Fontana e il caso camici, con il flop della sanità lombarda si schianta il sogno dell'autonomia

Giovedì 30 Luglio 2020 di Mario Ajello
Fontana e il caso camici, con il flop della sanità lombarda si schianta il sogno dell'autonomia

Il presidente Attilio Fontana, in piena bufera, rilancia: «Serve più autonomia. E invece vedo un tentativo di ri-centralizzare e di toglierci i poteri che abbiamo». E sembra uno scherzo dire così. Perché il cuore dell'autonomia cara a un certo Nord - e consentita dalla sinistra per rincorrere sguaiatamente la Lega varando la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001 - è nella sanità ma proprio in questo campo si sono visti tutti i limiti e i disastri del regionalismo. Come il caso Lombardia dimostra ampiamente nella cattiva risposta alla furia del virus. Il tragico flop dell'autonomia è sotto gli occhi di tutti, tranne che di Fontana e di altri nordisti anche del Pd, e guarda caso non si è avuto la forza di celebrare, per decenza, un anniversario che altrimenti sarebbe stato festeggiato con le trombe.

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LA FESTA MANCATA
Il 18 luglio scorso ha segnato i 1000 giorni da quando si svolse - il 22 ottobre 2017 - il referendum in Lombardia e in Veneto sull'autonomia differenziata. Che passo con una maggioranza bulgara. Da allora, si è imposto il tema, è partita la trattativa tra Stato e Regioni e tra Nord e governo centrale (prima con Gentiloni, poi con i due esecutivi Conte di opposta coloritura) ma dopo questi mille giorni si può dire che non si è approdati a niente. Per fortuna? C'è voluta purtroppo la tragedia del Civid per dimostrare - unica positività dell'epidemia - che l'autonomia, e nel campo sanitario s'è visto eccome, è un danno e non una risorsa per i cittadini. Ed era quasi naturale, ma non per Fontana evidentemente, aspettarsi che la bufera insegnasse a rivalutare, e per quanto possibile a ripristinare, il servizio sanitario nazionale e a rivedere, parte del centrodestra sarebbe d'accordo, il Titolo V della Costituzione in chiave di riequilibrio dei poteri e di preminenza dello Stato.

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IL TRASLOCO
Il flop dell'autonomismo è connaturato al flop della gestione lombarda della lotta al virus. Ed è arrivata buon ultima la predicazione dell'autonomismo, su cui ancora insistono i nordisti ma con sponde esterne sempre minori, dopo che si sono sgonfiate nell'impatto con la realtà lungo i decenni le retoriche del separatismo, della secessione, della devolution, del trasferimento dei ministeri da Roma al Nord: qualche ufficietto dimostrativo dei dicasteri Economia, Riforme e Semplificazione nel 2011 dentro la reggia di Monza con i ritratti di Bossi presto ingialliti sulle pareti e la sceneggiata non durò niente. Ecco, sono state queste le coperture ideologico-propagandistiche al sistema lombardo. Ma nessuna di queste ha funzionato e il sistema è stato denudato per quello che è: un misto di presunzione e opacità che richiede una netta discontinuità istituzionale. Anche nell'interesse dello stesso Nord. Il cui boom economico del secondo dopoguerra, come insegnano i libri di storia, fu favorito dalla crescita sorprendente del Meridione. Poi lo sviluppo venne affidato alle Regioni e a politic sempre più legati al Nord, e lo scambio virtuoso tra le varie parti della nazione ha cominciato a interrompersi fino a produrre l'attuale divario sempre più grave e insostenibile per un Paese moderno. Meno autonomismo e più interventi targati Sud grazie al Recovery Plan? Questo, ben al di là dei destini personali e delle questioni giudiziarie del presidente del Pirellone, dovrebbe insegnare il caso Fontana.

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I PROTAGONISMI
Più saremo liberi, più saremo forti: questo è stato l'assioma settentrionalista - ma purtroppo capace di trovare agganci in altre parti dello Stivale, nel protagonismo dei presidenti regionali che in certi casi si sentono capi di Stato - che il Covid ha mandato in frantumi. E ora di autonomismo si parla ancora, anche dalle parti del governo rossogiallo che non può deludere un esponente forte del Pd qual è il governatore emiliano-romagnolo Bonaccini e cerca di avere qualche voto nel Veneto di Zaia alle elezioni amministrative del prossimo 20 settembre, ma se ne parla più che altro come bla bla. E come il passato di un'illusione: vista l'impossibilità di continuare un negoziato con il Nord sull'autonomismo, che anche i 5 stelle, quando erano al governo con la Lega, hanno scientemente fatto impantanare nelle sabbie mobili. L'affaire Fontana sta servendo insomma a fare chiarezza su che cosa sono stati questi anni in Italia. La stessa chiarezza che servirebbe, da parte del presidente lombardo, per rendere conto dell'insieme delle sue condotte, sia prima sia durante il ciclone del Covid.
 


 

Ultimo aggiornamento: 31 Luglio, 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA