La strage del treno rapido 904
e la ricerca della verità mancante

di Rosaria Manzo *

Il 23 dicembre 2017 nell’atrio della stazione di Napoli Centrale si è tenuta la cerimonia commemorativa per le vittime della strage sul treno rapido 904. La manifestazione, introdotta dal coro giovanile del teatro San Carlo diretto dal Maestro Morelli, è stata organizzata dall’associazione dei familiari delle vittime della strage, in collaborazione con il Comune di Napoli e con il sostegno della Fondazione Polis, di Libera e della Cgil Campania. La cerimonia si è conclusa con la deposizione di una corona al binario 11, da cui partì il treno il 23 dicembre 1984. Il rapido partito da Napoli alle 12,55 era diretto a Milano, ma la sua corsa fu interrotta nella Grande galleria dell’Appennino alle ore 19,08, quando una bomba posizionata nella nona carrozza di seconda classe fu fatta esplodere provocando 16 morti e quasi 300 feriti. Sul convoglio viaggiavano quasi 600 passeggeri, tanti i campani che si spostavano per trascorrere le festività natalizie con i propri cari. In quei giorni fu scritta una delle pagine più buie della storia del nostro Paese e dopo 33 anni non si è riusciti a fare pienamente luce su quello che è accaduto, i familiari delle vittime e i superstiti sono ancora in attesa di conoscere la verità e di ottenere la giustizia dovuta. Il lungo iter processuale che nel 1992 ha portato alla condanna all’ergastolo di due esponenti della mafia siciliana, Pippo Calò e Guido Cercola, e a 22 anni di reclusione per Frederich Shaudinn, assolvendo dal reato di strage gli altri imputati appartenenti alla destra eversiva e alla camorra napoletana, ha lasciato una serie di dubbi irrisolti. Dalle carte processuali viene fuori una serie di interessi congiunti che coinvolgono parti diverse della criminalità organizzata e non solo, alle quali non si è saputo dare un ruolo preciso né un nome. Nel 2014 il processo viene riaperto grazie all’inchiesta della Dda di Napoli, imputato unico il boss di Cosa Nostra, Totò Riina, che viene assolto in primo grado per non aver commesso il fatto. Nella sentenza si evidenzia ancora una volta il groviglio di interessi che ha portato alla strage ma non si riesce a dipanare la matassa. Nell’aprile 2017 inizia il processo d'appello che dopo una serie di udienze viene rinviato al 21 dicembre a causa della concomitante approvazione della riforma Orlando con il prepensionamento del presidente della corte giudicante, il giudice Giardina. Questi continui rinvii non hanno contribuito alla ricerca della verità. Lo scorso 17 novembre Totò Riina è morto, provocando così l’estinzione del processo. Il resto è storia dei giorni nostri, che getta in uno stato di scoramento chi aveva effettivamente investito nei concetti di giustizia e verità, che il sistema giudiziario italiano aveva il dovere di restituire ai cittadini italiani oltre che ai familiari delle vittime.

* Presidente associazione tra i familiari delle vittime strage treno rapido 904 del 23 dicembre 1984
Lunedì 15 Gennaio 2018, 08:00
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