Il governo diviso, ma spera in nuovi equilibri a Bruxelles

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di Marco Conti

Se l'aspettano, ma fanno spallucce. Per ora. Le previsioni economiche di Bruxelles sull'Italia e gli altri paesi dell'eurozona, difficilmente cambieranno i toni di una campagna elettorale dove i due vicepremier continuano a duellare su tutto, tranne che su conti pubblici, crescita e lavoro. L'euro-rampogna, prevista per domani, è quindi messa nel conto e solo in parte mitigata dalla situazione di incertezza che avvolge anche paesi importanti, Germania in testa. Ma ciò che domani - numeri alla mano - tornerà nuovamente evidente è che lo 0,2% di crescita dell'Italia rappresenta il fanalino di coda dell'Unione e che se un record abbiamo migliorato è quello del debito pubblico.

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QUALCHE SETTIMANA
Le imminenti elezioni, il cambio della Commissione atteso per fine anno - salvo proroghe causa Brexit - i nuovi equilibri che si potrebbero determinare dopo il voto nell'europarlamento e il cambio alla guida della Bce, lasciano al governo ancora qualche settimana di tempo per evitare di dover assumere provvedimenti prima del voto. Ovvio che qualunque cosa accada il 26 maggio, il ministro Tria tornerà nelle attenzione dei due vice. Ieri sera Di Maio in tv lo ha già detto: noi e la Lega stiamo trattando meglio Tria «solo perchè concentrati su Siri». Come dire che finita la sceneggiata ad uso elettorale, torneranno i problemi veri.

È convinzione del presidente del Consiglio Conte che l'uscita dalla recessione tecnica, celebrata con una certa enfasi pochi giorni fa, sia il primo passo per arrivare a fine anno sopra la previsione di crescita indicata nel Def, ma restano i problemi legati all'eccesso di debito cumulato anche quest'anno grazie a Quota100 e Reddito. Sia Conte che i due vicepremier Di Maio e Salvini, sinora hanno addebitato la scarsa crescita del Paese «all'Europa che non cresce», ma i dati di domani diranno che non è del tutto vero. Lo sblocca-cantieri, per stessa ammissione del presidente del Consiglio, è fermo, mentre i provvedimenti del decreto crescita devono ancora prendere il largo. Dopo il voto del 26 maggio si comprenderà meglio, fuori dalla propaganda, come il governo intenda affrontare la questione dell'Iva che dovrebbe scattare se non si troveranno i 23 miliardi messi a copertura e i 5 che mancano ancora dallo scorso anno. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria, in mancanza di proposte alternative, sembra dare per scontato l'aumento. Di Maio e Salvini sinora lo hanno escluso, ma senza proporre soluzioni. Non solo. Saranno le piazze e il clima di questi giorni, ma cominciano a emergere da M5S e Lega una nuova serie di proposte che per ora hanno come unico pregio quello di spaventare investitori e imprenditori. Salvini continua infatti a sostenere che la flat-tax va inserita nella prossima manovra, mentre il premier Conte frena e Di Maio sventola la bandiera del salario minimo. Per sapere quali promesse finiranno nella manovra occorrerà attendere il risultato delle Europee. Malgrado il clima da separati in casa nessuno dei due vicepremier, tantomeno Conte, evoca crisi di governo e elezioni anticipate. Una verifica la ritengono però inevitabile tutti anche se Di Maio ha già messo le mani avanti escludendo rimpasti. Qualora però il voto - come sostengono i sondaggi - dovesse ribaltare i rapporti di forza, sarà difficile per i grillini non fare un passo indietro. Un nuovo braccio di ferro, in stile maggio 2018 è quindi prevedibile. Con la Lega che vuole incassare subito il dividendo elettorale e il M5S che potranno sempre contare su un Salvini che, sulla carta e a certe condizioni, è ovvio che preferisca affrontare la manovra di bilancio con il M5S piuttosto che con il vecchio centrodestra.
 
Lunedì 6 Maggio 2019, 07:15
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