Crisi di governo, Enrico Letta traccia la road map per l'Europa ma declina ogni possibile incarico futuro

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di Franca Giansoldati

Rimini - Enrico Letta mette le mani avanti. «Guardate che non ho parlato con nessuno, non so nulla e continuo la mia vita normale». Ripete pure che non è interessato ad alcun ruolo politico, nemmeno in seno alla Ue, come eventuale possibile commissario. Rispedisce al mittente tutte le domande incalzanti che gli vengono poste al Meeting di Cl, benché, due giorni fa, nel giorno della caduta del governo giallo-verde, avesse twittato che per lui si trattava di una fantastica notizia, il più bel regalo per il  suo compleanno. «Vi ringrazio per tanta attenzione ma come vi ho già detto sono concentrato sulle mie cose». In compenso Letta, ieri pomeriggio, a Rimini, ha letteralmente catalizzato l'attenzione di una affollatissima platea parlando del ruolo dell'Europa, descritta come l'unico bastione contro l'avanzata dei sovranismi e delle egemonie rapaci americane e cinesi.

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A molti l'ex presidente del Consiglio è persino sembrato Cesare quando si preparava per il ritorno dalle Gallie. Da buon osservatore ha lanciato messaggi, risultando assai convincente nella sua analisi europeista, frutto di elaborazione accademica alle spalle. «So che senza di noi italiani, l'Europa sarà più debole. Sono convito che senza l'Italia protagonista l'Europa sarà fragile».  Al suo fianco sedevano il ministro degli Esteri italiano uscente, Moavero e il collega del Vaticano, l'arcivescovo Ghallagher. Il messaggio comune è stato univoco sul fatto che serve un rilancio senza ricadere sulle parole retoriche del passato. L'Europa deve partire da lì.

Per fare capire la portata della sfida comune che i cittadini si trovano davanti, Letta ha improvvisato una specie di sondaggio interpellando i presenti. Chi di voi possiede un cellulare americano? Le mani si sono alzate numerose. Chi di voi possiede un cellulare cinese? Di nuovo tante mani alzate. Chi di voi possiede un cellulare coreano? Ancora una volta le mani per aria. «Dieci anni fa se io avessi fatto la stessa domanda su chi faceva uso di un cellulare europeo (che era Nokia ndr) si sarebbero alzate tante mani, oggi invece non c'è più nessuno perchè l'Europa è ormai fuori dal circuito tecnologico».

Un continente che continua a restare un interlocutre forte solo perchè unito. «Ma se immaginassimo 28 brexit, ogni paese europeo sarebbe talmente insignificante da non essere preso in considerazione in un orizzonte sempre più segnato da due grandi potenze, la Cina e gli Usa. Guardate che ormai si va verso un G2, altro che G7 o G20». In questo scenario la partita è tutta centrata sulle tecnologie. Avrà la meglio il paese che riuscirà a controllare i big data, i dati che sono nei cellulari e che costituiscono la seconda identità delle persone. Il racconto di Letta si è concluso con la conversazione avuta qualche giorno fa con un accademico asiatico che gli spiegava il paradosso europeo delle tre P. «L'Europa ha raggiunto dopo tanti anni la pace, ha raggiunto un livello di prosperità eppure mai come in questo momento è afflitta dal virus del pessimismo». La visione dell'Europa per Enrico Letta deve partire da qui. Una specie di road map politica che ha incassato gli applausi di Moavero e la benedizione del ministro degli Esteri del Papa. 
Mercoledì 21 Agosto 2019, 20:08
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