«Riaprire le case chiuse». Il nuovo fronte della Lega per cancellare la Merlin

«Riaprire le case chiuse». Il nuovo fronte della Lega
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di Barbara Acquaviti

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Una semplice ricerca su Google è sufficiente a capire che per Matteo Salvini è una vecchia fissazione. Basti pensare che nel 2014, quando era da poco diventato segretario di una Lega ben lontana dai fasti attuali, aveva lanciato una raccolta firme per promuovere un referendum. Allora come ora, l'obiettivo è lo stesso: abolire la legge Merlin. La Regione Veneto ha dato il primo ok a una proposta di legge popolare sullo stesso argomento.

CONTRATTO DI GOVERNO
E, dunque, anche ieri, impegnato a Monfalcone per una cerimonia, il ministro dell'Interno, a domanda, ha risposto: «Io ero e continuo a rimanere favorevole» alla riapertura delle case chiuse, anche perché «continuo a ritenere che togliere alle mafie, dalle strade e al degrado il business, sia una cosa positiva». Il modello che gli piace è quello austriaco, il principale vantaggio che vede è quello del «controllo sanitario». Ma da sempre annovera anche il tornaconto che ci sarebbe in termini fiscali.
Eppure difficilmente questo storico cruccio avrà a breve uno sbocco legislativo. Per una ragione che è lo stesso Salvini a spiegare: «Onestamente non c'è nel contratto di governo perché il M5S non la pensa così» e quindi «non aggiungiamo problema a problema, chiudiamo quelli aperti, prima di riaprire le case chiuse». Come a dire che le priorità, al momento, sono altre, leggi: autonomia e legittima difesa.
Il fatto è che a rendere nuovamente di attualità il tema non sono soltanto le parole del leader del Carroccio. Il 5 marzo, infatti, la Consulta sarà chiamata a esprimersi sulla costituzionalità della legge Merlin nella parte in cui punisce chi recluta ragazze che liberamente hanno scelto di prostitursi. Ma perché questo giudizio a più di 60 anni dall'entrata in vigore del provvedimento? Di fatto, si tratta di uno strascico giudiziario delle famose cene eleganti berlusconiane. A sollevare la questione davanti alla corte, infatti, sono stati i difensori di alcuni imputati nel processo barese sulle escort, legati al ruolo avuto da Giampiero Tarantini.

Arriverà prima la giustizia del Parlamento? L'insistenza della Lega sul tema è testimoniata dalla presentazione di ben tre proposte di legge, la prima delle quali depositata già il 5 aprile dall'attuale sottosegretario all'Economia, Massimo Bitonci. Altrettanto ha fatto la deputata Silvana Comaroli e da ultimo, appena lo scorso 7 febbraio, il senatore Gianfranco Rufa.

Ma per ora, nè la commissione Giustizia di Montecitorio nè quella di palazzo Madama le hanno prese in considerazione. Il perché lo ha spiegato, come si diceva, Matteo Salvini. Nè sarebbe facile trovare una maggioranza trasversale: Forza Italia non è contraria, ma la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, ha recentemente spiegato che la considererebbe una «sconfitta dello Stato». Si oppone anche il Pd che, con Caterina Bini ha presentato un disegno di legge che va in direzione esattamente opposta. «Credo che permettere allo Stato di guadagnare sul corpo delle donne sia lontanissimo dalla libertà: è sfruttamento e abuso», le fa eco la collega Valeria Valente.

Paradossalmente, al leader della Lega non resta che una soluzione: fare appello al M5s delle origini. Perché quello che ora governa sarà anche contrario, eppure quella per la riapertura delle case chiuse è stata la prima proposta legge elaborata dagli iscritti attraverso la piattaforma Rousseau. Insomma, la famosa democrazia dal basso.

Nè quella consultazione è rimasta lettera morta, tanto che nella scorsa legislatura un testo è stato depositato. A firmarlo Maria Edera Spadoni, esponete di spicco dei 5stelle e attuale vice presidente della Camera.
Venerdì 1 Marzo 2019, 11:20 - Ultimo aggiornamento: 01-03-2019 18:21
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