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ENRICO LETTA

Governo, ora Letta avvisa M5S: «Così salta il campo largo»

Rabbia al Nazareno: "Incomprensibile rompere su temi sociali e sul precariato"

Giovedì 14 Luglio 2022 di Francesco Malfetano
Governo, ora Letta avvisa M5S: «Così salta il campo largo»

«Niente alibi». Quando ieri Enrico Letta ha varcato nel primo pomeriggio l'ingresso della Sala Regina a Montecitorio, la sensazione del centinaio di parlamentari dem che lo attendevano è stata che ogni mediazione fosse fallita e che non restasse altro da fare se non mettere all'angolo l'alleato (ex?) cinquestelle.
E così, sull'onda delle parole dure appena pronunciate da Matteo Salvini (e apprezzate dal Nazareno), il segretario del Partito democratico nelle sue comunicazioni è arrivato a scomodare la scintilla che fece esplodere la Prima Guerra Mondiale: «Non si pensava che il colpo di pistola a Sarajevo avrebbe aperto il più sanguinoso conflitto della storia ma è andata così. Ci sono dei fatti che hanno conseguenze». E ancora, a sottolineare il clima tutt'altro che sereno: «Se il Movimento 5 stelle va via cade tutto». Il riferimento, spiega chi sedeva tra i parlamentari, non era però solo al «domani» (e cioè al voto di fiducia del Senato), ma soprattutto «al dopodomani».

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Letta in verità non si spinge apertamente a tanto per non mettere troppa carne al fuoco. Anzi, a sera, in un incontro a Melzo (Milano), prova a disinnescare: «Stiamo facendo insieme le Primarie in Sicilia per individuare insieme la candidata presidente. Evidentemente stiamo facendo un percorso insieme lì. Io spero che questo percorso sia la dimostrazione che si può lavorare ancora insieme».
LA STRATEGIA

Ma comunque andrà alla fine, la strategia adottata dall'alleato in questa fase delicata è considerata «incomprensibile» dai vertici dem. Tant'è anche Francesco Boccia, responsabile degli enti locali e tra i fautori del campo largo, ieri ha fatto scricchiolare l'intesa. Il M5S ha coperto degli spazi lasciati «vuoti dalle nostre disattenzioni di 7/8 anni fa» ha detto durante un evento a Napoli. Per cui ora «l'ambizione di dire a quelli che la loro casa è la casa dei progressisti», con o senza il Movimento.
Tornando ai parlamentari, a stupire è anche l'assenza di una visione profonda. La rottura non solo lascerebbe campo libero al centrodestra quanto, anche se si dovesse trovare la formula per tenere in piedi l'esecutivo senza il Movimento 5 stelle, metterebbe Lega e Forza Italia nelle condizioni di smontare tutti quei successi che i grillini fino ad oggi si sono appuntati sul petto: dal Reddito di cittadinanza al Superbonus 110%.

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«Nella giornata di martedì si è aperta una opportunità su parole che non erano nell'agenda di governo - ha continuato Letta nel suo discorso - Fatemelo dire anche a chi chiede un cambio di passo: sarebbe paradossale mettere a rischio il governo proprio quando questo ha aperto il capitolo della lotta alla precarietà». Rompere su un decreto che destina 23 miliardi di euro in aiuti a famiglie e imprese, per di più quando i dossier salario minimo e lavoro povero sono finalmente sul tavolo, per i dem pone «l'urgenza di una seria riflessione». Il risultato di fatto, è rallentare l'azione di governo. «Ma non è il momento di parcheggiare la macchina nel box, al limite di accelerare. Penso che di fronte al semestre caldo, all'autunno caldo» che si aspetta «le forze politiche, responsabili e forti, sanno che scelte politiche fare. Non possiamo metterci alla finestra e metterci a fare campagna elettorale da oggi». Da questo, raccontano più voci ma solo in rigoroso anonimato proprio per «non esacerbare i toni», è emersa in tutta evidenza l'inaffidabilità del Movimento. Quasi un brusco risveglio per chi, nonostante tutto, ha comunque difeso da ogni opposizione interna o esterna la possibile tenuta del campo largo.
 

Ultimo aggiornamento: 06:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA