Il Green pass diventa regionale. Terapie intensive al 5% e si diventa zona gialla

Martedì 20 Luglio 2021 di Marco Conti
Il Green pass diventa regionale. Terapie intensive al 5% e si diventa zona gialla

Il virus rialza la testa, i non vaccinati sono ancora troppi per poter pensare ad una immunità di gregge e così tornano le zone colorate anche se mutano i criteri e il Pass potrebbe essere legato all’andamento dei contagi in ogni singola regione. Governo e presidente di regione sembrano aver trovato l’intesa che farà scattare la zona gialla con un’occupazione delle terapie intensive superiore al 5% dei posti letto a disposizione e con quella dei reparti ordinari superiore al 10%. 

 

 

 

Zona gialla e Green pass, le novità

L’accordo è a portata di mano anche se domani dovrebbe ripetersi l’iter di sempre. Ovvero la riunione dei presidenti delle Regioni con la ministra Maria Stella Gelmini, poi la Conferenza Stato-Regioni guidata da Massimiliano Fedriga, a seguire la cabina di regia composta da tecnini del Cts e ministri competenti, ed infine il consiglio dei ministri che dovrà emanare il decreto con i nuovi parametri. Importante è che anche il ministro della Salute Roberto Speranza definisca «ragionevole» la richiesta delle Regioni di far pesare di più, nell’attribuzione dei colori, il tasso di ospedalizzazione rispetto agli altri indicatori e all’indice Rt.

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Con i nuovi criteri nessuna regione andrebbe in zona gialla, cosa che invece sarebbe potuta accadere già lunedì prossimo a Sicilia e Sardegna. Dati alla mano emerge che la media nazionale di occupazione dei posti letto, sia in terapia intensiva che nelle aree mediche, è al 2%. Ad essere messe peggio, con le rianimazioni, sono la Toscana (3,4%), la Sicilia (3,1%), la Liguria (2,8%) e il Lazio (2,7%) mentre nei reparti ordinari la Calabria è al 5,5%, la Campania al 5,1%, la Sicilia al 4,6%. Numeri al momento comunque lontani dalla soglia di rischio.

 

Non c’è invece intesa sull’utilizzo del Green Pass. Il ministro Speranza spinge per un largo utilizzo dello strumento in linea con quanto di recente stabilito in Francia. Il nodo sono i ristoranti e i bar che il ministro vorrebbe includere e che soprattutto Matteo Salvini non vuole. Ieri Draghi ha incontrato a palazzo Chigi l’ex premier, e a breve leader del M5S, Giuseppe Conte.

Oltre che della riforma della giustizia i due hanno anche parlato della situazione epidemiologica e del green pass, con Conte che ha sollevato perplessità sull’inclusione di ristoranti e bar nell’elenco. Per Draghi non c’è un modello francese da importare. L’Italia deciderà, quindi, secondo l’andamento del virus e della campagna di vaccinazione. D’altra parte la quota italiana di “resistenti” al vaccino è più bassa di quella che si riscontra in altri Paesi, Francia compresa.

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Con 27 milioni di vaccinati completi e sette in attesa della seconda dose, la campagna vaccinale procede correttamente e, stante anche la linea del M5S al presidente del Consiglio risulterà facile sostenere domani in consiglio dei ministri la linea della gradualità. Ovvero obbligo del Green Pass, e quindi della vaccinazione completa, solo per gli eventi al chiuso o ad alto assembramento, come cinema, teatri, discoteche e stadi oltre che per treni, aerei e traghetti.

Sullo sfondo resta la proposta del sottosegretario Andrea Costa che prevede una gradualità nell’utilizzo del pass a seconda dell’andamento del virus nelle singole regioni. In sostanza maggior utilizzo del pass dove si registrano picchi di contagi. Nel decreto verrà anche stabilito che il Green Pass verrà dato solo a vaccinazione conclusa e non con la sola prima dose. Altro punto che verrà affrontato domani è quello dello stato d’emergenza che scade a fine mese e che potrebbe essere prorogato sino ad ottobre. 

 

 

 

Nel frattempo tra i partiti prosegue la polemica su come utilizzare il Green Pass. Contro un utilizzo estensivo del pass si schiera Matteo Salvini che non ve vuole sapere e lo giudica «senza senso». «Chi parla di multe, divieti e chiusure - insiste il leader della Lega - danneggia il lavoro, la salute e la vita degli italiani». Una linea condivisa anche dal presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga secondo il quale «il green pass ai ristoranti, con i numeri che abbiamo, sembrerebbe una scelta fuori luogo e incomprensibile. Se poi la situazione peggiora, si possono rivedere le scelte». Il decreto previsto per domani non conterrà altro, anche se si discute della possibilità di introdurre l’obbligo vaccinale per il personale scolastico. Un’ipotesi che per ora non viene presa in esame da palazzo Chigi.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 14:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA