La strage del treno Rapido 904:
cosa resta 36 anni dopo

Lunedì 21 Dicembre 2020 di Rosaria Manzo *
La strage del treno Rapido 904: cosa resta 36 anni dopo

Sono passati 36 anni da quel drammatico 23 dicembre 1984. Ero venuta al mondo da pochi mesi. Non potevo sapere che la mia esistenza sarebbe stata segnata da un episodio gravissimo di cui in quel momento non avevo alcuna consapevolezza.

Il bilancio dell’attentato al treno Rapido 904 all’interno della Galleria degli Appennini, a San Benedetto Val di Sambro, è storia nota, ma al tempo stesso da ricordare: 16 morti e 267 feriti. Tra questi ultimi, mio padre, il secondo macchinista del treno. Intere famiglie colpite dalla violenza incrociata di terrorismo e mafia. Bambini, donne e uomini partiti da Napoli su un treno diretto a Milano ma che non ha mai raggiunto il capoluogo lombardo. Un evento che ha inevitabilmente unito il Paese nel dolore e nella sofferenza.

L’associazione che presiedo e che mette insieme i familiari delle vittime della strage è animata da due valori non negoziabili: verità e giustizia. Sono queste le direttrici che da sempre contraddistinguono il nostro impegno. Anche in quest’anno particolare, segnato dalla pandemia e dai disastrosi effetti del Coronavirus.

La grave emergenza sanitaria sta incidendo sulle dinamiche della nostra esistenza e sulla realizzazione di tutte le attività a cui eravamo tradizionalmente abituati, non ultime le celebrazioni di memoria della strage. Abbiamo quindi provato ad adattarci alla situazione contingente e quest'anno le iniziative dedicate alle nostre vittime sono frutto di un format diverso, in ossequio alle disposizioni normative di prevenzione del contagio.

E così il leit motiv operativo per rinnovare la memoria dei nostri cari sarà la modalità video, a partire dalla realizzazione di un breve filmato, online sui nostri canali social, con le testimonianze dei superstiti e dei familiari delle vittime della strage: un piccolo momento di condivisione collettiva del senso della nostra sopravvivenza.

Alle ore 12:55 di mercoledì 23 dicembre sarà deposta in forma privata la tradizionale corona di fiori al binario 11 della stazione centrale di Napoli. Analoga cerimonia si terrà a San Benedetto Val di Sambro, per ribadire il legame non solo ideale che unisce il Paese nel fare memoria delle vittime. A seguire, alle ore 15, sulle pagine social della Fondazione Polis della Regione Campania e dell’emittente Radio Siani, impegnata sui temi della legalità in un bene confiscato alla camorra, ci sarà una diretta web alla quale parteciperanno il presidente della Fondazione Polis don Tonino Palmese, la vicepresidente di Libera Daniela Marcone, la dirigente scolastica dell’ISIS “Archimede” Maria Rosaria Stanziano, la dirigente scolastica dell’ITT “Marie Curie” Gabriella Russo, Chiara Paglino di Libera Aosta e Laura Sala di UniLibera Modena.

Sarà un modo per raccontare soprattutto i frutti dell’impegno scaturito dal ricordo della strage e delle sue vittime, uccise per la nostra democrazia, come afferma don Luigi Ciotti. Sì, perché chi quel giorno dell’antivigilia di Natale di 36 anni fa generò la morte violenta di 16 persone e il ferimento di altre 267 attaccò al cuore il nostro Paese. Ed è proprio questa profonda consapevolezza che ha indotto la RAI a dedicare un’ampia parte della sua programmazione del 23 dicembre prossimo alla strage del Rapido 904, con servizi e interviste sulle varie testate dei TG nazionali e regionali, con approfondimenti all’interno delle trasmissioni Uno Mattina (Raiuno, ore 06:45) e Agorà (Raitre, ore 08:00) e della rubrica Amarcord (Rainews 24, ore 17:50), fino alla messa in onda, alle ore 23:10, del documentario di Alessandro Chiappetta “Rapido 904 – Una strage al buio” su Rai Storia, la quale ricorderà l’evento anche all’interno di “Il giorno e la storia” (in onda alle 00:35 e in replica alle 08:30, 11:00, 14:00 e 20:10).

Noi superstiti e familiari delle vittime della strage ci siamo ancora. In maniera diversa, ma con la stessa passione e intensità di sempre. Siamo solo fisicamente distanti. Ma l’impegno e il nostro desiderio di riscatto ci rendono ancora più uniti e vicini. E costantemente alla ricerca della verità e della giustizia. Citando Bertoli, “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

* presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage sul treno Rapido 904 del 23 dicembre 1984 e vicepresidente della Fondazione Polis

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