BEPPE GRILLO

Di Battista e le espulsioni M5s, parte l'iter per cacciarli: pronta la battaglia legale

Domenica 21 Febbraio 2021 di Francesco Malfetano
I ribelli 5Stelle resistono ma parte l'iter per cacciarli Pronta la battaglia legale

Da guerra lampo a battaglia campale. La scissione del Movimento 5 stelle, assume sempre più le sembianze di una matassa difficile da sbrogliare anche a colpi di epurazioni. Al punto che Alessandro Di Battista, ieri ha invitato i 36 parlamentari anti-Draghi espulsi dai gruppi di Montecitorio e palazzo Madama «a fare ricorso». In pratica la cacciata (per cui ieri è iniziato l'iter ufficiale) non sembra affatto aver posto la pietra tombale sulla questione, anzi. «Da quello che mi risulta - ha spiegato ieri a SkyTg24 Nicola Morra, senatore a capo della Commissione antimafia e big tra i ribelli espulsi - sono fuori dal gruppo parlamentare del Senato ma non dal M5S: questo lo deve decidere il Collegio dei probiviri e poi la decisione dovrà essere sottoposta a una consultazione online. Quando tutta la procedura sarà conclusa si potrà dire che sono fuori dal M5S». Non solo, alcuni degli espulsi stanno valutando di ricorrere al giudice contro quella che reputano un'ingiustizia. L'idea è di contestare «il quesito truffaldino» che è stato sottoposto alla base insieme a una serie di altre questioni. «Per dirne una - ha spiegato uno dei senatori - il nostro Statuto mette nero su bianco che il voto di fiducia va dato a un premier espressione del Movimento, vi sembra che Draghi lo sia?».

Sottosegretari e viceministri, La corsa continua ma si punta a chiudere lunedì

Casini: «Il gruppo con gli ex M5S? Non esiste. Con Draghi accolto l'appello del Colle»

IL COLLEGIO


In ogni caso l'iter ha finito con lo spaccare ulteriormente i 5S. Il collegio dei probiviri, l'organo autonomo del M5S preposto alle pratiche disciplinari (formato dalla ministra Fabiana Dadone, dal consigliere regionale del Veneto Jacopo Berti e da Raffaella Andreola), ieri ha sì deciso «l'apertura dei provvedimenti» per i dissidenti, ma con il no di Andreola che preferirebbe rimandare la questione a dopo le elezioni del direttorio. In settimana infatti è stato deciso con un voto su Rousseau che la figura del capo politico (ora incarnata da Vito Crimi, come reggente) verrà sostituita da una governance a più teste. Ci saranno cioè 5 eletti tra gli iscritti che guideranno il Movimento. Sulla sua formazione però Beppe Grillo ha già frenato. L'idea che i ribelli - che per qualcuno potrebbero coadiuvarsi con Davide Casaleggio per questa missione - possano scalare il partito è impensabile tanto per Crimi quanto per Luigi Di Maio o Grillo. Tant'è che, secondo la lettura di un parlamentare, l'avvio di una fase di attenta verifica annunciato ieri dai probiviri sugli eletti non in regola con le rendicontazioni, sarebbe proprio la chiave per «tenere buono Casaleggio».


ORTODOSSI


La sola certezza per ora è che nessuno vuole andarsene, anzi anche l'unico già uscito, Di Battista, consiglia a tutti di restare. Ieri in una diretta su Instagram l'ex parlamentare ha detto la sua sugli avvenimenti dell'ultima settimana. Così se da un lato ha rimarcato che non si candiderà ad entrare nella nascente guida collegiale del Movimento, dall'altro ha sottolineato di aver consigliato agli espulsi «di fare ricorso per essere riammessi» ha detto, «credo che molti ci stiano pensando». Una posizione (nonostante il «Se fossi stato in Parlamento avrei detto no») rimarcata dalla scelta di prendere le distanze dalle insistenti voci che lo vorrebbero a capo della corrente ortodossa. «Sono un libero cittadino, che non fa scissioni, non gestisco correnti, i parlamentari hanno responsabilità di fare le loro scelte» ha detto. Non solo. L'intervento di Dibba è stato a tutto campo. L'ex pasionario 5s è tornato anche su alcune sliding doors della sua carriera politica. La prima, e meno recente, risale alla formazione del Conte 2. «Ero disponibile a entrare - ha detto ai suoi follower - ma il Pd aveva posto un veto nei miei confronti, poi c'era la condizione dentro io se entra la Boschi, e io ho allora detto no». Sull'ipotesi, decisamente più recente, di un suo ingresso nel Conte ter, Di Battista sottolinea di aver rifiutato ogni offerta. «Anche per il Conte ter mi era stato chiesto di entrare, ma quando è rientrato Renzi ho detto no».
 

Ultimo aggiornamento: 09:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA