CORONAVIRUS

Manifestazione 2 giugno, il centrodestra ci ripensa: rischio assembramenti e dubbi politici, si farà a luglio

Giovedì 21 Maggio 2020 di Mario Ajello
Manifestazione 2 giugno, il centrodestra ci ripensa: rischio assembramenti e dubbi politici, si farà a luglio

Si sta sfarinando la manifestazione del 2 giugno. E i motivi sono sanitari, certo. I tre leader del centrodestra, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi, hanno paura che l’annunciata manifestazione anti-governo nel giorno dell’anniversario della nascita della Repubblica possa diventare un assembramento e una fonte di contagio da coronavirus. Ed è facile immaginare che inferno accadrebbe nel caso dopo quella manifestazione si dovesse manifestare qualche caso di ripresa del virus. Succederebbe una bufera politica mostruosa. Dunque, prudenza-prudenza-prudenza: e così la vera manifestazione - come annuncia Salvini - si terrà a inizio luglio, quando magari il Covid-19 sarà stato sconfitto, e non prima quando l’incertezza ancora regna sovrana.

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Il 2 giugno dunque, nelle varie città, non super-eventi di massa ci saranno ma soltanto presidi di parlamentari, tutti ben distanziati tra di loro. Le ragioni sanitarie della rinuncia alla prima adunata contro gli errori e le lentezze, sempre denunciate dall’opposizione, del governo Conte sono evidenti. Ma ci sono, meno esplicitamente, anche ragioni politiche che stanno spingendo i tre leader a ridimensionare la loro iniziativa o comunque a darle un senso meno di popolo e più di testimonianza. Una ragione, che non si dice ma c’è, è che Berlusconi al contrario di Salvini e Meloni non è convinto di fare davvero, almeno per ora, la lotta a Conte, nei confronti del quale ha un atteggiamento. «Fa quel che può, e fa quel che farebbero tutti i governi al posto suo», dice il Cavaliere ai suoi intimi  - ambivalente. Da una parte tiene i contatti con il governo tramite Gianni Letta e dall’altra se ne distanzia, per essere in linea con gli alleati del centrodestra. Di fatto il sì alla manifestazione unitaria, pronunciato da Berlusconi l’altro giorno, è stato subito condizionato da tanti dubbi e cautele in casa Silvio.

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Altro fattore politico che frena il 2 giugno, e questo può valere un po’ per l’intero centrodestra, è che dare addosso al governo e all’Europa proprio mentre - sia pure a parole per adesso - la Ue e il patto franco-tedesco stanno mettendo a disposizione dell’Italia una centinaio di miliardi di aiuti a fondo perduto rischia di non essere una mossa popolarissima. Meglio aspettare che le promesse governative e Ue si svuotino, se così accadrà e non è detto che non accada, piuttosto che andare subito contro. Magari quando la protesta delle categorie professionali - commercianti eccetera - contro l’esecutivo sarà maggiore, riuscirà meglio ai tre partiti di centrodestra di incanalare la protesta e di rappresentarla nelle proprie manifestazioni. Quando si potranno fare sul serio. 

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Oltretutto, dare addosso al governo mentre Conte dice: «Voglio la vostra collaborazione su una serie di politiche, a cominciare da quella della sburocratizzazione» può non convenire. E infatti lo stesso Salvini - che del ricorso alla piazza è da sempre il grande fautore e a lui la piazza manca da morire e considera il mancato contatto con la gente la vera ragione del calo della Lega nei sondaggi - in queste ore manda questo messaggio a Conte: «Abbiamo 30 proposte già impacchettate per collaborare con il governo. Il problema è se lui si permetterà di disobbedire a chi comanda in questo governo e in questo Paese, la Cgil». E ancora: «Io porterò al premier la flat tax che costa solo 13 miliardi, la pace fiscale ed edilizia, lo stop ad Equitalia e al codice degli appalti». E’ questo il clima in cui si smoscia la manifestazione del 2 e diventa - parola di Salvini «una serie di presidi in ogni capoluogo di Regione con i parlamentari. D’altronde il 2 giugno cade nel periodo controllato, non c’erano dati sanitari sufficienti per decidere e non era il caso di far muovere migliaia di persone». 
Il muro contro muro dell’opposizione contro il governo ci sarà, su questo non c’è dubbio, e l’idea della spallata popolare anti-Conte non viene meno nelle intenzioni soprattutto della Lega. E tuttavia, il 2 giugno sarà solo un timido assaggio. Un avvertimento. La guerra di movimento in campo aperto è rinviata.

Ultimo aggiornamento: 15:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA