MARIO DRAGHI

Dal bonus al fisco, paletti di M5S e Lega; 11 leggi in 8 mesi ed è già corsa ai veti

Martedì 27 Aprile 2021 di Marco Conti
Dal bonus al fisco, paletti di M5S e Lega; 11 leggi in 8 mesi ed è già corsa ai veti

La corsa contro il tempo si legge nelle pieghe delle trecento pagine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e l'Ansa mette in fila gli adempimenti contando undici leggi, tra decreti, riforme e deleghe, in otto mesi. Il solo invio del Piano il 30 aprile, con relativo via libera da parte della Commissione Ue, permette all'Italia di incassare il 13% dei fondi, circa 25 miliardi. Il 70% delle risorse a fondo perduto dovranno però essere impegnate entro il 2022 e le somme inizieranno ad essere erogate sulla base degli obiettivi raggiunti.

 

Recovery plan, Draghi avvisa i partiti: «In gioco il nostro futuro, no a interessi di parte»

Green pass, come ottenerlo: necessarie due dosi di vaccino o tampone negativo

 

 

Il ruolo

 

E' per questo che il tempo è poco e la carne al fuoco tantissima se si considera che nel Piano sono elencate riforme che da decenni il Paese attende. Il primo scoglio, che dovrà essere superato con decreto, attiene alla governance del Recovery che Draghi ieri ha solo accennato e sul quale i partiti intendono avere un ruolo di rilievo. Sul Superbonus del 110%, il M5S continua a mugugnare perché c'è chi, come l'ex ministro Fraccaro, che poco crede che verrà inserito nella manovra di fine anno dove la Lega vorrebbe anche mettere Quota41 dopo aver rinunciato al rinnovo di Quota100.

Nel vivo del Pnrr si entrerà con il decreto semplificazioni che Bruxelles attende per il prossimo mese e che servirà per tagliare i tempi di realizzazione delle opere infrastrutturali previste. A seguire la riforma della Pubblica amministrazione e quella della giustizia. La prima con il nodo dei concorsi che agita i sindacati, la seconda con quella della prescrizione sulla quale il M5S ha issato barricate sin dal governo Conte2. E ancora la riforma del fisco, con la Lega che non rinuncia alla flat-tax e il Pd che tiene fermo il principio della progressività. Ad inizio estate toccherà alla legge sulla concorrenza che tocca materie sensibili come le telecomunicazioni, alla revisione degli incentivi alle imprese e si dovrà discutere anche dell'assegno unico per i figli. In mezzo occorrerà, probabilmente, provvedere ad un nuovo decreto-sostegni e iniziare a decidere che fine fare al cashback che i grillini vorrebbero rinnovare mentre Lega e FI lo considerano «uno spreco di miliardi». In autunno, mentre si inizierà a discutere della legge di Bilancio, il governo dovrà dare attuazione alle leggi delega sugli appalti e metter mano alle norme ambientali.

Se in questo momento «la velocità» è tutto, come sottolinea Renato Schifani (FI) e «la palude è la burocrazia», come sostiene Giorgio Silli (Cambiamo), si comprende che le proteste di Francesco Lollobrigida (FdI) sul Parlamento esautorato sono destinate a riproporsi. Spetterà infatti a Draghi il non facile compito di trovare una sintesi nella larga maggioranza facendo affidamento sulla cabina di regia - composta dai capidelegazione - e lasciando al Parlamento il compito della ratifica. Draghi ha bisogno di partiti che continuano a fidarsi e al tempo stesso siano in grado di trasferire, senza scossoni, nei gruppi parlamentari le mediazioni che si raggiungono nella cabina di regia evitando che si vada in ordine sparso.

La Lega ieri ha salutato con soddisfazione il Pnrr pur continuando la battaglia sul coprifuoco alle 22. Nel M5S il Pnrr sembra aggiungere benzina su un fuoco che arde ormai da mesi. Il Movimento è in sofferenza e mostra una buona dose di scollamento tra ministri e parlamentari che si è accentuato dopo la frattura con Casaleggio. La delusione sul Superbonus, fuori dal Recovery, e le lamentele per gli stanziamenti al Sud, hanno spinto ieri sera i deputati grillini ad una nuova riunione dopo quella a distanza avvenuta in mattinata con Luigi Di Maio.

L'invito all'assunzione di responsabilità di Draghi rischia quindi di scontrarsi con i tormenti dei partiti e le esigenze di visibilità e di distinguo che ad ottobre potrebbero aumentare con le elezioni amministrative. Sinora le polemiche sul coprifuoco o sulla legge-Zan sull'omofobia hanno riempito i talk ma non hanno turbato la maggioranza, visto che in Parlamento la Lega non voterà con FdI la mozione di sfiducia al ministro Roberto Speranza e la legge Zan rimane nei cassetti di Palazzo Madama.

Draghi, dopo aver garantito in Europa che l'Italia farà le riforme nei tempi dovuti, chiede ora alla larga maggioranza di fidarsi del suo equilibrio e del suo operare, in modo che possano alla fine intestarsi il merito di aver contribuito a modernizzare il Paese con quelle riforme troppe volte annunciate e mai realizzate. La forza di Draghi sta nella sua reputazione. La debolezza dei partiti nel discredito accumulato negli ultimi anni e certificata dagli ultimi due governi. L'incognita è rappresentata dai tempi che occorrono per mettere a terra le riforme promesse. Il 2023 è la data massima imposta dalla legislatura di permanenza di Draghi a Palazzo Chigi, però il termine finale di attuazione del Recovery è il 2026.

 

 

Ultimo aggiornamento: 07:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA