BEPPE GRILLO

Grillo soft: «Non sono un padre-padrone». Il blitz per il direttorio

Mercoledì 30 Giugno 2021 di Diodato Pirone
Grillo: «Lo statuto di Conte mette solo lui al centro». Conte: il mio progetto non resterà nel cassetto

Il film del terzo giorno della scissione del Movimento 5Stelle e della guerra personale e politica fra (in ordine alfabetico) Giuseppe Conte e Beppe Grillo è scandito da sei scene che sintetizziamo in ordine cronologico. Primo ciack: di buon ora riapre le ostilità il contiano Vito Crimi che, forte della valanga di reazioni negative emerse sui social nei confronti del durissimo comunicato diffuso martedì dal fondatore, annuncia il suo possibile addio al Movimento perché non ritiene praticabile la strada proposta da Grillo di un voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau dalla quale il MoVimento si è staccato appena tre settimane fa. 


Il paradosso

Seconda scena: Grillo subito risponde a tono a Crimi e lo invita a indire le elezioni del futuro Comitato direttivo nel giro di 24 ore come lui aveva proposto nell’ormai storico comunicato (quello nel quale ha dato dell’«incapace» a Conte). Il garante usa termini inutilmente sprezzanti verso Crimi che è pur sempre il presidente del Comitato di garanzia e che per un annetto è stato il reggente della figura del capo politico, vuota dopo le dimissioni di Luigi Di Maio: «In caso contrario sarai ritenuto direttamente e personalmente responsabile per ogni conseguenza dannosa dovesse occorrere al MoVimento».
Inquadratura panoramica: nel popolo dei pentastellati anche questa mossa di Beppe non raccoglie grandi consensi. Gli osservatori neutrali non ci mettono molto a verificare quanto accade sui social, il vero habitat del MoVimento, e non fanno fatica a registrare un sostanziale isolamento di Grill non solo fra i senatori (contiani da sempre) ma anche fra i deputati e, soprattutto, nella mitica base.
Intermezzo. I cronisti pescano Conte che esce da casa sua per una partita a tennis e l’ex premier ne approfitta per infliggere all’avversario una perfida stilettata: «Questa svolta autarchica è una mortificazione non per me ma per una intera comunità». Fra i giornalisti qualcuno non manca di chiedersi se il calibrato riferimento a una fase autoritaria della storia italiana sia voluto o meno.

 

Ma ecco la terza scena. E’ ormai tardo pomeriggio. Mentre si riuniscono i parlamentari pentastellati in un clima indecifrabile, fra sbigottimento e rabbia, arriva a sorpresa un nuovo video del fondatore che inverte i toni e fa un clamoroso appello all’italiana. Entrano in campo i sentimenti («Ho agito di cuore, non sono un padre-padrone») ma si mantiene il punto: è Conte ad aver sbagliato perché quasi non mi ha consultato. Grillo fa anche un appello all’unità e pronuncia parole di taglio politico: «Se qualcuno farà una scelta diversa la farà in coscienza». Traduzione per i parlamentari: la scissione ci sarà ma restate dalla mia parte.
Per la quarta scena è sera e si accendono i riflettori. Conte tira le prime somme e con i toni prudenti ma decisi che gli italiani hanno imparato a conoscere quando era a Palazzo Chigi scandisce: «Non terrò un progetto politico nel cassetto per la contrarietà di una persona». Il resto è uno sfottò personale verso il Garante.

 

 

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Oggi con ogni probabilità lo scontro subirà nuove accelerazioni. Ma i gruppi parlamentari sembrano già schierati: su 75 senatori i contiani sarebbero 60 mentre fra i circa 160 deputati i due schieramenti sarebbero divisi a metà. Ma numeri attendibili è impossibile farne perché ai due gruppi potrebbero aggregarsi in quantità differenti le decine di parlamentari ex M5S espulsi che ormai stazionano nei gruppi misti di Camera e Senato. Da lontano, da Bruxelles, il drappello degli europarlamentari superstiti (la metà se n’è andata negli anni scorsi) ha lanciato un accorato appello all’unità. Silenzio cupo dal fronte delle amministrazioni locali e dei sindaci.
Le varie fasi della battaglia sono state osservate a distanza (ufficialmente) dalle altre forze politiche. Ad eccezione del leader di Azione, Carlo Calenda, che a proposito delle parole del fondatore del Movimento sull’ex premier che «non ha visione politica», ha aggiunto: «Sono in una situazione da paradosso di Zenone. Ero sicuro che il mio giudizio su Conte fosse corretto ma dal momento che l’ha condiviso Grillo mi sono posto il problema: se è corretto il mio giudizio su Conte, dev’essere corretto anche il giudizio di Grillo. E siccome il giudizio di Grillo non può mai essere corretto, forse non è corretto neanche il mio su Conte. Ecco il paradosso». Forse l’ex premier ha già la sua prima sponda centrista.

 

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Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 00:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA