Green Pass solo con la seconda dose e mascherine all'aperto: le ipotesi per contrastare la variante Delta e il rischio zona gialla

Lunedì 12 Luglio 2021 di Mauro Evangelisti
Green pass solo con la seconda dose e mascherine all'aperto: le ipotesi per contrastare la variante Delta

Ritorno all’obbligo della mascherina all’aperto e Green pass rafforzato, rilasciato solo dopo la seconda dose. Con forti pressioni, ad esempio dalla Regione Lazio, perché si facciano scelte come quella francese che ha introdotto il pass per treni, ristoranti, cinema e musei. Ecco alcune delle misure allo studio, mentre prosegue la corsa dei nuovi casi positivi che rende sempre più probabile la proroga dello stato di emergenza fino al 31 ottobre. E occhio: non succedeva da tre mesi e mezzo, ma ieri il numero dei pazienti Covid ricoverati negli ospedali italiani è aumentato rispetto al giorno prima. Sono 12 in più, nulla di drammatico, ma è un segnale. Un pessimo segnale, perché dimostra che a causa di una platea ancora ampia di non vaccinati con doppia dose, il 60 per cento degli italiani, la diffusione della variante Delta sta causando i primi contraccolpi sul sistema sanitario. E la vaccinazione sembra essersi arenata perché è vero che viaggia a circa 500mila dosi al giorno (in media), ma al 90 per cento sono richiami, la quota di persone che stanno cominciando il percorso vaccinale è bassa.

 

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Variante Delta, aumento casi e rischio zona gialla

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ieri ha ribadito: ogni settimana c’è il monitoraggio dell’andamento della epidemia. Il sistema, con i parametri che dipendono molto dalla incidenza dei casi, è sempre in vigore. Questo significa che presto alcune Regioni finiranno in fascia gialla. Chi dice «siamo ancora lontano dal superamento dei 50 casi ogni centomila abitanti su base settimanale» dice il vero, perché le Regioni con il valore più alto oscillano tra 15 e 20, ma finge di non vedere il ritmo di crescita attuale dei numeri, che di fatto comporta quasi il raddoppio rispetto a sette giorni prima. Prendiamo il caso di ieri: 888 nuovi infetti, apparentemente un dato basso, ma bisogna raffrontarlo con quello di sette giorni prima, quando furono 480, l’incremento è stato dell’85 per cento. Per capire: se anche giovedì si confermerà una percentuale di crescita simile, saremo ampiamente oltre quota 2mila casi giornalieri, sette giorni dopo ci avvicineremo a 4mila. Con questi numeri e a parametri invariati molte Regioni andrebbero in zona gialla, con chiusure e coprifuoco. Tra l’altro, il tasso di positività dei tamponi ora è all’1,21 per cento. Per questo le Regioni stanno premendo per andare a rivedere il meccanismo.

 

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E anche uno molto prudente e spesso in linea con il ministro Speranza, l’assessore alla Salute dell’Emilia-Romagna (che coordina tutti i colleghi delle varie Regioni), Raffaele Donini, riflette: «Una valutazione va fatta, perché i contagi di oggi, non hanno le stesse conseguenze di quelli che registravamo quando non c’erano i vaccini. Prima per ogni 100 nuovi casi almeno 5 finivano in ospedale, ora quella quota è molto più bassa». Ma che alternative ci sono alle semplici chiusure già previste dal meccanismo dei colori delle Regioni? I festeggiamenti per la vittoria agli Europei dell’Italia hanno mostrato a tutti che l’uso della mascherina all’aperto è scomparso anche in caso di assembramento. Avere rimosso l’obbligo (che in realtà vale solo se si è distanti da altre persone) ha avuto come effetto collaterale un messaggio di fine del match con il Covid per il quale c’è stato un addio alle protezioni generalizzato. Sul tavolo, mentre altre Nazioni decidono le chiusure anticipate dei locali e restrizioni anche più severe, c’è la possibilità di ripristinare l’obbligo di mascherina anche all’aperto, per limitare le occasioni di trasmissione del virus e fare comprendere alle persone che la guerra non è stata vinta e che, semplicemente, bisogna continuare a fare attenzione. L’altro fronte è quello dell’utilizzo del Green pass che, anche se è stato scaricato da 26 milioni di italiani, ad oggi ha una utilità assai limitata e questo ha come effetto collaterale che non serve a convincere gli indecisi a vaccinarsi. A una festa di matrimonio o in un altro Paese europeo vado anche con un semplice test antigenico, alla fine per il vaccinato le opportunità di maggiore libertà sono pari a zero. In altre nazioni come la Francia si stanno scegliendo strade differenti, in Italia questo coraggio di limitare alcune attività ai soli vaccinati ancora non si è visto. Da settimane il sottosegretario alla Salute, Pier Paolo Sileri, sta premendo perché si rafforzi il Green pass ma allo stesso tempo lo si conceda solo a chi ha completato il percorso vaccinale, non a chi ha ricevuto una sola dose.

 

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Scelte

Dalle Regioni, ma anche da esponenti del Cts, c’è pressione perché si applichi il modello Israele, consentendo di andare a un evento sportivo, a uno spettacolo, a una festa o anche semplicemente al ristorante solo ai vaccinati. Perché i vaccinati devono rinunciare a molte attività a causa di coloro che non si vogliono vaccinare? La riflessione è in corso visto che siamo in una fase in cui ci sono dosi per tutti coloro che vogliono aderire alla campagna di immunizzazione. L’alternativa, con i casi che aumentano, è quella di tornare alle chiusure o al coprifuoco, scelta che non sarebbe compresa da quel 40 per cento di italiani che si sono vaccinati con doppia dose.
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 13 Luglio, 14:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA