SERGIO MATTARELLA

Il segnale di Mattarella a Codogno: discontinuità per ripartire insieme

Lunedì 1 Giugno 2020 di Mario Ajello
Il segnale di Mattarella a Codogno: discontinuità per ripartire insieme

Un 2 giugno così non s'era mai visto. Senza il ricevimento nei giardini del Quirinale. Con una piazza politica ma silenziosa, quella del centrodestra, e rispettosa delle regole, e con un'altra piazza, quella dei gilet arancioni dell'ex generale Pappalardo, che non rispetta le misure anti-assembramento e diventa una carnevalata. Poco rispettosa di tutto ciò che l'Italia ha passato e sta passando.
Il presidente Mattarella sarà il protagonista di questa giornata particolare. Ed è altamente simbolica la visita, domani, del Capo dello Stato a Codogno. E' come se la fase 2 della Repubblica sia l'inizio di una nuova fase nell'alveo della nostra storia ma che non può non segnare una discontinuità. Perché dopo il Covid e le sofferenze fisiche, morali ed economiche connesse al virus, nulla sarà più come prima. Mattarella decide di onorare la memoria delle vittime del morbo e lo fa in quello che è stato l'epicentro della tragedia. Visiterà, senza il seguito presidenziale e con le mascherine, le distanze di sicurezza e una partecipazione ristrettissima, l'ospedale del paese lombardo e il municipio dove tra i pochi ci sarà il governatore leghista Fontana. Il quale dice: «La visita del Capo dello Stato è un messaggio di speranza e di fiducia».

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E non poteva che essere il più strano mai visto questo 2 giugno in una situazione straordinaria e tremenda, anche se il peggio sembra passato. Un discorso breve da Codogno, trasmesso in diretta tivvù, e il senso di questo 2 giugno particolare sta nel rappresentare uno «spirito repubblicano» - formula sempre cara a Mattarella - che stavolta s'incarna nel sacrificio degli italiani che sono state vittime del morbo; che lo hanno combattuto nei loro posti alla Protezione civile, negli ospedali, nelle strutture e nei mezzi di supporto alla lotta al contagio; che hanno stretto i denti nelle case durante il lockdown mostrando un senso di comunità e un rispetto esemplare delle regole. Un popolo che ha dato il meglio di sé anche agli occhi di Mattarella, il quale non dubitava certo della forza degli italiani e del loro senso civico e di responsabilità.

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LA MEMORIA
Il 2 giugno come ricominciamento è dunque quello che non avrà come di consueto il ricevimento nei giardini del Quirinale. Ma oggi si terrà come al solito il concerto, però senza pubblico, con il solo Mattarella ad ascoltarlo dal vivo, e gli orchestrali terranno tra di loro la distanza di sicurezza. Musiche dedicate alla memoria delle vittime del virus, diretta su Rai1, e discorso del presidente - non ne ha fatti tanti in questa fase di dolore e morte, e questo sarà il sesto - incentrato sulla capacità degli italiani a riprendersi e a guardare avanti senza dimenticare. Perché la memoria dà forza. E se si dovesse fare la parata come in ogni 2 giugno, ma stavolta nessuna parata, idealmente sfilerebbero i volontari che hanno dato se stessi nella battaglia anti-Covid e tutti coloro che hanno aiutato sul campo e sono stati l'avanguardia combattente di un popolo che ha vissuto tutto insieme questa prova.
Andrà tutto bene nella fase 2 che dopo questo strano 2 giugno si aprirà? L'ottimismo di Mattarella non è declamatorio, è realistico. E può spingere il Paese verso una ricostruzione condivisa, senza lagne. E visitare Codogno significa anche richiamare alla necessaria unità del Paese, evitando la rissosità con cui le Regioni e lo Stato si sono affrontare in questi mesi, e ancora le polemiche non si sono placate del tutto e sono pronte a riscoppiare se le cose dovessero complicarsi. Una sceneggiata come quella dell'ex generale Pappalardo domani a Roma - con l'arrivo di gilet arancioni da tutta l'Italia a dispetto del divieto ancora vigente sugli spostamenti tra regioni - sembra purtroppo fatta apposta per complicare questa fase. E né il 2 giugno né l'Italia né la memoria delle vittime meritano sceneggiate così.
 

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