MARIO DRAGHI

Conte, sostegno a Draghi: ma sulla giustizia ottiene solo correzioni tecniche `

Martedì 20 Luglio 2021 di Emilio Pucci
Conte, sostegno a Draghi: ma sulla giustizia ottiene solo correzioni tecniche `

«Lavoriamo su emendamenti condivisi e poi blindiamo il provvedimento». Giuseppe Conte ci prova. Chiede che la discussione sulla riforma del processo penale sia lasciata ai parlamentari che manovrano il dossier giustizia. Ma il premier Mario Draghi è disponibile solo a piccoli cambiamenti, oltre non è intenzionato ad andare. Nell'incontro tra i due tenutosi ieri mattina a palazzo Chigi il presidente del Consiglio non è voluto entrare nel merito e non ha parlato neanche della possibilità di ricorrere alla fiducia anche se non la esclude affatto. Il ragionamento di Draghi è però tranchant: «Questa riforma è un messaggio all'Europa. Non possiamo rallentare».

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L'UNICO RISULTATO
Insomma il faccia a faccia è stato cordiale, il futuro leader pentastellato ha ribadito di voler sostenere il governo ma di fatto non ha ottenuto granché. Solo la convocazione di un tavolo tecnico, la possibilità di un incontro con il Guardasigilli Marta Cartabia per concordare nel caso alcune correzioni. Il dicastero di via Arenula non chiude a modifiche tecniche ma non concede nulla di più. La partita è ancora in corso, il fatto che Enrico Letta abbia preso le difese del giurista pugliese ha sorpreso il premier che di certo non è d'accordo sulla eventualità di modificare il testo in seconda lettura. «Anche durante il percorso parlamentare daremo il nostro contributo per migliorare e velocizzare i processi ha detto Conte -, però ho ribadito che saremo molto vigili nello scongiurare che si creino soglie di impunità». Ed ancora: «Io per primo dico di mettere via bandierine e ideologie ma occorre garantire i diritti delle vittime». Draghi ha ascoltato le ragioni di Conte ma gli ha ribadito che il testo non può essere assolutamente stravolto. «La riforma è stata approvata dall'intero governo dopo mesi di dialoghi, di confronti a 360 gradi e di lunghe e pazienti trattative e mediazioni», taglia corto pure il ministro della Giustizia, la mediazione passata in Cdm è «frutto di una responsabilità condivisa». Certamente non un'apertura anche se «potrebbero esserci degli aggiustamenti».

Oggi scade il termine degli emendamenti in Commissione alla Camera. Difficile però trovare un compromesso. Lega, FI e Azione non escludono di rilanciare la riforma Orlando che prevedeva due eventuali e successivi periodi di sospensione della prescrizione in caso di doppia condanna, cioè dopo la condanna in primo e in secondo grado, ciascuno per un tempo non superiore a un anno e sei mesi. Il partito del Nazareno ha fatto le sue proposte. Non si spenderà ulteriormente. Ma anche tra i dem si sostiene la tesi della necessità di fare un passo in più e intervenire sui tempi prefissati per il giudizio in secondo grado e in Cassazione dal ministro. Tuttavia la strada per arrivare ad una norma transitoria non appare percorribile. Far partire il timing per il secondo grado dal deposito del ricorso farebbe guadagnare qualche mese, eliminare dal testo la lista dei reati per lasciare al giudice la possibilità di valutare se, per numero degli imputati e complessità dei reati, il processo in appello deve durare tre, anziché due anni, cambierebbe invece l'impostazione del provvedimento. Era una ipotesi arrivata sul tavolo anche in Consiglio dei ministri e bocciata dal ministro. «Noi dice il dem Alfredo Bazoli stiamo lavorando per rafforzare il governo, non per indebolirlo». Il refrain è che se M5S si frantumasse l'esecutivo sarebbe esposto a venti di tempesta.

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IL DISGELO
Comunque l'incontro tra Draghi e Conte rappresenta il primo passo di un disgelo tra i due. «È stato positivo», esulta Letta. Se Draghi e Cartabia dovessero rispedire gli emendamenti M5S al mittente il Pd non si metterebbe di traverso. Anche l'avvocato non vuole una rottura con l'esecutivo, per questo motivo ha usato toni concilianti. La sua linea è che il Movimento 5 stelle non dovrà dividersi sul tema. L'appello rivolto a deputati e senatori è quello di cercare di compattarsi perché in tanti nelle chat pentastellate hanno alzato l'asticella: «Se non accettano quello che chiediamo allora meglio uscire». Nei gruppi c'è chi intende difendere a spada tratta il testo Bonafede e l'ala meno intransigente che spinge per evitare uno strappo. L'ex presidente del Consiglio ha fatto il punto con i fedelissimi, ritiene che ci possa ancora essere un punto di equilibrio, un secondo accordo per evitare il Vietnam in Parlamento, la riforma così non si può votare, ripete. Poi si tireranno le somme. Il timore di Draghi è che se si andasse oltre alla fine di luglio non ci sarebbe il tempo per l'ok di un ramo del Parlamento. E che aprendo alle richieste M5S sarebbe difficile mettere d'accordo i partiti che hanno detto sì al testo. «La riforma non si tocca di una virgola», osserva Matteo Salvini. «Pare che Conte sia alla ricerca di qualche modifica di dettaglio da rivedersi come grande conquista'», ironizza Enrico Costa di Azione.
 

Ultimo aggiornamento: 21 Luglio, 10:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA