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Green Pass, Mirabelli: «Va garantito a tutti, è questione di uguaglianza»

Venerdì 30 Luglio 2021 di Diodato Pirone
Green Pass, Mirabelli: «Va garantito a tutti è questione di uguaglianza»

Il caso più imbarazzante è quello delle migliaia di vaccinati con il farmaco italiano di Reithera. Si tratta di volontari che hanno sperimentato sulla propria pelle, come prevedono le norme internazionali, l’efficacia o meno del vaccino ma che ora non riescono ad ottenere il Green pass anche se hanno gli anticorpi anti-Covid da prima di milioni di concittadini già entrati in possesso del prezioso QR. Ma i casi “limite” sono tanti come quello di chi si è vaccinato in un paese non Ue o degli stranieri immunizzati ma con codici fiscali non riconosciuti dalle anagrafi vaccinali regionali. Migliaia di persone sono in queste condizioni e rischiano di subirne dei danni. Ne parliamo con un giurista dello spessore di Cesare Mirabelli ex presidente della Corte Costituzionale.

Professore fra pochi giorni, dal 6 agosto, il Green pass diventerà obbligatorio per usufruire di servizi o partecipare a molte attività. Chi è stato vaccinato tramite canali diversi rischia di subire danni non secondari perché il Certificato vaccinale non gli viene riconosciuto. Sul piano giuridico si tratta di un vulnus.
«Assolutamente. Va posto rimedio. Il tema è regolato da principi costituzionali e giuridici che si rifanno a due principi: uguaglianza e ragionevolezza. Entro questo quadro è importante che i diritti dei cittadini vengano rispettati per tutti. Questo significa che chi si è vaccinato con farmaci riconosciuti dall’Ue oppure ha gli anticorpi determinati dal vaccino “made in Italy” Reithera dovrà ottenere il pass. Spetta alle autorità trovare la soluzione tecnica in un quadro che è giuridicamente chiaro».

Partiamo dai volontari che si sono fatti inoculare le dosi del vaccino italiano Reithera. 
«In questo caso specifico mi pare evidente che le strutture preposte, governative o regionali, debbano rimuovere gli ostacoli alla concessione del Green pass. Non spetta a noi giuristi indicare la strada sanitaria che possa verificare la presenza di anti-corpi nell’organismo di questi volontari ma la sostanza del problema non cambia: si tratta di persone che hanno diritto a tutti gli effetti al Green pass sulla base dei principi di uguaglianza e ragionevolezza».

La cosa vale anche per chi si è vaccinato all’estero in stati non Ue come ad esempio la Serbia che per un periodo ha vaccinato cittadini italiani quando da noi i farmaci erano difficilmente reperibili?
«Sul piano di principio si purché i vaccini siano riconosciuti dall’Ue. Questo tema è più sanitario che giuridico. Può fare da apripista l’intesa fra la Svizzera e l’Ue per cui c’è un reciproco riconoscimento dei Green pass. Un’intesa che sta per essere allargata anche a piccole realtà come il Vaticano».

Ma il Green pass è uno strumento giuridicamente inattaccabile?
«Con il Green pass si vuole segnalare l’avvenuta vaccinazione e quindi la possibilità di svolgere attività o partecipare ad aventi con rischi di diffusione dell’epidemia ridotti. L’obbligo di avere questa documentazione è ammissibile se c’è una legge che lo prevede e se il suo utilizzo concreto è adeguato e proporzionato».

Cosa significa sul piano costituzionale?
«Che se il Green pass venisse richiesto per guidare l’auto, dico per assurdo, esso non sarebbe legittimo. Strumenti del genere non possono essere totalizzanti, esiste un’ampia letteratura giuridica in proposito. Ma il Green pass è uno strumento chiaro certifica la vaccinazione e dunque va assegnato a tutti i vaccinati».

La vaccinazione obbligatoria è ammissibile?
«Certamente. Esistono leggi in proposito per i bambini e da moltissimi anni. Si tratta di un atto medico che non danneggia le singole persone o quantomeno rappresenta un rischio minimo anche perché tutela coloro che il vaccino non possono farlo per analoghe disposizioni mediche».

Stabilito che il Pass è legale, le persone che sono vaccinate ma non riescono ad ottenerlo possono rivalersi?
«I casi da esaminare sono diversi ma ripeto va rispettato il principio di uguaglianza per cui chi ha fatto vaccini riconosciuti dalle autorità sanitarie ha diritto al Pass».
 

Ultimo aggiornamento: 31 Luglio, 20:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA