Sostegno ai familiari delle vittime innocenti della criminalità, l'impegno di Polis

di Paolo Siani

Una delle grandi conquiste realizzate in questi 10 anni dalla Fondazione Polis è rappresentata dal supporto dato ai familiari delle vittime innocenti della criminalità, attraverso il sostegno psicologico e legale garantito dalla sottoscrizione di appositi Protocolli d'Intesa con l'Ordine degli Psicologi della Campania e l'Ordine degli Avvocati di Napoli. Inoltre è stata data voce, anche mediatica, alle storie delle vittime e delle organizzazioni che gestiscono e restituiscono alla collettività i beni confiscati, raccontando la camorra e la criminalità dall'ottica di coloro che lottano e non si arrendono, lontano dai riflettori e dalla ribalta delle cronache. Ma l'ambito che più di tutti è meritevole di attenzione e che maggiormente mi rende orgoglioso del lavoro svolto è senza dubbio la tutela delle vittime innocenti della criminalità.

Considerato che le conseguenze dei reati intenzionali violenti possono essere devastanti sia dal punto di vista individuale che dell’intera collettività e che i costi individuali e sociali derivanti da tali delitti sono estremamente elevati, la tutela delle vittime innocenti è diventata un obiettivo prioritario. In particolare: abbiamo attivato un tavolo tecnico presso la Prefettura di Napoli, con la firma di un Protocollo d’Intesa per il coordinamento di iniziative di supporto ai familiari delle vittime innocenti; abbiamo accompagnato i familiari al contatto ed all’inserimento nel Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità; abbiamo predisposto in loro favore un percorso di psicoterapia per l'elaborazione del lutto. Nello stesso tempo, la Fondazione ha condotto, e continua a portare avanti, una battaglia di trasparenza e civiltà nel territorio regionale, affinché si affermino i diritti di un’intera cittadinanza ad una convivenza che si pone in netta contrapposizione alla grave piaga della camorra e della criminalità comune. La Fondazione agisce a tutela dell’interesse del gruppo sociale nel suo complesso, come entità autonoma e diversa dalla somma degli interessi dei singoli. La Fondazione agisce in rappresentanza della collettività regionale colpita dai fenomeni criminali, soprattutto nei casi in cui sono rimaste vittime persone incolpevoli, del tutto estranee a qualsiasi contesto malavitoso.

Ed è proprio in tale ottica che va inquadrato il riconoscimento della legittimazione processuale della Fondazione, la quale, grazie al prezioso contributo del suo esperto legale, l’avvocato Celeste Giliberti, è riuscita a costituirsi parte civile in numerosi processi afferenti agli omicidi delle vittime innocenti di criminalità: da Lino Romano, ucciso durante la terza faida dell'area nord di Napoli il 15 ottobre 2012, a Nicola Nappo, colpito il 9 luglio 2009 a Poggiomarino perché somigliava al vero obiettivo dell'agguato, un pregiudicato del posto. Senza dimenticare il meccanico Vincenzo Liguori, papà della cronista del “Mattino” Mary, ucciso a San Giorgio a Cremano il 13 gennaio 2011 in un agguato di camorra in cui fu assassinato anche il vero bersaglio dei killer, il muratore ucraino Anatolij Korol (Castel Cisterna, 29 agosto 2015), freddato mentre tentava di sventare una rapina in un supermercato, Gianluca Cimminiello, il tatuatore ammazzato a Casavatore nel suo negozio il 2 febbraio 2010. Varie Corti di Assise, come anche vari Giudici per le Udienze Preliminari, hanno ritenuto che la Fondazione abbia subito danni patrimoniali e non patrimoniali, cagionati dagli imputati con le condotte descritte nei capi d’imputazione relativi agli omicidi delle vittime innocenti della criminalità. In tal modo, per le stesse vittime, alla Fondazione è stato riconosciuto il ruolo che la FAI ha nei processi per racket ed usura. Un risultato importante, senza dubbio. Che va rafforzato e ulteriormente qualificato. Lo dobbiamo al sacrificio delle nostre vittime. E alla fondamentale esigenza di non lasciare soli i loro familiari. 
Lunedì 6 Agosto 2018, 09:58
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