Cdm rinviato dopo lo scontro, Conte: «Dubbi del Colle su Decreto sicurezza bis», Salvini: «Dimmi quali»

Lunedì 20 Maggio 2019
Decreto sicurezza bis, tra le norme spunta il fondo di premialità per le politiche di rimpatrio dei migranti

Esile tregua dopo il muro contro muro sul decreto sicurezza bis nel lungo Consiglio dei ministri sospeso a mezzanotte e mezzo e quindi rinviato quando sembrava che si proseguisse ad oltranza. Giuseppe Conte e Matteo Salvini vanno allo scontro e, dopo un Cdm di circa tre ore, alla fine sia l'esame del decreto sicurezza sia quello del decreto famiglia vengono rinviati, in un clima di costante tensione. Ma la Lega non digerisce la fumata nera e chiede l'approvazione del testo - con modifiche - in un nuovo Cdm da tenere già in settimana, mercoledì e giovedì'.

E il via libera allora arriverà, assicurano. Mentre, a riunione finita, da Palazzo Chigi tentano di ridimensionare la portata della lite e assicurano che il «clima è sempre stato sereno». Di fatto al dl sicurezza arriva uno stop da parte del premier. E Conte, nel corso della riunione, mette sul tavolo la «carta» più autorevole per sottolineare le criticità del decreto proposto dal Viminale su migranti e sicurezza urbana: ci sono dubbi non solo di Palazzo Chigi ma anche del Quirinale.

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Il ministro dell'Interno non intende tornare a casa con un nulla di fatto: «Fammi capire quali sono queste criticità», dice a muso duro a Conte. Il clima si accende, la riunione viene sospesa con Salvini che punta al Cdm a oltranza. «Resto qui tutta la notte se serve», avverte il vicepremier leghista. 

Salvini, Di Maio e Conte si riuniscono quindi nella stanza del presidente del Consiglio. Obiettivo, verificare - come ha chiesto il leghista - le criticità del decreto rilevate dal premier. Poi, dopo circa mezz'ora, Palazzo Chigi annuncia che il Consiglio dei ministri è finito. Il varo del decreto sicurezza è rinviato in attesa di chiarimenti dal Quirinale, viene riferito. 

Poco prima, fonti del M5S si dicevano «pronte a lavorare serenamente sulle criticità del testo». «Sono stati accolti i suggerimenti e fatti i miglioramenti, siamo certi che ci sarà l'approvazione del decreto in nuovo Cdm in settimana», assicurano fonti della Lega. Resta da vedere quando, vista l'agenda fittissima dei due vicepremier in campagna per le Europee e il clima di costante tensione che si respira ormai da giorni: l'ipotesi è rivedersi tra mercoledì e giovedì. 

L'unico provvedimento ad avere il timbro, sia pure salvo intese, oltre alle nomine, resta quello sui magistrati onorari. È uno dei primi punti ad essere esaminati nel Cdm, che inizia alle 21 anche se Conte, Di Maio e Salvini sono a Palazzo Chigi - senza parlarsi - diversi minuti prima dell'inizio della riunione. Già nel pomeriggio trapela il tentativo della presidenza del Consiglio di condividere i suoi dubbi sul decreto sicurezza con il presidente Sergio Mattarella: il provvedimento, assieme al decreto famiglia voluto dal M5S, viene inviato per conoscenza al Quirinale. È lo stesso premier a riferire in serata ai suoi ministri che dagli uffici del Colle emergono dubbi giuridici su alcune delle norme proposte dal Viminale. È la scintilla che anima la discussione tra Conte e Salvini. 

In quel momento, viene riferito, esplodono le tensioni della giornata. Pesano le dure critiche di Giancarlo Giorgetti - assente al Cdm perché impegnato in una cena a Milano con l'ambasciatore americano - al presidente del Consiglio, definito non imparziale. Conte è irritato e non lo nasconde. Il leader della Lega, che aveva lanciato messaggi più concilianti, fa fatica a digerire - a sei giorni dal voto - una bocciatura così plateale del suo decreto. Se serve sono pronto a cambiare il testo ma prima - dice al presidente del Consiglio - mi devi spiegare quali sarebbero le criticità. «Sono pronto a restare qui a oltranza: mettiamo il decreto ai voti», insiste Salvini. Ma alla fine il colloquio a tre, il primo dopo diverse settimane, sigla l'ennesima tregua: tutto rinviato. Ci si rivede presto.

Ecco i punti principali del decreto sicurezza bis

MULTE ALLE ONG: l'articolo 1 prevede una sanzione da 10mila a 50mila euro per il comandante, l'armatore e il proprietario della nave che, soccorrendo i migranti, non si conforma alle istruzioni dello Stato responsabile dell'area d'intervento e procede verso l'Italia. Rispetto alla prima versione, in cui erano previste multe da 3.500 a 5.500 euro per ciascuno dei migranti trasportati, altri due punti sono stati modificati. Il primo, suggerito dal Mit dicono dal ministero di Toninelli, riguarda la confisca della nave nel caso in cui i migranti trasportati siano più di cento. Il secondo, invece, prevede che ad applicare le sanzioni sia il prefetto. Dunque un organo che dipende dal ministero dell'Interno. 

MODIFICHE AL CODICE DELLA NAVIGAZIONE: Anche l'articolo 2 ha subito dei cambiamenti rispetto alla prima versione, ma nella sostanza non è cambiato. Se approvato nella formulazione attuale sarà il ministro dell'Interno e non più quello delle Infrastrutture e trasporti a «limitare e vietare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica». L'unica differenza rispetto alla prima versione è che dei provvedimenti presi dal Viminale deve essere informato, oltre al Mit, anche il ministero della Difesa.

DUE MILIONI PER RIMPATRI: l'articolo 12 prevede al ministero degli Esteri un «Fondo di premialità» destinato a finanziare interventi di cooperazione e intese bilaterali «per la particolare collaborazione nel settore della riammissione di soggetti irregolari presenti sul territorio nazionale» da parte dei paesi d'origine dei migranti. Per il 2019 è prevista una dotazione di 2 milioni che può arrivare fino a 50 milioni annui.

AGENTI SOTTO COPERTURA E 'SPAZZACLAN': Le misure introdotte agli articoli 3 ed 8 sono quelle che riguardano più strettamente il campo del guardasigilli Alfonso Bonafede. L'articolo 3 modifica il codice di procedura penale estendendo ai reati associativi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina sia la competenza delle Dda sia la disciplina delle intercettazioni preventive, con l'obiettivo di contrastare a monte l'organizzazione di trasporti di migranti irregolari. L'articolo 8, invece, prevede l'assunzione di 800 unità a tempo determinato (2 anni) per eliminare gli arretrati relativi ai procedimenti di esecuzione delle sentenze di condanna. Per le assunzioni ci sono a disposizione 25 milioni provenienti da fondi del Viminale.

MISURE A FAVORE FORZE DI POLIZIA: Il decreto introduce anche tutta una serie di norme che inaspriscono le sanzioni contro chi aggredisce le forze dell'ordine. Chiunque utilizza scudi o altri oggetti o materiali imbrattanti o inquinanti« per opporsi ad un pubblico ufficiale nel corso di manifestazioni é punito con la reclusione da uno a 3 anni. Per chi poi »lancia o utilizza illegittimamente« razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, fumogeni o usa bastoni, mazze o oggetti contundenti é punito con la reclusione da 1 a 4 anni.

VIOLENZA STADI: L'ultima bozza del decreto contiene un pacchetto di norme per il contrasto alla violenza negli stadi, che nella prima versione non c'erano. In sostanza, si amplia la platea dei soggetti nei confronti dei quali il questore può disporre il daspo, in Italia e all'estero. È previsto inoltre il divieto per le società di «corrispondere, in qualsiasi forma, sovvenzioni, contributi e facilitazioni di qualsiasi natura», biglietti e abbonamenti compresi, a tutti coloro che sono condannati anche in via non definitiva per reati commessi in occasione di manifestazioni sportive. Viene poi prevista la possibilità di estendere il fermo di polizia a «coloro che risultino gravemente indiziati di un delitto commesso in occasione o a causa di manifestazioni sportive».

Ultimo aggiornamento: 21 Maggio, 07:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA