Coronavirus, Conte rafforza l'asse con Parigi per il nuovo fondo d'emergenza

Venerdì 3 Aprile 2020 di Marco Conti
ROMA Potenza del Campari Soda, come sostiene il quotidiano tedesco Bild che piange insieme a noi, o dei pacchi di pasta che iniziano a scarseggiare nei supermercati costringendo Berlino ad organizzare treni speciali dall'Italia. Fatto sta che qualcosa inizia a muoversi nei paesi europei che più hanno faticato a comprendere la potenza di un virus che distrugge non solo le persone, ma anche le economie.

LA PRESSIONE
n una settimana, dall'ultimo e disastroso Consiglio europeo, molto è cambiato. E poichè manca un'altra settimana alla nuova riunione e quattro giorni all'eurogruppo, c'è da sperare che possano ancor più avvicinarsi le posizioni tra le presunte formiche del Nord Europa e le presunte cicale del Sud.

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La pressione dei Nove paesi, tra cui il nostro, che solo una settimana fa chiedevano i coronabond , continua e il segretario del Pd Nicola Zingaretti ci mette del suo sollecitando «il cambio di passo». Una pressione che va esercitata in una cornice di forte europeismo, come sottolinea Matteo Renzi, anche perché del sostegno europeo abbiamo assoluto aiuto e non vorremmo che qualcuno prenda alla lettera la minaccia di voler far da soli. Ma poichè a pencolare non è solo il Belpaese ma l'intera costruzione europea, e in difficoltà sono anche i paesi più forti e meno abituati a destreggiarsi nei momenti di crisi, il dibattito su cosa fare e quali strumenti mettere in campo, è decollato anche in Germania e Olanda. Paesi nei quali Giuseppe Conte ha fatto nei giorni scorsi irruzione concedendo interviste a giornali e tv locali. Obiettivo, denunciare il rischio che corre l'Unione, e rassicurare i contribuenti dei rispettivi paesi che non dovranno pagare i debiti dell'Italia.

Un passo decisivo Conte lo ha però fatto l'altra sera quando in diretta tv non ha escluso che ci sia anche il Fondo salva-stati (Mes) nella cassetta degli attrezzi che i ministri dell'economia Ue metteranno a disposizione dei capi di Stato e di governo che torneranno ad incontrarsi in video conferenza venerdì prossimo. Ovviamente un Mes con condizionalità light, se non un corretto uso dei fondi, e ben lontano dalla troika che sventola la Lega. La trattativa è in corso e l'Italia non intende sottrarsi anche perché se non ci saranno strumenti nuovi, l'uso del Mes permette l'accesso allo scudo antispread Omt, con tanto di acquisto illimitato della Bce di titoli pubblici.
La cauta apertura di Conte è però bastata a scatenare di l'irritazione del M5S che non vuol sentir parlare di salva-stati e minaccia di tornare sul balcone sostenendo che «l'Europa è ad un bivio», che «il Mes è inadatto» e che servono «gli eurobond» mentre «la Bce deve dare liquidità al sistema». Si coglie, anche nelle parole di qualche ministro grillino, la tentazione di tornare sul balcone. Magari insieme alla Lega con la quale i grillini condividono spesso, quando si parla di Bruxelles, toni e argomenti.

L'OSTICO
La trattativa è comunque in corso e Conte non dispera di portare a casa anche qualche altro strumento in grado di affiancare gli sforzi della Bce, della Commissione Ue e della Bei. La strada che l'Italia cerca di percorrere insieme alla Francia e alla Spagna è quella spiegata dal ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire. Ovvero la creazione di un nuovo fondo, limitato nel tempo, che raccoglie denaro sui mercati attraverso bond e consente quindi ai paesi di indebitarsi per affrontare specifiche spese. Non proprio gli eurobond, ma qualcosa di simile e, forse di meno ostico per tedeschi e olandesi, che consentirebbe ai Nove paesi pro-coronabond di segnare un punto piazzando forse il primo seme per futuri eurobond. Il problema che ha la costruzione di un meccanismo tutto nuovo sono i tempi che occorrono per la costruzione dello strumento che dovrà fornire garanzie in base al capitale versato dai singoli soci. Si calcola, senza considerare il tempo che occorre per decidere ripartizione e garanzie, di almeno nove mesi per l'emissione del primo bond. Nel frattempo spetterebbe alla Bce intervenire sui mercati per calmierare gli spread e alla Bei attivare nuove linee di investimenti oltre a quelle già messe in atto per 40 miliardi.
Una mano tesa, anche se a modo loro, anche da parte dell'Olanda, con l'idea di un fondo d'emergenza Covid-19 per aiutare gli Stati membri «più colpiti dalla pandemia a far fronte alle spese» legate all'emergenza sanitaria, «senza condizionalità», specifica il generoso premier Mark Rutte.

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