Renzi ritira le ministre, il premier adesso tratta, Mattarella: fate in fretta

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Alberto Gentili

Come annunciato e promesso, Matteo Renzi apre la crisi. Lo strappo del leader di Italia Viva arriva un paio d’ore dopo un gesto di pacificazione, dettato dal Quirinale, di Giuseppe Conte. E innesca l’ira del Pd, dei 5Stelle e dello stesso premier che ora però appare disposto a trattare per un nuovo governo, quel Conte-ter contro cui ha resistito con le unghie e con i denti temendo di uscirne ridimensionato.


La crisi, aperta dall’addio delle ministre renziane Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, almeno per il momento non passerà per le dimissioni di Conte. Il premier ha deciso di non dimettersi e l’ha annunciato ieri sera in Consiglio dei ministri. Il capo del governo potrebbe scegliere la strada di andare in Parlamento come fece nell’agosto del 2019 contro Matteo Salvini che l’aveva sfiduciato. Di certo terrà l’interim all’Agricoltura e alla Famiglia e tenterà di procedere a un “rimpastone”, per poi chiedere la fiducia delle Camere sulla nuova squadra e sul nuovo «patto di legislatura». Strada impervia, tanto più che Renzi le dimissioni le vuole. Ma aggiunge: «Non ho né veti, né pregiudiziali su nessuno. Non c’è però un solo nome per palazzo Chigi». 
Insomma, comincia una partita a scacchi che dovrà però concludersi in breve tempo, forse entro lunedì: «E’ necessario, in piena pandemia, uscire velocemente da questa condizione di incertezza», ha fatto filtrare il capo dello Stato, Sergio Mattarella. 


LA MOSSA DEL PREMIER<QA0>
Lo strappo di Renzi coglie impreparato Conte. Sul bordo del precipizio, a un passo da una crisi al buio, il premier dopo aver lasciato il Quirinale aveva infatti schiacciato tutti e due i piedi il pedale del freno, annunciando urbi et orbi la rinuncia ad andare alla conta in Parlamento per tagliare fuori Renzi. Così come gli aveva suggerito Mattarella, contrario a maggioranza raccogliticce e come gli avevano chiesto il Pd e i 5Stelle. «Una crisi? Spero di no, la gente ci chiede di andare avanti». Con i voti dei responsabili in Senato? Gli avevano chiesto i giornalisti. La risposta: «Ho sempre detto che il governo può andare avanti solo con il sostegno di tutte le forze di maggioranza e con una maggioranza solida. Fino all’ultima ora lavorerò per rafforzare la coalizione e sto lavorando ad un patto di legislatura: serve uno spirito costruttivo, confido che ci si possa trovare intorno a un tavolo». Per finire con un auspicio e un ulteriore segnale di pace a Renzi: «Spero che le ministre non si dimettano, che non si arrivi a questo. Italia viva sa che tutte le volte che pone dei problemi in modo costruttivo troveranno in me il massimo interlocutore».
Erano subito scattati gli applausi di Pd, 5Stelle e Leu. «Ci sono le condizioni per definire un’intesa di fine legislatura, nei confini dell’attuale maggioranza», aveva messo a verbale il dem Goffredo Bettini.
Ma alle sei di sera è arrivata la doccia fredda. Renzi, determinato a ottenere una «vera discontinuità politica», in conferenza stampa alla Camera ha annunciato le dimissioni di Bellanova e Bonetti. «La crisi non l’apriamo noi che con coraggio rinunciamo alle poltrone, la crisi è aperta da mesi perché manca nel governo quel salto di qualità che abbiamo chiesto invano». 
Allo stesso tempo Renzi non ha chiuso, si diceva, all’ipotesi che si faccia un nuovo governo guidato da Conte, anche se preferirebbe Dario Franceschini o un tecnico. Ma ha avvertito: «Siamo costruttori, la costruzione però non si fa sulla sabbia. Si faccia un patto chiaro e si vada avanti fino al 2023. Siamo pronti a un governo con la stessa maggioranza. Oppure, se Conte troverà “responsabili” in Senato, passeremo all’opposizione».
La mossa di Renzi ha innescato la dura reazione del Pd e dei 5Stelle. «Quello di Italia Viva è un errore gravissimo contro l’Italia», ha tuonato il leader del Pd Nicola Zingaretti, «Conte aveva assicurato la disponibilità per un patto legislatura e questo rende scelta Italia viva ancora più incomprensibile. Ora è a rischio tutto, dagli investimenti nel digitale alla sanità. Oggi ci sono stati 500 morti per Covid, non capisco». Luigi Di Maio invece ha fatto sapere di essere «fortemente preoccupato per gli sviluppi delle ultime ore», di aver «sentito Conte più volte» e di garantirgli «il massimo supporto».
Da vedere quanto durerà questa unità tra Pd e 5Stelle di fronte la crisi innescata da Renzi. Beppe Grillo ha invocato «il tempo dei costruttori»: un sostegno pieno al Conte-ter. Di certo c’è che dal Consiglio dal ministri si alza un coro di tweet: «Avanti con Conte!». Per dirla con Franceschini: «L’attacco a Conte è un attacco all’intero governo». Segno che, almeno per il momento, nessuno dei rosso-gialli esplora i nomi alternativi graditi a Renzi.
 

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