, la recente impennata di vittime della criminalità comune. Quest’ultimo dato, tuttavia, va considerato alla luce del fatto che, prima della costituzione della Fondazione, non esisteva alcun elenco delle vittime innocenti della criminalità comune. Proseguendo il confronto tra vittime di criminalità comune e di criminalità organizzata, è interessante rilevare una significativa differenza nell’età media delle vittime: 43 anni nel primo caso e 36 nel secondo. Va infine evidenziato che la criminalità comune è caratterizzata da una casistica assai più varia di quella della criminalità organizzata, coinvolgendo spesso soggetti anziani perché più deboli. 

Area Beni Confiscati.
La ricerca ha ricostruito 124 esperienze di riutilizzo dei beni confiscati in Campania, individuate grazie alle attività che la Fondazione Polis implementa per qualificare e valorizzare il riutilizzo del patrimonio confiscato alla criminalità organizzata in Campania. Anche in tal caso, la sistematizzazione di questa base dati ha permesso una interessante analisi di scenario, ricostruendo una geografia del riutilizzo con mappatura delle esperienze, le tipologie e i settori di attività prevalenti. Un approfondimento di estremo interesse è stato poi operato attraverso la conduzione di 50 interviste semi-strutturate, che hanno rilevato diversi dettagli sull'impatto sociale delle esperienze mappate (es. profilo del personale occupato, attività svolte e beneficiari raggiunti, reti costruite sul territorio), concentrandosi soprattutto sui fabbisogni delle organizzazioni impegnate sui beni, così da orientare lo sviluppo di azioni e interventi da parte delle istituzioni per valorizzare la filiera della confisca, oltre che arricchire le informazioni possedute dalla Fondazione per l'attività di monitoraggio. Analizzando la collocazione geografica delle esperienze di riutilizzo, si può notare che le province di Napoli e di Caserta sono quelle che riportano le quote più alte, rispettivamente 59% e 27%, seguono la provincia di Salerno (12%) e infine Avellino (1%) e Benevento (1%). Per quanto riguarda i settori di intervento delle organizzazioni partecipanti all’indagine, il primo dato interessante, in corrispondenza con la diffusa utenza di minori e giovani, è l’ingente ricorso ad attività ricreative e di socializzazione. Le organizzazioni che operano sui beni confiscati si presentano, nel 70,2% dei casi, come dei punti di riferimento e di aggregazione per la comunità, offrendo spazi e servizi per la socializzazione, l’intrattenimento, lo svago e le iniziative ricreative. In aggiunta, si può notare come il settore del “contrasto al disagio sociale” rappresenti una componente importante dell’attività delle organizzazioni: in oltre la metà dei casi, i beni ospitano realtà che realizzano progetti di prevenzione, contrasto e riduzione delle cause del disagio e dell’emarginazione sociale. Un altro settore di attività che impegna 3 realtà su 10 è quello definito “educazione alla cittadinanza”, cui si aggiunge la quota di organizzazioni dedicate al “reinserimento lavorativo” (21,3%) e al settore “agroalimentare” (23,4%). Tra gli attori che operano sui beni confiscati troviamo organizzazioni che svolgono attività di integrazione per soggetti con disabilità, altri nel settore della pubblica utilità, altri ancora che operano nell’ambito della manifattura. Inoltre, il 31,9% degli intervistati dichiara di utilizzare il bene per altra tipologia di intervento rispetto a quelle indicate nel questionario, ad esempio l’assistenza alle vittime di racket e usura e il sostegno ai familiari delle vittime innocenti della criminalità.

La base dati emersa nei due filoni di indagine è molto interessante e unica nel suo genere, di certo foriera di ulteriori sviluppi e approfondimenti, a conferma di quanto l'esperienza della Regione Campania nella tutela delle vittime innocenti della criminalità e nella valorizzazione del riuso sociale dei beni confiscati risulti tutt'oggi comparativamente all'avanguardia. In definitiva, la ricerca rappresenta sicuramente un'ottima sintesi di quanto realizzato nei primi dieci anni di vita dalla Fondazione Polis, ma ancora di più offre interessanti spunti su tutto ciò che la stessa Fondazione dovrà fare nei prossimi tempi.

Segretario Generale Fondazione Polis
Lunedì 20 Maggio 2019, 06:00
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