Regionali, l'analisi del voto: Pd primo partito in Italia, M5S cede ma area di governo al 57%

Martedì 22 Settembre 2020

Il voto reale delle regionali 2020 fotografa una immagine completamente diversa da quella dei sondaggi pre-elettorali, che descrivevano un Pd in affanno e un centrodestra pronto alla spallata. Il voto delle liste nelle 7 regioni in cui i cittadini si sono recati alle urne regala al Pd il posto di primo partito, davanti alla Lega e a Fdi. L'Istituto Cattaneo ha sommato i voti di tutti i partiti dell'area di governo (centrosinistra e M5s) che raggiungono il 57% dei consensi reali, nonostante il crollo di M5s, contro il 43% del centrodestra, cifra che spinge l'istituto bolognese ad affermare che ci sia «una tendenziale sottostima in questo momento del voto per i partiti di governo nei sondaggi» nazionali. Il centrosinistra ha perso un'altra Regione, le Marche, tanto è vero che Fabio Rampelli (Fdi), contesta la lettura del 3 a 3 e del pareggio.

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E tuttavia sommando i voti delle liste nelle sette regioni in cui si è votato (4 grandi, Veneto, Toscana, Campania e Puglia; 2 medie Liguria e Marche e la minuscola Val d'Aosta) il Pd ha 1.769.336 voti (19,8%) a fronte del 1.237.285 (13,9%) della Lega e dei 948mila di Fdi. Certo al partito di Salvini, o meglio al centrodestra andrebbero aggiunti i 915mila voti della Lista Zaia che è addirittura il quarto partito nazionale, cifre cioè che lo collocano in una dimensione superiore al suo Veneto-«Zaiastan». Sono un caso anche i 141.629 voti della Lista Toti in Liguria che ne fanno il primo partito del centrodestra in Regione. Ma nel centrodestra va segnalato l'ulteriore declino di Fi che raccoglie solo 481.981 voti, con l'umiliazione del 3,56% del Veneto (73.244 voti), che per due decenni è stato un feudo «azzurro». Un discorso analogo più essere fatto per il centrosinistra che in Campania e Puglia si è presentato con moltissime liste, 15 in entrambe le regioni.

Ad esempio in Puglia le tre liste con esplicito riferimento a Emiliano hanno raccolto 253.584 voti (15,12%) a fronte dei 289mila voti del Pd (17%). Analogo discorso in Campania dove la sola lista De Luca Presidente ha incassato 313.639 voti (13,31%), andando vicino al Pd (398mila voti) e superandolo con l'insieme delle altre civiche che si rifanno a De Luca. Per l'area di governo Tuttavia va registrato il nuovo arretramento di m5s da Nord a Sud, rispetto alle europee di un anno fa (e a maggior ragione rispetto alle politiche del 2018). In Liguria in un anno è sceso da 122.536 voti a 48.722; in Veneto da 220.429 a 55.281; in Puglia da 419.344 voti a 165.243; nella Campania di Di Maio e Fico da 739.541 voti a 233.947. Deludente anche Italia Viva.

Nella Toscana di Renzi è arrivata al 4,46% insieme a +Europa; nelle Marche è al 3,17%, in Puglia all'1,08, in Liguria al 2,41% con +Europa, in Veneto addirittura allo 0,60% e solo in Campania è oltre la soglia del Germanicum, con un buon. 7,37%. Al netto dunque delle liste dei presidenti i voti raccolti dai partiti sono i seguenti: PD: 1.769.336 voti (19,8%) Lega: 1.237.285 (13,9%) FdI: 948.643 (10,6%) Lista Zaia: 915.359 (10,3%) M5S: 658.050 (7,4%) FI: 481.981 (5,4%) IV/+EU: 373.935 (4,2%) Cambiamo: 141.629 (1,6%). L'istituto Cattaneo, dopo ave calcolato nel 57% l'area di governo osserva che «questo dato non può essere proiettato immediatamente al livello nazionale, ma segnala un equilibrio diverso da quello rilevato dai sondaggi», a partire da quelli «degli ultimi mesi sulle intenzioni di voto per il Parlamento» che sottostimerebbero dunque il centrosinistra e M5s presi complessivamente.

Ultimo aggiornamento: 22:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA