Incendi dolosi, il governo introduce pene più severe, nuove aggravanti e attenuanti

Giovedì 2 Settembre 2021
Incendi dolosi, il governo introduce pene più severe, nuove aggravanti e attenuanti

Nuove pene, più lunghe e severe, per chi appicca incendi. L'inziativa legislativa è del governo che ha inasprito le pene per gli incendi dolosi dopo i roghi che hanno devastato interi territori e provocato vittime e danni all'ambiente e all'agricoltura.

Dopo aver proclamato lo stato d'emergenza il 26 agosto per le quattro regioni maggiormente colpite Calabria, Molise, Sardegna e Sicilia, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge con l'obiettivo «di rafforzare le azioni di prevenzione e migliorare le capacità di lotta attiva agli incendi».

Cosa prevede il decreto

Oltre all'inasprimento delle sanzioni prevede il potere sostitutivo delle Regioni nel caso i Comuni non provvedano ad aggiornare nei tempi previsti il catasto dei terreni incendiati, affida alla Protezione Civile la redazione di un Piano Nazionale triennale di aggiornamento tecnologico delle azioni di prevenzione e lotta attiva agli incendi e stanzia 100 milioni nel triennio 2021-2023 in favore degli enti territoriali impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi. «Il provvedimento - sottolinea una nota del Ministero dell'Agricoltura, Mipaaf - ridisegna la governance della prevenzione incendi e le risorse finanziarie per potenziare la capacità operativa delle componenti statali impegnate nella lotta ai roghi, con specifiche previsioni a favore delle infrastrutture di isole minori e aree interne».

Aggravanti e attenuanti

«Il decreto - spiega la nota del Consiglio dei Ministri - inasprisce le sanzioni sia amministrative che penali, in particolare per l'ipotesi in cui ad appiccare il fuoco sia chi avrebbe invece il compito di tutelare il territorio (viene, al riguardo, introdotta una specifica aggravante) e mira a colpire gli interessi degli autori degli illeciti, ad incentivare la collaborazione con le indagini e a favorire condotte volte alla riparazione del danno causato.

Una condanna per incendio doloso non inferiore a due anni comporta, inoltre, per il dipendente pubblico l'estinzione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione e l'interdizione dalla possibilità di prestare servizi nell'ambito della lotta agli incendi. Come già avviene per il ravvedimento operoso previsto per i reati ambientali, si introduce un'attenuante per chi, prima dell'inizio del processo, provveda alla messa in sicurezza e, ove possibile, al ripristino dei luoghi, salvo che a provocare l'incendio doloso sia chi prestava servizio nell'ambito della prevenzione e della lotta attiva contro gli incendi».

Il provvedimento arriva dopo un anno terribile per gli incendi che hanno riarso interi territori, 158 mila ettari di bosco, pari a tre grandi città italiane messe insieme, Roma, Napoli e Milano. Sono i numeri resi noti da Europa Verde nel dossier su « Incendi e Desertificazione» e forniti dell'European Forest Fire Information System (Effis) della Commissione europea. A questa catastrofe hanno fatto fronte i vigili del fuoco con oltre 100mila interventi boschivi, con un aumento del 75% negli ultimi tre mesi. 472 gli incendi di grandi proporzioni, quelli con oltre 30 ettari bruciati. Stando ai dati dell'Effis, che fotografa gli incendi a partire dal 2008, nel 2021 è stato già raggiunto il picco dell«intero 2017 quando erano andati in fumo 141mila ettari. Le fiamme hanno distrutto decine di migliaia di ettari di boschi e macchia mediterranea ma anche oliveti e pascoli. Una escalation di fuoco che, secondo le stime di Coldiretti, costa all'Italia circa un miliardo di euro fra opere di spegnimento, bonifica e ricostruzione.

 

Ultimo aggiornamento: 20:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA