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Giustizia, Marta Cartabia dal premier Mario Draghi che frena: nessuna intesa a due con Conte sulla mafia

Martedì 27 Luglio 2021 di Marco Conti
Giustizia, Marta Cartabia dal premier Mario Draghi che frena: nessuna intesa a due con Conte sulla mafia

Mezza Cartabia e mezza Bonafede. E' questo l'obiettivo dei Cinquestelle che in tutti i modi cercano di lasciare in piedi il più possibile il fine processo mai per il maggior numero di reati. E così la narrativa grillina vorrebbe che Giuseppe Conte avrebbe già incassato l'esclusione dalle norme sull' improcedibilità per i reati di mafia e terrorismo e che si sta trattando sui reati di pedo-pornografia, traffico di droga e, ciliegine sulla torta, anche i reati contro la pubblica amministrazione dovrebbero - sempre secondo i grillini - rimanere sotto l'egida della riforma Bonafede.

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La questione - Tutto ciò ha provocato l'immediata reazione dei centristi con Antonio Tajani (FI) che chiede «correttivi» (in testa la riforma dell'abuso di ufficio) e Enrico Costa (Azione) il quale sostiene che ciò di cui si parla vanno ben oltre «gli aggiustamenti tecnici» che lo stesso Mario Draghi aveva posto come limite alle correzioni. Malgrado il tira e molla grillino, e i racconti di possibili accordi, di fatto si sta ancora al testo licenziato in consiglio dei ministri anche dai Cinquestelle e l'appuntamento resta sempre quello di venerdì quando in Aula verrà posta la questione di fiducia.


Nella giornata di oggi Conte incontrerà i deputati grillini che compongono la Commissione Giustizia. Sul tavolo la questione dei 916 emendamenti presentati dal M5S sui quali l'es premier si è a lungo esercitato spedendo poi a Palazzo Chigi le motivazioni per ognuno degli emendamenti. Conte, che la prossima settimana dovrebbe ricevere dalla piattaforma il via libera alla leadership, anche per questo fatica a trovare o imporre una sintesi che accontenti tutti. Luigi Di Maio continua a sostenere pubblicamente i tentativi dell'ex premier e ieri ha cercato di porre un punto alla trattativa dicendo che «bisogna intervenire per evitare il rischio che i responsabili di reati gravi come quelli di mafia rimangano impuniti». In realtà i reati di mafia, come spiegato più volte dalla ministra Cartabia, già godono di una corsia veloce e la formale esclusione cambierebbe poco.

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Nel pomeriggio di ieri la ministra Cartabia si è recata a Palazzo Chigi per spiegare al presidente del Consiglio che il gioco a rialzo dei Cinquestelle, a cui è seguito quello degli altri partiti, rischia di impantanare la riforma e di farla slittare a settembre. Ad aumentare la preoccupazione della Guardasigilli è stata la mossa di FI, Lega e Fdi, che ieri hanno presentato al presidente della Camera Roberto Fico un ricorso contro l'esclusione operata dalla Commissione degli emendamenti tesi a riformare l'abuso di ufficio. Ciò ha costretto il presidente della Commissione al rinvio anche perchè a sua volta il M5S ha fatto analoga cosa sul reato di corruzione. L'epilogo era stato previsto dalla ministra e più volte nei giorni scorsi aveva provato a spiegare che il testo messo a punto era già frutto di una laboriosa mediazione operata prima di tutto non cambiando direttamente la prescrizione, ma lavorando sull'improcedibilità.

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Ora il suk che si è aperto a Montecitorio preoccupa anche il Pd. I dem, dopo aver sostenuto per giorni le esigenze dei 5S, sono preoccupati non solo della palude nella quale potrebbe finire la riforma, ma anche della reazione di Palazzo Chigi che potrebbe decidere di chiudere le trattative e andare alla conta in Aula. Uno sbocco che, allo stato delle cose, certificherebbe la spaccatura del M5S riconsegnando ai dem un alleato in pieno caos. Nel MoVimento resta infatti uno zoccolo duro che non si accontenterebbe comunque di aver sfilato dalla riforma i reati di mafia e di terrorismo e vuole tenersi la riforma Bonafede senza ritocchi.


Resta il fatto che la mossa del centrodestra - fatta per bloccare ogni trattativa bilaterale tra la Cartabia e Conte - potrebbe alla fine aiutare proprio questa pattuglia di irriducibili 5S e il partito delle procure che puntano a conservare il fine processo mai della riforma Bonafede.

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Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 10:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA