Coronavirus, Conte e l'ombra Mario Draghi: ecco perché il premier è costretto ad agire in fretta

Lunedì 30 Marzo 2020 di Alberto Gentili
Coronavirus, Conte e l'ombra Draghi: governo fragile, premier "costretto" ad agire in fretta

A sentire le confidenze di queste ore di Matteo Renzi e Matteo Salvini, non c'è solo la volontà di correre a portare aiuto alle fasce sociali più deboli e perfino a chi lavora in nero, dietro l'immediata reazione del governo che, in meno di quarantott'ore dai primi episodi di rivolta sociale nei supermercati, ha portato al varo dei buoni pasto e a progettare l'elargizione di un reddito di emergenza per una platea di circa 6 milioni di persone. Costo stimato: 10 miliardi.

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A spingere Giuseppe Conte ad agire subito, ci sarebbe stata e c'è anche la consapevolezza che il governo rosso-giallo potrebbe essere spazzato via dall'allargarsi delle proteste e dalle rivolte sociali. Tanto più che ormai da giorni, dopo qualche errore di comunicazione del premier, Renzi lavora proprio a questo epilogo. E il leader di Italia Viva, in questa partita, ha un importante alleato: Salvini, appunto. Più Silvio Berlusconi e centristi vari. Tutti desiderosi di tornare in partita, soprattutto adesso che non c'è più il rischio - a causa dell'epidemia - delle elezioni anticipate come dimostra il rinvio sine die del referendum sul taglio dei parlamentari e del voto per il rinnovo di numerosi consigli regionali e comunali.

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I “congiurati”, chiamiamoli così, hanno già scelto da giorni il loro candidato: Mario Draghi. Perché in grado, a loro giudizio, di incarnare il nuovo spirito unitario per le sue qualità super partes e per l'apprezzamento bipartisan di cui gode. E perché nessuno, meglio dell'ex presidente della Bce, grazie al suo standing internazionale e alla sua credibilità presso le cancellerie europee e di mezzo mondo, potrebbe condurre in porto la difficilissima trattativa per permettere all'Italia di gettare sul tavolo decine e decine di miliardi per la ricostruzione del Paese dopo l'epidemia, senza spaventare i mercati finanziari e senza dover andare ad accumulare altro debito, se proprio Draghi riuscisse nell'impresa di strappare ai tedeschi i tanto temuti (da loro) eurobond o Covid-bond.

 

 

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L'ex presidente della Bce ha fatto filtrare che non scalpita per approdare a palazzo Chigi. Anzi. È però evidente che se fosse Sergio Mattarella a chiederglielo e il Paese a invocarlo, non potrebbe dire di no. Anche perché Draghi appare un predestinato. Davanti a lui c'è un percorso, abbastanza lineare, che partendo dall'impresa titanica della ricostruzione dell'Italia finita l'emergenza sanitaria, lo porterebbe nel 2022 al Quirinale. Ipotesi caldeggiata, da capire se in modo strumentale, perfino dal sovranista Salvini. Uno che con un “amico” dei banchieri, proprio nulla dovrebbe avere a che fare.

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A indicare, sempre secondo i due Mattei, che il timore di un governo Draghi ha contribuito all'immediata reazione del governo per disinnescare la protesta sociale spazzatutto, c'è anche l'impegno con il quale il Pd e i 5Stelle si sono mobilitati per far scattare subito le misure a favore dei più deboli. Questi due partiti, al pari di Conte, naturalmente si sono attivati in primis per aiutare chi non ha soldi per fare la spesa e per acquistare i beni essenziali.

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Eppure, la reazione è stata così rapida e tempestiva, da ingenerare il sospetto in Renzi e Salvini che questa è servita anche per togliergli l'alibi per invocare lo sbarco dell'ex presidente della Bce a palazzo Chigi. Il Pd infatti vuole essere centrale e ci resterà solo se rimane in piedi il governo rosso-giallo. E i 5Stelle, quelli fedeli a Conte, non vogliono perdere la golden share dell'esecutivo. Un altro treno, come dimostrano i sondaggi che li danno più che dimezzati rispetto al 32% incassato alle elezioni del 2018, per grillini non passerebbe più.

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Ultimo aggiornamento: 31 Marzo, 00:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA