Lega: pace fiscale anche sulle cassette di sicurezza per recuperare risorse

Salvini: pace fiscale anche sulle cassette di sicurezza per recuperare risorse
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di Luca Cifoni

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Una sanatoria sulle cassette di sicurezza, sulla falsariga delle operazioni di voluntary disclosure sui capitali all'estero attuate con un discreto successo nella scorsa legislatura. La proposta lanciata ieri da Matteo Salvini riprende alcune idee già fatte circolare dalla Lega l'anno scorso, in campagna elettorale e nei mesi successivi. Anzi, in realtà si collega a progetti emersi nel 2016 in concomitanza con le norme sul rientro dei capitali. Il governo di centro-sinistra decise però alla fine di fare marcia indietro di fronte alle critiche, nonostante fossero stati previsti controlli preventivi dell'Agenzia delle Entrate sui possibili aderenti all'operazione.

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POSSIBILE ALIQUOTA AL 15-20%
«Non parlo di soldi all'estero, se qualcuno ce li ha portati sono affari suoi, ma mi dicono che ci sono centinaia di miliardi in cassette di sicurezza, fermi, potremmo metterli in circuito per gli investimenti, si potrebbe far pagare un'imposta e ridare il diritto di utilizzarli» ha detto ieri Salvini intervenendo a Porta a Porta. L'annuncio ha suscitato le proposte del Pd, secondo il quale il Carroccio vorrebbe «toccare i risparmi degli italiani». Il concetto però è appunto quello di una sanatoria, su base volontaria. Anche se è probabile che, come accade in occasioni del genere, l'amministrazione fiscale farebbe pressione sulla platea dei potenziali interessati minacciando di fatto controlli più severi per chi non aderisce.
Un punto chiave è naturalmente il livello della sanzione che bisognerebbe pagare per mettersi in regola, ottenendo uno scudo rispetto alle eventuali pretese del fisco ma anche alle possibili contestazioni penali, incluse quelle che ruotano intorno al reato di riciclaggio. Nel 2016 era stato ipotizzato un prelievo del 35 per cento, sicuramente alto. La Lega pensa invece ad un più appetibile 15-20 per cento. Resta da capire se le somme in questo modo liberate resterebbero nella disponibilità degli interessati: come era già stato ipotizzato in passato, il governo potrebbe richiedere di destinarne almeno una parte a strumenti di investimento come i Pir (piani individuali di risparmio) finalizzati sulla carta al rilancio dell'economia. Anche questo elemento inciderebbe naturalmente sul potenziale richiamo sui contribuenti della nuova misura. Secondo stime fatte in passato le somme in contante detenute in cassette di sicurezza oppure all'estero potrebbero avere un valore complessivo di 200 miliardi.

I DATI
Di fatto la voluntary disclosure sulle cassette di sicurezza sarebbe un altro pezzo della cosiddetta pace fiscale sul cui andamento ieri ha fornito indicazioni dettagliate (in commissione Finanza del Senato) il direttore dell'Agenzia delle Entrate Antonino Maggiore. Le adesioni pervenute hanno per ora un valore di 38 miliardi, che però non equivale a quanto recupererà lo Stato perché dal conto vanno sottratti interessi e sanzioni e nel caso del cosiddetto saldo e stralcio anche gli importi condonati in virtù di una difficoltà economica dimostrata attraverso l'Isee. Le cartelle coinvolte sono circa 13 milioni.

LA RIAPERTURA
Ma non finisce qui, perché come promesso dal Carroccio nel decreto crescita sono stati presentati emendamenti per la riapertura dei termini. La riapertura rispetto alla scadenza del 30 aprile scorso prevede che il debitore entro il 31 luglio prossimo dichiari la propria volontà, con le modalità già previste per la rottamazione-ter, di aderire optando per il pagamento in un'unica soluzione al 30 novembre prossimo, ovvero in massimo 17 rate, la prima delle quali sempre al 30 novembre. Saranno riaperti anche i termini per il saldo e stralcio.
 
Mercoledì 12 Giugno 2019, 07:48 - Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 17:51
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