Conte e Renzi, il governo rischia la crisi? Le 5 domande chiave: dai "responsabili" a Draghi

Venerdì 14 Febbraio 2020 di Simone Canettieri
Conte e Renzi, il governo rischia la crisi? Le 5 domande chiave, dai

A sei mesi dalla rottura della Lega di Matteo Salvini che portò alla nascita del Conte Bis, torna ad affacciarsi a Palazzo Chigi lo spettro della crisi di governo.  Tra strategie e bluff ecco tutte le domande che rimbalzano in queste ore nel Palazzo. 
 

Come si arriva a una vera crisi di governo?

Alla luce degli scontri tra Italia Viva di Matteo Renzi e il premier Giuseppe Conte ci sono due strade maestre. Il ritiro della delegazione di Iv dal consiglio dei ministri con conseguente uscita dei parlamentari renziani dalla maggioranza oppure una mossa del premier. Potrebbe essere proprio Conte a spingere fuori dalla porta dal perimetro giallorosso Matteo Renzi. In questi due casi il presidente del Consiglio dovrebbe ritornare in Parlamento per chiedere la fiducia puntando a sostituire Iv con altre forze che ora fanno parte dell'opposizione. I sospettati sono i responsabili che al Senato si staccherebbero da Forza Italia.  A Palazzo Madama la maggioranza necessaria è di 157 voti. Sommando Pd, M5S, gruppo Misto e Autonomie (senza  i renziani) il pallottoliere arriva 152.  
 Qualsiasi passaggio avrebbe bisogno di un'interlocuzione con il presidente della Repubblica. Così nascerebbe il Conte Ter. Oppure c'è il secondo scenario: le dimissioni di Conte nelle mani di Mattarella
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Il voto è vicino? 
No. Se si guarda le forze in campo in Parlamento, molto attente ai sondaggi. Gli unici a spingere per un ritorno immediato alla urne sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Tutti gli altri partiti per motivi legati al consenso non hanno interesse ad andare a votare: da Iv (molto bassa nei sondaggi), passando per il M5S (che al momento, in Parlamento, è la prima forza ma che ormai sta dimezzando, e anche peggio, tutti i consensi nelle sfide elettorali affrontate finora).

Cosa ha in mente Matteo Renzi?
L'ex premier punta a sostituire Conte, senza cambiare il perimetro della maggioranza. L'unico modo che ha per portare a termine il suo disegno è quello di proporre un nome del Pd. Nelle settimane scorse è girata la voce di Nicola Zingaretti, Dario Franceschini e, adesso, Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia. Renzi punta sul fatto che il M5S, al pari suo, non ha interesse a tornare al voto. Ma dal Nazareno, sede dei dem, continuano a dire: dopo Conte ci sono solo le urne.
 

Quando e come si potrebbe andare a elezioni anticipate?
Se la crisi dovesse precipitare e non i partiti della maggioranza non fossero disponibili a sostenere un altro governo, il presidente della Repubblica darebbe il mandato a una figura tecnica di  formare un governo con una missione chiara: portare a termine la legge elettorale (a partire dai nuovi collegi da ridisegnare) e portare l'esecutivo al voto in primavera, prima finestra utile. O al massimo in autunno.

Esiste davvero un'opzione Mario Draghi?
 L'ex presidente della Bce è da sempre molto evocato. Anche la Lega tirò fuori il suo nome per un governo istituzionale. Ma difficilmente una personalità del calibro di Draghi sarebbe a disponibile a mettersi in un'avventura così complicata, sotto il tiro della destra.

 

Ultimo aggiornamento: 13:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA