David Sassoli, l’italiano in missione per umanizzare la Ue

David Sassoli
di Mario Ajello

Naturaliter mattarelliano. Cattolico-democratico. E non a caso, appena è diventato presidente dell’Europarlamento, David Sassoli ha citato Aldo Moro, uno dei suoi punti di riferimento politici e ideali di cui sa tutto e i cui scritti legge e rilegge e discute anche con gli amici a cena a Bruxelles, dove vive da 10 anni (tranne il weekend tra Roma e Sutri dove ha casa). E dunque, accingendosi a diventare l’unico italiano ai vertici delle istituzioni Ue, Sassoli osserva: «Si tratta, come diceva Moro, di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà. Si tratta però, anche, di essere coraggiosi e fiduciosi». 
Ha fatto molta gavetta in 10 anni da europarlamentare, fino a diventare vice-presidente e ora presidente dell’assemblea, e sa bene quanto le trasformazioni epocali del continente richiedano una politica saggia ma allo stesso tempo non paurosa. «Serve il massimo d’audacia», è il suo proponimento. E il nostro Paese, che stenta a inserirsi nel quadro del potere europeo e che è stato tagliato fuori dall’asse continuista franco-tedesco, ha trovato una carta imprevista in Sassoli e lui fa bene a sottolineare il tema dell’orgoglio nazionale: «Spero che l’Italia sia contenta» di questa elezione. Che ci può dare un protagonismo e una centralità di cui c’è assoluto bisogno. E il timbro Sassoli è quello di un italiano in missione per umanizzare la Ue. Per liberarla da certe rigidità che la rendono asfittica, per darle un respiro che in questi anni - non per colpa dell’Europarlamento ma per l’azione o l’inazione di altri palazzi - non ha avuto. 

Il tipo - ex volto familiare del Tg1 e poi vicedirettore del telegiornale, aria da bravo ragazzo ormai 63enne, indelebile impronta scout - è rassicurante, dialogante, inclusivo. Caratteristiche che l’hanno portato dove è arrivato e custodiscono anche il senso e il sapore di ciò che vorrà essere la sua presidenza. Non sottovaluta la forza dei partiti sovranisti Sassoli, ma non li demonizza: «Il populismo si batte con la buona politica». Il che non è un’ovvietà, ma una constatazione che gli viene, oltre che dall’esperienza diretta accumulata in questi anni, dalla lettura dei libri di storia. A cominciare da quelli di storia romana, da lui prediletta, in cui l’idea civilizzatrice dell’Occidente si dipana e si sviluppa nelle pagine dei grandi autori e per lui il passato rappresenta una traccia da non perdere. Non ha ancora letto il tomone di Antonio Scurati su Mussolini, intitolato M e probabile vincitore del prossimo Premio Strega, ma si augura di farlo presto.

Intanto è il momento in cui lo chiamano tutti per i complimenti, a cominciare da Zingaretti e dagli altri colleghi del Pd. Ma è il messaggio di Mattarella quello in cui il senso nazionale, e non partitico, del successo ottenuto da Sassoli si coglie davvero: <WC1>«A nome degli italiani tutti e mio personale desidero porgerle le più vive congratulazioni per la sua elezione alla presidenza del Parlamento Europeo e sentiti auguri di pieno successo nello svolgimento del suo importantissimo incarico».<WC> 

LA COMPLESSITÀ<QA0>
Sassoli, fiorentino, gran tifoso dei viola, due figli con la moglie Alessandra conosciuta sui banchi del liceo, soprannominato “il bello della sinistra” e nativo dem (Veltroni lo coinvolse nel nuovo partito), la passionaccia per la politica l’ha avuta da sempre anche se avrebbe voluto fare l’archeologo. Suo padre, parrocchiano di don Milani, era amico di Giorgio La Pira. E lui in quel cattolicesimo democratico è cresciuto, per poi diventare giornalista alla redazione romana del Giorno e quindi in Rai. Si racconta così: «Mi piace la complessità della politica, la politica vera, non le semplificazioni». Non gli piacciono i gesti spettacolari. E infatti l’altro giorno, davanti allo show degli eurodeputati inglesi pro-Brexit che hanno voltato le spalle alle note dell’inno europeo, Sassoli ha reagito: «Io davanti all’inno di ogni Paese mi metto sull’attenti». Ecco, la sua sarà una presidenza «aperta e rispettosa». E non fa che ripetere Sassoli: «Ci vuole più Europa». Ossia il coraggio di tornare all’ispirazione dei padri fondatori, per andare avanti. Il Manifesto di Ventotene il neo-presidente lo conosce quasi a memoria. E in questi frangenti gli piace ricordare il richiamo di Jean Monnet: «E’ molto attuale. Diceva: niente è possibile senza gli uomini, niente dura senza le istituzioni». Per Sassoli, l’aula di Strasburgo e quella di Bruxelles sono i luoghi «dove si protegge la nostra indipendenza». Dalle ideologie, dalle lobby, dai potentati. Solo in uno spazio libero, insomma, si possono prendere decisioni libere nell’interesse generale: e il cambiamento del Trattato di Dublino sui migranti, così penalizzante per l’Italia, è uno dei primi impegni che Sassoli si è assunto. Guadagnandosi anche i complimenti di Berlusconi. 

PRIMARIE A ROMA<QA0>
Prima ai ora c’è stato il Sassoli - un tipo mai sopra le righe, anzi «un noioso»: autodefinizione - che si candida alle elezioni europee del 2009 come capolista nell’Italia centrale e raccoglie una valanga di preferenze (412.500). Lavora subito bene e si fa notare. Nel 2012 perde le primarie del Pd per la candidatura a sindaco di Roma, quando vinse Marino e lui si piazzò secondo davanti a Gentiloni. Si ricandida nel 2014. E diventa vice presidente del Parlamento europeo. Il Pd lo ripresenta nel maggio scorso, ed è il tris. A Strasburgo ha maneggiato particolarmente, in commissione trasporti, il cosiddetto «quarto pacchetto ferroviario», ossia la modernizzazione a livello europeo dell’intera rete, tra cui anche la Tav: di cui è sostenitore. E da vice-presidente si è battuto, dentro il bureau del Parlamento, contro gli sprechi. Esempio: perché non abolire il costoso trasporto, a bordo di decine di camion da Bruxelles a Strasburgo, di documenti ad uso dei parlamentari? Lui nell’epoca digitale ha proposto di superare il sistema della carovana, ma i deputati dopo una consultazione on line hanno decretato: «Noi preferiamo studiare i dossier sulla carta e non nei file». Ecco, si tratta adesso di togliere di mezzo tanti piccoli e soprattutto grandi conservatorismi nell’edificio Ue. E non è escluso che con un mix di garbo e fermezza, il cocktail italiano denominato Sassoli, non ci si possa riuscire. 
Giovedì 4 Luglio 2019, 00:05
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