Cinque idee per costruire la Capitale del futuro

Venerdì 24 Settembre 2021 di Ignazio Marino*
Cinque idee per costruire la Capitale del futuro

Cari Candidati, vorrei condividere con voi alcune riflessioni su cinque priorità. Trasporti, rifiuti, sicurezza, disegno urbano e archeologia. In questi anni hanno fatto notizia i cosiddetti “flambus” le dozzine di autobus andati a fuoco nella Capitale. La responsabilità è nell’uso delle risorse. I numeri lo spiegano meglio di tante parole. I soldi per i trasporti pubblici derivano dallo Stato attraverso il Fondo Nazionale Trasporti. Ma il diavolo sta nei dettagli: i soldi non vanno direttamente ai sindaci delle metropoli, bensí alle Regioni che devono poi distribuirli, equamente. Per i trasporti Roma nel 2015 ha avuto dalla Regione Lazio 140 milioni di euro, mentre la Regione Lombardia ha destinato a Milano più del doppio, 285 milioni di euro. 

 


Addirittura, il finanziamento per autobus, tram e metropolitane destinato a Roma dalla Regione Lazio nel 2013 era pari a zero euro. Roma non solo è la città più estesa d’Italia ma è anche la Capitale. Come è possibile il disinteresse dei diversi livelli di governo, nazionale e regionale, al punto di non finanziare autobus, tram e metro? Roma ha diritto di avere la propria quota del Fondo Nazionale Trasporti modificando le modalità di finanziamento con uno stanziamento diretto dello Stato, senza la Regione come intermediario insolvente. Se i quasi 500 milioni di euro del trasporto pubblico locale venissero trasferiti dallo Stato direttamente a Roma, si potrebbero completare i pochi chilometri mancanti dell’anello ferroviario nella parte Nord di Roma. Se ne parla dal 1913, servono poco più di 5 chilometri di rotaie e un ponte. Un obiettivo piccolissimo che migliorerebbe la qualità di vita di milioni di persone. E poi i tram. Una linea tramviaria costa infinitamente meno di una metropolitana ed è realizzabile in pochi mesi.

 


Nel 2015, dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, venne approvato e finanziato un piano sviluppato secondo tre direttrici: autonomia degli impianti, riduzione dei costi con incremento della produttività dei servizi e sviluppo della raccolta differenziata. Lo ritengo ancora un piano valido basato sulla realizzazione di nuovi ecodistretti dotati di biodigestori per la produzione di gas, e impianti per il trattamento delle plastiche e della carta. Tutto questo insieme alla raccolta differenziata: un obiettivo strategico per Roma. 
Inoltre, ero e sono convinto che solo attraverso una acquisizione del ramo industriale di Ama da parte di Acea (la multiservizi per 51% di proprietà del Comune di Roma) si possa risolvere la questione dei rifiuti. Non occorre costruire nuovi inceneritori: è sufficiente il revamping di quelli esistenti ma con un piano industriale che solo Acea può attuare. 

 


Infine, archeologia, sicurezza e disegno urbano. La cultura è una opportunità di ricchezza, un motore economico per creare posti di lavoro qualificati, con risorse da distribuire fuori dalle mura Aureliane. Alcuni anni fa, con un gruppo di esperti di finanza internazionale, calcolammo che l’indotto di un investimento organico sul parco archeologico centrale porterebbe a Roma circa un miliardo di euro l’anno. A questo si aggiungerebbero le donazioni dei filantropi che finanzierebbero nuove attività catalizzando nuovo indotto. Il Sindaco non può investire sul parco archeologico centrale perché i suoi poteri sono controllati da quelli, assai più ampi, del Ministro della Cultura. Tutti sanno che si discuteva della pedonalizzazione dell’area dei Fori Imperiali da oltre cinquant’anni: credo che nessuno sappia che quella decisione del 3 agosto 2013 io la presi non utilizzando strumenti normativi a difesa dell’archeologia, bensì aggirandoli con i poteri che il Sindaco ha sul traffico. 
C’è poi il tema della sicurezza. Qui è necessario un maggiore investimento in risorse per le Forze dell’Ordine ma anche obiettivi precisi e non sensazionalistici. Servono maggiori risorse per consentire una presenza di Polizia e Carabinieri, di giorno e soprattutto di notte, su tutto il territorio urbano e non solo nella Roma storica.
Ma serve anche una visione ulteriore, vasta, contemporanea e strategica. La pandemia ha portato con sé un insegnamento riguardo al nostro modo di lavorare, studiare e spostarci. Abbiamo appreso che molte attività possono essere svolte a distanza e, in una città come Roma dove circa il 50 per cento delle persone svolge lavoro d’ufficio, non è necessario spostarsi ogni giorno. Dobbiamo investire nelle periferie gran parte del denaro che fino ad oggi è stato speso in costosi uffici nel centro città. Inoltre, dovranno essere realizzati alloggi a costo convenzionato all’interno delle previsioni del piano regolatore, quindi senza incentivi o aumenti di cubatura, contribuendo così a dare una risposta a chi cerca una casa a costi più bassi di quelli di mercato. Una norma piccola ma di grande significato perché sposta a favore di chi ha un reddito basso o medio basso una parte delle previsioni che nel Piano Regolatore del 2008 erano pensate solo per il ricco mercato immobiliare. Un aiuto concreto a quel ceto medio impiegatizio che a Roma ha fatto la storia della città. 
Si può costruire senza violentare il nostro territorio. Il mercato immobiliare può essere rilanciato con progetti di rigenerazione urbana. La prospettiva della rigenerazione urbana con interventi di trasformazione urbanistica dentro alla città esistente è il principale ambito di intervento nelle grandi città europee che hanno dovuto ripensare il proprio ruolo dopo la stagione dello sviluppo industriale.

 


Un percorso che richiederà anni e che alla fine lascerà al Sindaco di Roma solo alcune aree strategiche come i trasporti, ambiente e rifiuti e l’area archeologica, per le quali sono necessari alcuni cambiamenti netti nei poteri. Al momento le leggi impediscono di fatto ogni sua decisione in questi ambiti. Il Sindaco di Roma non può infatti decidere sui trasporti perché i fondi sono controllati dalla Regione Lazio, non può decidere sullo smaltimento dei rifiuti perché le autorizzazioni necessarie sono anch’esse competenza della Regione Lazio. 
Insomma, la Roma del futuro la immagino come una federazione di cantoni in cui la metropoli non sia più un pesante e inefficiente organismo centrale, ma più che un luogo un’idea. Una nuova Roma, “glocal”, gentile e attenta nel servizio alla popolazione ma superba nel suo ruolo universale.
Le rivoluzioni partono dai sogni e dalle idee. Questa è la mia visione: la visione di una persona che ha amato e ama Roma. Le elezioni comportano prese di posizione ferme e chiarezza nei confronti dei cittadini. Le mie idee possono essere condivise o criticate ma chi afferma di condividerle deve dimostrare la reale volontà di realizzarle.
In tanti dicono di voler proseguire un percorso interrotto ma, come Roma ha avuto modo di sperimentare, spesso lo dicono proprio coloro che sono pronti a rinnegare le proprie promesse.

 

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