MATTEO SALVINI

Green pass, Salvini dice no (ma la Lega si divide). M5S in pressing su Draghi: no forzature

Sabato 4 Settembre 2021 di Francesco Malfetano e Emilio Pucci
Green pass, Salvini dice no (ma la Lega si divide). M5S in pressing su Draghi: no forzature

 Anche se il premier non ha sganciato (ancora) vere e proprie bombe, dopo le parole di Mario Draghi su Green pass e obbligo vaccinale qualche deflagrazione in maggioranza c'è già stata. In primis il muro contro muro con Matteo Salvini, acuitosi ulteriormente ieri sera quando il leader leghista è tornato a parlare di responsabilità dello Stato per le vaccinazioni, strizzando l'occhio a una certa parte del Paese ancora esitante verso la campagna vaccinale. «L'abbiamo proposto in commissione e ce l'hanno bocciato ma lo riproporremo in Aula: se tu Stato, non dico mi imponi ma fai di tutto per portarmi a vaccinare, io dico: Bene, ma se ci sono dei danni conseguenti, mi risarcisci tu che mi sta portando a fare questa scelta» ha detto il segretario della Lega.

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IL POSIZIONAMENTO
Un nuovo posizionamento, quello del Carroccio, che è legato anche alla campagna elettorale. La consapevolezza infatti è che nelle grandi città il partito di via Bellerio ha avuto sempre difficoltà. Lo stop all'obbligo vaccinale da parte di Matteo Salvini quindi è per convinzione, «non esiste in nessun Paese europeo, noi siamo per la libera scelta», ha anche tuonato ieri, «ingoio qualche rospo per il bene del Paese». Ma il fatto di aver alzato i toni, di aver retto un muro per non piegarsi più acriticamente a quello che decide Draghi, è dovuto anche all'appuntamento alle porte delle amministrative. «Noi siamo al governo e ci rimarremo ma non rinunceremo alle nostre battaglie», ha ribadito ieri il Capitano' in campo a sostegno di Michetti nella Capitale. Poi giù affondi contro reddito di cittadinanza, ius soli, Ddl Zan e il ministro Lamorgese.
Ma il partito ribolle. «Se la stragrande maggioranza di noi è per l'obbligo vaccinale perché dobbiamo inseguire la linea di Borghi?», si chiede un big. L'altra tesi, invece, è che essendo quasi il 70% della popolazione già vaccinata «non si capisce perché dovremmo dire sì a questa forzatura». Una forzatura peraltro rimarcata ieri anche dal ministro Speranza, a margine di un incontro con il segretario alla Salute Usa, Xavier Becerra: «Non ci precludiamo anche la possibilità, qualora ce ne fosse bisogno, di poter utilizzare anche l'obbligo di vaccinazione». Salvini non ci sta. «Siamo pronti a votare contro e a distinguerci in Parlamento. Non accettiamo ricatti», continua a dire ai suoi. E poco importa che anche all'interno dei gruppi parlamentari in tanti vorrebbero una strategia più netta a favore dei vaccini, affinché non si strizzasse affatto l'occhio a chi è contro. La guerra che si combatte a destra con la Meloni non interessa all'ala moderata. Anzi. La convinzione di molti è che stia arrecando danni, offuscando l'immagine della Lega di governo e allontanando il progetto di federazione del centrodestra, con Forza Italia - da Tajani a Ronzulli - schierata apertamente con il premier.


IL MOVIMENTO
Appoggia Draghi - ma con toni molto più prudenti rispetto a Pd e FI - pure il M5S. Conte se la prende con quelle che chiama «pulsioni anti scientifiche. Nessuna forza politica - afferma - dovrebbe giocare sulla piena efficacia del piano vaccinale, serve una posizione molto chiara». L'atteggiamento dei pentastellati resta guardingo perché, il leitmotiv grillino, è «inutile forzare la mano in una fase così delicata». E anche se «sono scomparse le logiche no vax» che hanno caratterizzato a lungo i 5S, sottotraccia in realtà continua a prevalere il no all'obbligo vaccinale. Non per tutti. «Sono a favore, ritengo che occorra convincere le persone che non credono nei vaccini», prova ad esempio a mediare il ministro D'Incà. A schierarsi senza se e senza ma al fianco del presidente del Consiglio è Renzi. Iv non ha dubbi. Così come i vertici dem che tornano a polemizzare con il Carroccio. «Basta ambiguità», dice Provenzano. «Il Pd difende la vita, Salvini i no vax», accusa Boccia. Ma la Lega non demorde. «Finora - sentenzia Borghi - si è sempre stati prigionieri del dogma di votare sempre sì perché siamo al governo, d'ora in poi in Parlamento terremo il punto, poi l'Aula è sovrana».

 

 

Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 10:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA