Ddl Zan, diretta. Senato respinge sospensiva per un solo voto. Ecco chi sono gli assenti in Aula

Mercoledì 14 Luglio 2021
Ddl Zan, diretta. Senato respinge sospensiva per un solo voto: 136 no e 135 sì

L'Aula del Senato ha ripreso l'esame del Ddl Zan contro l'omotransfobia alle 9.30 di stamane. Ieri il Senato ha bocciato le pregiudiziali di costituzionalità avanzate da Lega e Fratelli d'Italia. Oggi si è invece votato sulla sospensiva al disegno di legge, non approvata dall'Aula con un solo voto di scarto.

Non passa, dunque, la proposta del centrodestra che voleva fermare temporaneamente il cammino della legge Lgbtq. «Rimandiamola in Commissione, diamoci altri 15 giorni», aveva chiesto capogruppo leghista Massimiliano Romeo. I senatori votano, resta la linea a difesa della permanenza in Aula della legge, ma i numeri del Senato danno il margine minimo, solo un voto in più (136 a 135) che permette di stoppare la sospensione. Matteo Salvini fa la voce grossa: «Il voto - dice lasciando Palazzo Madama, prima di incontrare Draghi - dimostra che la legge senza accordo muore, il Pd ci pensi». «Immaginate cosa potrà accadere con il voto segreto», commenta il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. «Si cambino gli articoli 1, 4 e 7 e si va a chiudere alla Camera nel giro di 15 giorni», sottolinea ancora l'ex premier.

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M5S e Pd tirano dritto, cercando conforto nei tabulati. Tra gli assenti non giustificati, i senatori non in missione o congedo, - fanno notare le forze a favore del ddl Zan - a non aver dato il loro contributo sono stati, oltre ai 5 senatori del Movimento Cinque Stelle, 4 senatori di Fi e 3 della Lega. «Sono a destra a non essere compatti», è il refrain che gira in Transatlantico. Pallottoliere alla mano, anche da Fratelli d'Italia trapela l'irritazione per le assenze del centrodestra. I conti, infatti, sembrano dimostrare che senza le sette assenze targate Fi e Lega, il voto dell'Aula avrebbe avuto esito diverso, e la sospensiva, invece di essere bocciata sarebbe passata. «Sì, pare proprio che abbia salvato il ddl Zan», dice, intanto, l'ex M5S Lello Ciampolillo, all'AdnKronos dopo esser stato visto correre verso l'emiciclo per votare in extremis, come fece già per soccorrere Conte, con il voto di fiducia dello scorso gennaio poi rivisto al Var dalla Casellati, che lo portò agli onori delle cronache.

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Chi sono gli assenti nelle file del centrodestra e nel M5S

Tornando invece agli assenti: tra i tre leghisti figurano i nomi di Roberto Marti, Paolo Saviane e Umberto Bossi, da tempo lontano dal Senato per motivi di salute. Per quanto riguarda gli azzurri non presenti al voto, figurano i nomi di Niccolò Ghedini, Roberto Berardi, Giuseppe Mangialavori e Barbara Masini. Assenti anche i pentastellati Giuseppe Auddino, Gianni Girotto, Pietro Lorefice, Paola Taverna e Sergio Vaccaro. Intanto in Senato non mancano le scintille.

La mattinata offre lo scontro Faraone-Cirinnà. Con il capogruppo renziano che chiede l'intervento della presidente del Senato Casellati perché «la senatrice Cirinnà mi ha esposto alla lapidazione social», dice, puntando il dito contro l'esponente del Pd Monica Cirinnà, accusata per la pubblicazione di un video dove si vede lo stesso senatore renziano applaudire l'intervento di Matteo Salvini, ieri sera. Casellati promette che interverrà, sarà poi la stessa senatrice dem a scusarsi per quanto avvenuto. Infine parte la maratona ostruzionistica in Aula, annunciata da Fratelli d'Italia, in attesa dei voti segreti sugli emendamenti, attesi entro martedì prossimo.

L'avversione di Pillon (Lega): «Vogliono trasformare la nostra società»

«Questo non è un disegno di legge: questo è un disegno di nuova umanità. Si vuole utilizzare una battaglia giusta e condivisibile, quella contro ogni forma di aggressione ingiustificata, facendola diventare un grimaldello per trasformare le basi stesse della nostra società». È l'incipit dell'intervento in Aula del senatore leghista, Simone Pillon. Per il quale il ddl Zan crea problemi sin dall'articolo 1: «L'identità di genere, attualmente codificata per esempio sul sito Facebook, ammonta a 58 identità differenti che, oltre al maschile e al femminile, includono anche gay, lesbica, bisessuale, transessuale, transgender, cisgender, queer, pansessuale, intersessuale, genere non binario, genderqueer, androgino, asessuale, agenderflux, demisessuale, grey asexual, aromantico. E potrei continuare per ore». «Noi siamo davvero convinti che presentare ai nostri figli l'alternativa tra queste identità di genere sia un buon modo per crescerli liberi, sereni ed equilibrati? Io credo che offrire tutte queste identità di genere serva in realtà a togliere l'identità ai nostri ragazzi, serva a togliere l'identità ai nostri figli», sottolinea Pillon. «Una società senza famiglia è una società senza futuro; perché una società in cui togliamo i figli ai loro genitori è una società senza futuro ed una società morta. Una società in cui non si può più dire che un uomo è maschio e una donna è femmina è una società che non ha più nulla da dire. Questo è quello che dobbiamo dire ai nostri giovani, questo è quello che dobbiamo dire ai nostri figli», ha concluso il leghista. 

Cirinnà (Pd): «Va approvato perché protegge la dignità»

«Il testo Zan si occupa di pari dignità sociale, cioè di eguaglianza. Si occupa di dare attuazione all'articolo 3 della Costituzione, una norma fondamentale, sulla quale non dovrebbero esserci differenze. Lo fa estendendo le norme penali già esistenti - quelle contenute nella legge Mancino - per proteggere alcune fondamentali dimensioni della personalità: sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. Il ddl Zan non si occupa di regolare la circolazione delle idee nello spazio pubblico. Si occupa solo e soltanto di proteggere la dignità delle persone». Lo ha detto la senatrice Monica Cirinnà, responsabile Diritti del Pd, intervenendo in aula nella discussione generale sul provvedimento. «Il Ddl Zan si occupa di questo e di niente altro - ha aggiunto - Niente altro, nessuna delle fake news che vengono continuamente agitate. Fake news che sono gravissime perché ognuna di esse è una coltellata alla dignità delle persone LGBT+ nel nostro Paese. » Eppure qualcuno chiede ancora mediazioni dopo che alla Camera - ha proseguito - è stato svolto un lavoro approfondito, che ha visto il contributo determinante di Italia Viva e anche di alcuni settori di Forza Italia. Non capisco allora di quali altre mediazioni ci sia bisogno. Chi le chiede non è più credibile. Mi pare chiaro che sulla pelle delle persone LGBT+ si sta giocando un'altra partita, tutta tattica. E questo è per noi inaccettabile«. Cirinnà ha poi concluso in suo intervento citando le parole della storica attivista trans Porpora Marcasciano: «Al governo e ai parlamentari chiediamo semplicemente di adeguarsi ai tempi e guardarsi intorno, soprattutto ai Paesi cosiddetti avanzati e civili, le democrazie di cui tanto si sciacquano la bocca. Dare a noi non significa togliere ad altri, significa dare a noi e a tutte e tutti una società più bella».

Ultimo aggiornamento: 15 Luglio, 10:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA