MATTEO SALVINI

Ddl Zan, scintille in maggioranza: Salvini chiede ancora la modifica ma senza accordo si va in Aula il 13 luglio

Giovedì 1 Luglio 2021 di Francesco Malfetano
Ddl Zan, scintille in maggioranza: Salvini chiede ancora la modifica ma senza accordo si va in Aula il 13 luglio

Sul Ddl Zan è ancora muro contro muro in Parlamento. Non accenna infatti a placarsi lo scontro tra le diverse forze politiche dopo che ieri, in un tavolo appositamente convocato in commissione Giustizia al Senato, si è addirittura sfiorata la rissa. Pugni battuti violentemente sui banchi, urla e scintille che hanno contrapposto ancora una volta chi ambisce alla sua approvazione così com'è e chi, al contrario, spera si trasformi in un nulla di fatto o quantomeno che il testo venga rimesso in discussione e modificato. Per ora, al netto delle opposizioni avanzate dal Vaticano, a prevalere sono ancora Pd, M5s e Italia Viva che dal tavolo di ieri hanno ottenuto il via libera per proseguire con il testo base rigettando i tentativi di ribaltone di Lega e Forza Italia.

 

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Un passo però, tutt'altro che definitivo. Tant'è che stamattina il leader del Carroccio Matteo Salvini ha rilanciato sottolineando come la partita si potrebbe «chiudere in mezz'ora, aumentando le pene per chi aggredisce o discrimina in base al sesso». «Ognuno è libero di amare dove vuole e quando vuole» ha detto fermandosi a parlare con i giornalisti, precisando però che bisogna prima togliere «dal tavolo i reati di opinione e il gender nelle scuole».

 

IL CALENDARIO, I VOTI E LA MEDIAZIONE 

L'ennesimo invito alla modifica del testo in pratica, che pare destinato a cadere nel vuoto. Pd, M5s e LeU infatti, sono ancora determinati a votare martedì 6 luglio la calendarizzazzione per portare il testo in Aula - nella sua formulazione attuale, quella uscita dalla Camera nel novembre scorso - nella settimana del 13 luglio. Il rischio è che si vada allo showdown del voto segreto, con il centrosinistra che potrebbe incappare nel fuoco amico dei franchi tiratori. Uno scenario che, stando alle previsioni riportate nei giorni scorsi, potrebbe portare alla bocciatura della legge con 151 voti a favore e 170 contrari. Come? Grazie a ben cinque Dem (tra cui i cattolici Stefano Collina e Mino Taricco) pronti a votare "NO" come almeno 7 senatori renziani, una decina di grillini (ma qui il caos è palpabile), 16 del gruppo misto e almeno due delle Autonomie. 

 

 


IL PRESSING - Prima di tirare davvero fuori il pallottoliere mancano però ancora 5 giorni e a salire non è solo il pressing leghista e forzista (stamane anche Licia Ronzulli di Forza Italia ha attaccato ancora: «Lo Zan è un ddl pensato male e scritto peggio. Siccome è pasticciato e divisivo deve essere rivisto per giungere a un testo condiviso che possa essere votato da tutti»), ma anche quello di Italia Viva. Ieri infatti si è registrato il primo tentativo allo scoperto dei renziani di cercare una mediazione tra le due parti.


«In assenza di un'intesa - mettono in guardia i senatori renziani - si rischia il pantano parlamentare». Però, assicura il capogruppo Davide Faraone, «se non dovesse trovarsi un'intesa, Iv voterà per portare in Aula la legge». La proposta di mediazione fa scricchiolare i rapporti tra Italia viva e l'asse Pd-M5s-LeU perché mediare, in questo caso, vuol dire modificare, possibilità che il centrosinistra non vuole nemmeno sentire nominare temendo, che una volta cambiato il testo, cominci un ping pong tra le due Camere che porterebbe all'affossamento definitivo. Così cresce la consapevolezza che non esistono convergenze possibili e si va verso lo scontro finale al Senato.

Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 12:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA