Europee, dallo sviluppo al lavoro: i sì e i no delle politiche Ue

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di Diodato Pirone

Perché le elezioni europee sono importanti? Perché, volenti o nolenti, ormai l'Europa è la nostra vita. Un dato parla da solo: nel 2018 l'Italia ha esportato verso gli altri 27 paesi dell'Unione merci per oltre 260 miliardi pari al 56,3% del totale del nostro export. E, com'è noto, l'Italia è fra i pochissimi Paesi al mondo che vantano un forte attivo della bilancia commerciale che è un effetto e al tempo stesso una causa della competitività delle nostre aziende e della qualità complessiva del nostro lavoro.

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Ovviamente molto dovrà cambiare nel rapporto fra l'Ue e i singoli paesi e nella stessa politica europea. Troppo spesso l'Europa ha dato l'impressione di voler difendere un rigorismo nei conti pubblici fine a se stesso. Non a caso persino il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, ha fatto autocritica su buona parte della linea seguita dalla Ue sul caso Grecia. Altrettanto spesso la solidarietà europea - in particolare sull'immigrazione - non è stata sufficiente o come minimo non è stata spiegata alle opinioni pubbliche dei Paesi del Mediterraneo. Resta il fatto che senza l'Unione Europea e il suo maxi-spazio commerciale figlio di una scelta politica di pace, gli italiani starebbero molto peggio. Né si vede come una nazione di appena 60 milioni di abitanti possa difendere da sola i propri interessi ai tavoli delle trattative globali dove si siedono giganti come Stati Uniti, Cina, India, Russia, Brasile.

CONCILIAZIONE
Certo, in questa fase la fa da padrone lo scontro fra europeisti e sovranisti nostalgici dei confini nazionali. Ma sullo sfondo resta il punto chiave di questa giornata: cosa mandiamo a fare i nostri deputati al Parlamento Europeo? La risposta che si ottiene frequentando i corridoio di Bruxelles è semplicissima: andiamo a conciliare i nostri interessi con quelli degli altri europei. Questo è il punto: l'Europa - che lo si voglia o meno - è sinonimo di conciliazione. Questo significa che a Bruxelles è strategico poter contare su gente competente, che conosce le materie in discussione, sa bene le lingue e conosce i canali di comunicazione fra i partiti politici e le alte burocrazie del Vecchio Continente. Giustissimo battere i pugni e alzare la voce ma poi al di là della retorica si finisce sempre per trovare un compromesso.

L'esempio migliore paradossalmente lo offrono gli inglesi, proprio quelli della Brexit. Ebbene gli europarlamentari britannici di tutti i partiti sono famosi a Bruxelles perché ogni mese tengono una riunione collegiale con il loro ambasciatore per l'Ue per discutere i vari dossier sul tavolo e concordare un comportamento comune.
Pragmatismo un po' surreale? Forse, ma soprattutto un banale calcolo di convenienza. Perché urlare contro l'Unione Europea è di moda ma poi non bisogna dimenticare che questo enorme transatlantico trasporta e distribuisce ogni anno agli europei oltre 150 miliardi di euro sotto forma di finanziamenti a progetti di ogni tipo e soprattutto coordina un mercato che può dare enormi soddisfazioni ai consumatori. L'esempio più calzante è quello del roaming telefonico, ovvero dei maggiori costi per chi usava il cellulare oltre i confini nazionali. Lo ha abolito proprio un voto del Parlamento Europeo. Un altro esempio è quello dei treni. Oggi chi viaggia o chi spedisce merci via treno può affidarsi a compagnie diverse da quelle del proprio paese e grazie alla concorrenza i prezzi non si gonfiano e i servizi migliorano.

TEMI SPINOSI
In questo quadro il nuovo Parlamento Europeo si avvia ad affrontare temi spinosissimi che poi saranno recepiti da quelli nazionali. Il primo è il Bilancio dell'Unione dal 2021 al 2027. I punti più importanti per noi italiani, ma ovviamente non solo per noi, sono il possibile taglio del 20% alle sovvenzioni per gli agricoltori; un nuovo regime di tassazione uguale per tutta l'Europa, per le imprese che operano nel settore digitale; le risorse per un piano di gestione dell'immigrazione; il finanziamento di un piano anti-terrorismo e nuove iniziative sul fronte ambientale sul quale il vecchio Parlamento si è distinto moltissimo vietando i piccoli oggetti di plastica usa e getta dal 2021 e soprattutto approvando il Trattato di Parigi che obbliga tutti gli stati europei a ridurre la produzione di C02.
Uno dei temi più delicati che il nuovo Parlamento dovrà affrontare sarà quello del nuovo Sistema Europeo di Asilo per i rifugiati. In sostanza saranno proprio gli eurodeputati che dovranno trovare un accordo per superare le regole del Trattato di Dublino che, com'è noto, prevede che sia il primo Paese europeo di approdo a dover gestire i rifugiati. La Commissione ha già fatto le sue proposte per conciliare (questo verbo ritorna) solidarietà e responsabilità distribuendo i rifugiati in tutto il Continente. Ed è chiaro che anche su questo tema la composizione del Parlamento sarà determinante.
 
Domenica 26 Maggio 2019, 09:00
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