MATTEO SALVINI

Coprifuoco, check a maggio ma nessuna data certa: Salvini e FI non strappano

Mercoledì 28 Aprile 2021 di Alberto Gentili
Coprifuoco, check a maggio ma nessuna data certa: Salvini e FI non strappano

In apparenza l'intesa c'è. La maggioranza - dopo uno psicodramma durato un'intera giornata, con la seduta della Camera sospesa per ben sei volte a causa della zuffa tra Pd, 5Stelle e Leu da una parte, Lega e Forza Italia dall'altra - ha stabilito che entro maggio verrà valutato se posticipare o cancellare il coprifuoco delle 22. In realtà la tensione rimane alle stelle. Tant'è, che è dovuto intervenire Mario Draghi per scongiurare un nuovo Vietnam tra i soci di governo. E leghisti e forzisti non hanno partecipato al voto sull'ordine del giorno presentato da Giorgia Meloni che chiedeva l'abolizione immediata del coprifuoco. «Un vero e proprio strappo», secondo i dem, i grillini e Leu.

Il teatrino di Montecitorio, con il vicepresidente Ettore Rosato costretto a sospendere a ripetizione la seduta, è cominciato con la gaffe del sottosegretario alla Salute Andrea Costa che aveva dato parere favorevole all'odg di Fdi. Per provare a rimediare, il ministro ai rapporti con il Parlamento Federico D'Incà ha convocato d'urgenza un vertice. E qui è esplosa la zuffa. I capigruppo di Lega e Forza Italia, sostenuti da Italia Viva, hanno chiesto di fissare una «data certa» nel testo con la riformulazione dell'odg per il tagliando alle misure anti-Covid. Per l'esattezza: il 14 o 15 maggio. Il responsabile della Salute Roberto Speranza, informato della richiesta, ha posto il veto: «Non si può stabilire una data, tutto dipende dall'evolversi dei contagi».

Così D'Incà è corso in Senato da Draghi, dove partecipava al dibattito sul Recovery Plan, per chiedere sostegno. E il premier, d'intesa con Speranza, ha dettato la riformulazione: «La maggioranza impegna il governo nel mese di maggio a valutare, sulla base dell'andamento del quadro epidemiologico oltre che dell'avanzamento della campagna vaccinale, l'aggiornamento delle decisioni prese con il decreto anti-Covid anche rivedendo i limiti temporali di lavoro e spostamento». Traduzione: il coprifuoco e gli orari di apertura serale di bar e ristoranti.

 

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LA RITORSIONE

 

Una vittoria di Pirro per Matteo Salvini e Forza Italia. Fin dall'inizio, infatti, Draghi e Speranza si erano detti d'accordo a valutare a maggio se allentare o cancellare il coprifuoco in base alla curva dell'epidemia e ai progressi del piano vaccinale. Tant'è, che per ritorsione, leghisti e forzisti non hanno poi partecipato al voto sull'emendamento (bocciato) della Meloni. Immediata la reazione degli alleati. «Non può esserci una maggioranza à la carte», ha tuonato Debora Serrachiani del Pd. E Federico Fornaro di Leu: «L'atteggiamento di Forza Italia è inaccettabile, fa una cosa in Cdm e un'altra in Parlamento».

Negli stessi minuti forzisti e leghisti, che hanno reso più profondo il solco con Fdi battezzando per l'occasione la denominazione «centrodestra di governo», hanno provato a vendere la riformulazione dell'odg come una vittoria: «Grazie al nostro impegno è stato accettato di rivedere il coprifuoco». Un po' più onesto Salvini che pur deve fare i conti con la competition a destra della Meloni: «Sull'odg non ha vinto nessuno e non ha perso nessuno. Però abbiamo guadagnato due mesi: si valuterà entro maggio, e non entro il 31 luglio, se abolire il coprifuoco». Secca la replica del ministro 5Stelle, Stefano Patuanelli: «Non c'è alcuna vittoria da sbandierare. È tutto come abbiamo sempre detto, nulla di nuovo».

In realtà qualcosa di nuovo c'è. Matteo Renzi si è schierato con Lega e Forza Italia: «E' ovvio che vada rivisto il coprifuoco delle 22. Lo sanno tutti e privatamente lo dicono tutti: così non ha senso. Dunque, nei prossimi giorni andrà tolto. Regalare questa battaglia a Salvini è un errore politico, tanto più che lui non uscirà mai dalla maggioranza».

Però il capo della Lega continua a tendere la corda: «Se voterò la mozione di sfiducia di Fdi a Speranza? Prima voglio fare una chiacchiera con il sottosegretario Sileri di cui ho enorme stima e fiducia che ha lavorato e sta lavorando con Speranza». Ma Salvini la scelta in realtà già l'ha fatta: non voterà la sfiducia perché lo porterebbe fuori dal governo. «E invece io qui sono e qui resto».

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 11:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA