Dl semplificazioni, dal Colle stop al decreto: tagliati 62 emendamenti

di Alberto Gentili

0
  • 141
Nuovo pasticcio normativo del governo e la maggioranza giallo-verdi. Dopo aver inzeppato il decreto sulle semplificazioni di norme su Rca auto, farmacie, divise della Polizia, Cda dell'Enac, Xylella, trasferimenti nella scuola, etc, leghisti e 5Stelle si sono visti sforbiciare ben 62 emendamenti su un totale di 85 dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. La motivazione: «Norme estranee alla materia del decreto».
La presidente di palazzo Madama ha impugnato le forbici su suggerimento di Sergio Mattarella. Tra venerdì e sabato, dopo aver notato che il decreto che aveva firmato era lievitato a dismisura diventando un provvedimento omnibus con contenuti molto diversi dal testo originario, il capo dello Stato ha svolto una moral suasion preventiva. Lanciando un messaggio inequivocabile: se il testo approvato in Commissione non verrà depurato dalle norme «disomogenee», sarà impossibile controfirmare la legge di conversione.

IL MESSAGGINO
Tant'è, che già domenica i senatori giallo-verdi erano stati raggiunti da un messaggio del ministro ai Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro che anticipava la sforbiciata: «È sorto un grosso problema sul decreto semplificazioni. Il Colle visti gli 85 emendamenti approvati nelle Commissioni congiunte ha fatto intendere che non firmerà il decreto perché non vuole un decreto omnibus. Per non perdere tutto il lavoro svolto, ci dobbiamo concentrare su pochissimi temi lasciando tutto il resto (compreso ciò che è già stato approvato) a un disegno di legge di iniziativa parlamentare con procedura d'urgenza. Indicativamente le priorità politiche sono le seguenti: Ires, Ncc, Ordine avvocati, Idroelettrico, Graduatorie, Etichettatura, Rigopiano, Comuni Imu-Tasi. Tutto il resto verrà dichiarato inammissibile dal presidente del Senato. Certo che comprenderete il momento, vi abbraccio tutti!».
Archiviati gli abbracci, la giornata si apre all'insegna dello scontro. Luigi Zanda prende la parola in Aula. L'autorevole esponente del Pd spara ad alzo zero: «Sarebbe facile ricordare ai colleghi 5Stelle e della Lega le loro gazzarre della scorsa legislatura contro l'utilizzo dei decreti legge. Ma il punto è un altro: nel febbraio 2012, il Parlamento è stato formalmente avvisato dalla Corte Costituzionale che nelle leggi di conversione non possono essere inserite norme estranee alla materia e alle finalità dei decreti legge. Il testo approvato in Commissione mostra invece come per la maggioranza e per il governo non contino nulla né le sentenze della Corte, né i richiami del Presidente. Il governo sfida la Consulta e pensa di sostituire la democrazia parlamentare con una democrazia che chiamano diretta e che di democratico non ha nulla. Chiedo alla presidente di difendere l'onore del Senato».
Poco dopo arriva la sforbiciata della Casellati, con Anna Maria Bernini (Forza Italia) che parla di «figuraccia mai vista» e di «governo allo sbando». Grillini e leghisti in imbarazzato silenzio. E decisione di rinviare a questa mattina, al termine di una nuova giornata di tensioni, il varo del provvedimento.

Dopo il colpo di forbici per evitare la bocciatura del Quirinale, si salvano le norme indicate nel messaggio domenicale di Fraccaro: la stretta sulle trivelle (con la sospensione di 18 mesi voluta dai 5Stelle), la regionalizzazione delle concessioni idroelettriche, il potenziamento delle risorse del fondo Imu-Tasi a favore dei Comuni, il congelamento del raddoppio dell'Ires per il settore no-profit (la tristemente nota tassa sulla bontà), la stretta sugli Ncc, l'obbligo di indicare nell'etichetta dei prodotti alimentari made in Italy l'origine di tutte le materie prime, lo stop all'Iva nelle zone economiche speciali, i 10 milioni per i feriti e i familiari delle vittime di Rigopiano, la rottamazione ter a favore dei contribuenti che non hanno versato entro i termini le rate del 2018, la proroga del prestito ponte ad Alitalia fino al 30 giugno, le nuove norme sull'elezione degli organi forensi.

LE NORME STRALCIATE
Finiscono in stand-by, con la promessa di finire «nel primo provvedimento disponibile», la proroga fino al 2 dicembre della sospensione dei tributi e contributi per i contribuenti colpiti dal crollo del ponte Morandi a Genova. Stop anche alla norma che imponeva l'abbattimento degli ulivi colpiti da Xylella con il carcere a chi si rifiutava e la stretta sul possesso di farmacie nella stessa Regione. E via, infine, gli sconti della Rca auto per chi stipula il contratto per installare la scatola nera e le misure tampone contro le carenze di medici di medicina generale e di Pronto soccorso.
 
Martedì 29 Gennaio 2019, 07:37 - Ultimo aggiornamento: 29-01-2019 10:23
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP