Teresa Buonocore, sette anni dopo:
«Trasformiamo il dolore in bellezza»

di Salvatore Buglione

«Sette lunghi anni di vuoto e di sofferenza. Ma insieme alle mie nipoti ho trasformato il mio dolore in bellezza». Composta e decisa, Pina Buonocore ricorda sua sorella Teresa, uccisa il 20 settembre 2010 a Napoli, presso il Ponte dei Francesi, perché aveva contribuito, attraverso la sua testimonianza, alla condanna a 15 anni di reclusione di un orco che aveva abusato di due minorenni, tra cui una delle sue due figlie.

Una storia che mescola violenza, orrore, infanzia violata. Eppure, quando Pina ci parla di questa terribile vicenda, dalle sue parole non traspare odio. Al contrario, un profondo amore per le sue nipoti, che vivono con lei a Salerno in un appartamento confiscato alla camorra, assegnato loro dall'amministrazione comunale pochi mesi dopo la tragedia. «Per quanto io abbia dovuto fare anche da madre alle mie nipoti, sono e sarò sempre la loro zia. Teresa resterà insostituibile», afferma Pina con voce sicura. «Il mio desiderio è continuare ad essere da cardine per queste ragazze, che sono l'eredità lasciatami da mia sorella. Voglio garantire loro una crescita quantomeno serena. Non è facile superare la doppia violenza subita, ma ci stiamo provando con tutte le nostre forze».

Far memoria di Teresa Buonocore assume un ulteriore significato alla luce della recrudescenza dei fenomeni criminali compiuti ai danni delle donne in diverse zone del Paese. «Mia sorella, con la sua denuncia, ha rappresentato un esempio di coraggio e di legalità, pagando con la vita. Ricordarla a distanza di sette anni significa anche tenere accesi i riflettori sulla grave piaga del femminicidio», evidenzia Pina. «I corpi e i diritti delle donne sono continuamente calpestati. Prima ancora di qualsiasi provvedimento normativo, certamente importante, occorre un'educazione al rispetto, che deve partire dalle famiglie e coinvolgere scuole, associazioni, società civile, istituzioni».

In questi anni sono sorte numerose realtà dedicate al contrasto alla violenza di genere, ma ovviamente non basta. «Le associazioni che si occupano di aiutare le donne maltrattate svolgono un lavoro encomiabile. È necessario promuoverlo, farlo conoscere il più possibile, perché può essere uno stimolo alla denuncia degli abusi subiti e perché rappresenta un esempio di vicinanza concreta e solidarietà - sottolinea Pina - la stessa che abbiamo percepito intorno a noi dalle istituzioni, dall'associazione Libera e dalla Fondazione Polis, grazie alle quali io e le mie nipoti ci siamo sentite irrorate di affetto e abbiamo potuto svolgere un'esistenza più serena».

Un legame speciale quello tra Pina e le figlie di Teresa, alle quali (come a tanti parenti di innocenti colpiti dal crimine) la Fondazione Polis e il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità ogni anno elargiscono borse di studio per garantire loro la possibilità di proseguire gli studi. Tornano alla mente le parole pronunciate da don Tonino Palmese durante un momento di preghiera al Ponte dei Francesi, un mese dopo il delitto: «La criminalità ha condannato a morte Teresa, noi dobbiamo attivarci affinché le figlie non siano condannate a vivere». Ed è proprio questo l'orizzonte al quale mira Pina: «Sento che le mie nipoti avranno un futuro luminoso, perché non ci siamo fatte imbruttire dal dolore. Al contrario, l'abbiamo trasformato in speranza. Quella che provo ogni anno festeggiando il compleanno di mia sorella. Non voglio ricordare il giorno della sua morte, ma quello in cui è venuta al mondo. Teresa, la mia sorella maggiore, la mia complice, la mia guida». Mostra un piccolo segno di debolezza Pina, l'unico in tutta la conversazione. Poi ripensa alle sue nipoti. Sorride. E continua a sognare per loro un futuro luminoso. Lo stesso che sognava Teresa.

* Responsabile Comunicazione Fondazione Polis
Lunedì 18 Settembre 2017, 15:07 - Ultimo aggiornamento: 18-09-2017 15:55
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