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GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni, il nuovo centrodestra come «campo dei conservatori» tra presidenzialismo, sovranità nazionale e migranti

La numero 1 di FdI è infatti consapevole di avere ora in mano il pallino dello gioco e, soprattutto, di far paura ai suoi avversari

Mercoledì 9 Febbraio 2022 di Francesco Malfetano
Presidenzialismo, sovranità nazionale e migranti: così Meloni vuole rendere il centrodestra un «campo dei conservatori»

Né una federazione né una coalizione. Ma neanche il temuto isolamento. Piuttosto un «campo dei conservatori» - più o meno largo - guidato da Fratelli d'Italia. A quasi due settimane dal suo termine ultimo, le macerie della corsa al Quirinale sembrano continuare a stagliarsi, insormontabili, sulla strada del centrodestra. Eppure Giorgia Meloni, che nel mirino ha il 2023, è disposta a tutto per evitare che si finisca nuovamente spaccati. Allora fa carte e pur rimbalzando per ora i tentativi di ricucire portati avanti da Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, evita accuratamente lo strappo. La numero 1 di FdI è infatti consapevole di avere ora in mano il pallino dello gioco e, soprattutto, di far paura ai suoi avversari. Tant'è che si muove per conto suo dicendosi pronta ad ri-organizzare il «campo dei conservatori» in Italia (Meloni presiede il gruppo Parlamentare dei conservatori in Europa). Cioè non solo punta a ridefinire gli equilibri di forza all'interno del centrodestra in vista del prossimo giro di giostra elettorale, ma soprattutto ad unire tutte le forze conservatrici e liberali all'interno di società civile, forze politiche, think thank (come FareFuturo o Iri) e mondo accademico o intellettuale.

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La prospettiva di Meloni

La prospettiva in pratica, come già facilmente intuibile dopo Atreju, è quella di arrivare ad un grande partito conservatore, sulla scorta di quello che tutti i grandi paesi occidentali hanno. Non è un caso che proprio oggi, in un'intervista alla Stampa, Meloni abbia annunciato che a fine febbraio volerà negli Stati Uniti per partecipare al Congresso dei Repubblicani: «I Repubblicani sono collegati alla famiglia dei Conservatori europei che ho l'onore di presiedere, ed in questa veste, oltre che come presidente di Fdi, che tornerò al Cpac, che quest'anno si tiene a Orlando. Si tratta del più grande convegno dei conservatori americani, con i quali condividiamo molti valori e molte battaglie».

Il progetto è tutto in via di definizione ma ha alcuni capisaldi che, stando ad alcuni dei luogotenenti meloniani, ispireranno il resto. In primis, appunto, no all'isolamento. Il modello alla francese di Marine Le Pen non è un'opzione sul tavolo. D'altro canto, proporzionale o meno, se i sondaggi continueranno ad evolversi sulla scia di quelli attuali, è del tutto verosimile che la guida del centrodestra stavolta toccherà proprio alla Meloni. E allora il campo deve essere il più largo possibile, cercando però di abbandonare gli ultimi rigurgiti pseudo-fascisti o anti-europeisti che potrebbero provare a entrare.

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Il progetto

Poi, specie in questo particolare momento per la politica italiana, sul tavolo c'è il presidenzialismo. Per dirlo con le parole della Meloni di qualche giorno fa: «Un capo del governo scelto direttamente dai cittadini che ai cittadini risponde, che ha una maggioranza certa, che può governare cinque anni e ha i poteri per farlo con un vincolo diretto. Questa è la madre di tutte le riforme».

 

Infine si attingerà a piene mani dai grandi temi toccati ad Atreju. E quindi rimessa in valore delle sovranità nazionali ma in un quadro europeo. Difesa della cultura e delle identità. Governo dei flussi migratori. Tutela della vita contro tutte le forme che la mortificano (aborto, utero in affitto e eutanasia ad esempio). Poi sostegno alle famiglie e alla libertà d’impresa, ma anche alle fasce più deboli. 
Un progetto onnicomprensivo a cui la Meloni lavora ormai da mesi, se non anni. Che ora però, le macerie quirinalizie potrebbero aver indirizzato nella giusta direzione. 

Ultimo aggiornamento: 16:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA