Matteo Salvini premier via dal logo, ecco il piano della Lega. «Il nostro feudo può franare»

Domenica 2 Agosto 2020 di Emilio Pucci
Lega, via Salvini premier dal logo: «Il nostro feudo può franare»

«Il feudo della Lombardia può crollare». E' scattato da giorni l'allarme nella Lega sulla tenuta di Fontana. I sondaggi che vanno giù, il rumore dei nemici, le trappole disseminate dagli avversari, la stanchezza del governatore, gli affondi giudiziari: «E' la tempesta perfetta, ma per noi la Regione è troppo importante, non possiamo cedere di un millimetro», dicono dalla Lega. Si preparano le contromosse. Oltre all'ipotesi del rimpasto c'è un piano per puntellare sin da subito la giunta traballante, affiancando agli assessori dei professionisti del mondo del lavoro, tecnici in grado di rilanciarla. «E' chiaro che c'è l'obiettivo di affossarla», il refrain.

A settembre ci sarà dunque un piano Marshall, interventi che verranno bissati a fine anno da un'altra tranche di lavori per 4 miliardi. Ma è inutile girarci attorno, i big del partito di via Bellerio sono preoccupati per come andrà a finire il caso camici e per come sarà accolta la storia del conto milionario in Svizzera del governatore. Salvini difende il suo uomo, nei giorni scorsi ha chiesto un quadro preciso dell'inchiesta ma non ha mai pensato di mollarlo, neanche per un secondo. Solo che il leader è a sua volta nel mirino della magistratura. Ed ecco che il timore dei lumbard è doppio: nessuno - neanche Giorgetti che non è andato a Milano Marittima all'appuntamento tradizionale con il Capitano per rifugiarsi un paio di giorni dalle parti di Genova e partecipare domani all'inaugurazione del ponte di Morandi pensa di distaccarsi da Matteo. Il capo è lui e non si discute. Più che altro si dibatte dietro le quinte sul suo ruolo.

Fontana, le consegne dei camici bloccate prima della donazione

Lombardia, ipotesi rimpasto per “commissariare” Fontana

IL RUOLO SOTTO ESAME
«Il problema è che Matteo è troppo divisivo, chiaramente è avvertito da tutti come l'anti-sistema. Va bene come capo politico ma dovrebbe dire che non è lui il candidato premier. E anche aver fondato il marchio Lega per Salvini premier è stato un errore», dice chiaro e tondo un big del partito di via Bellerio. Molti di quelli che ragionano non d'istinto nel Carroccio la pensano allo stesso modo: ad ognuno la propria veste, la salvinizzazione del partito rischia di essere alla lunga un autogol. Ma il segretario nell'occhio del ciclone, al di là del nervosismo crescente di questi giorni, ci è sempre finito. In realtà anche nella maggioranza ipotizzano che Salvini indossando i panni del martire possa crescere nei consensi.

«Le elezioni del 20 e 21 settembre è il giudizio unanime nel Carroccio saranno il vero banco di prova. Vedremo se l'effetto isolamento ci premierà». «Non ci penso a mollare, gli italiani faranno giustizia con il voto», dice l'ex ministro dell'Interno tra un bagno e un selfie dalla riviera romagnola. Insomma il brand' non si tocca. Salvini si butterà sulla campagna elettorale. Oggi nei gazebo allestiti per il tesseramento i militanti in molte piazze organizzeranno dei flash mob per fare da scudo a lui e a Fontana. «E' chiaro che stanno tentando in tutti i modi di dividerci», il ragionamento del segretario. «Attilio è una persona onesta. Qualcuno lo ha fregato, servendosi del cognato», rilancia un altro dirigente del partito. «Ha commesso degli errori, è stato fatto un pasticcio ma non c'è dolo», il parere generale di deputati e senatori. «Nel periodo nero dell'emergenza trovare i camici era un miracolo. Adesso è facile criticarlo», azzarda un altro parlamentare.

CACCIA APERTA
E il governatore? Lo descrivono amareggiato, si è fatto avanti ai tempi della candidatura per «spirito di sacrificio»: «Avessi continuato a fare l'avvocato non avrei subito questi attacchi», lo sfogo con chi lo chiama. Intanto nella Lega è partita la caccia ai colpevoli. C'è chi punta il dito contro gli ex formigoniani, chi su Maroni che questa la tesi «furbescamente» starebbe brigando per tornare in sella, chi contesta gli alleati Berlusconi e Meloni che «sorridono ma non ti danno una mano». E chi dalla vicenda ne ritaglia un quadro complessivo: contro c'è l'Europa, ci sono i giudici ma anche le manovre di palazzo «con Iv che prima promette e poi si sfila» e con «FI che fa gli accordi sotto banco con Renzi». «Si è superato il livello di guardia», taglia corto un salviniano.

Ma il pericolo crollo lombardo è ben visibile a tutti. «Il fatto è che sospira un altro leghista - Fontana e l'amministrazione lombarda non erano preparati a quello che è successo e non sono avvezzi a rispondere alle toghe». L'argine è Salvini, se regge il suo brand' la Lega potrà evitare il sorpasso di FdI o di trovarsi in casa un problema Zaia che veleggia verso il 40% e oltre in Veneto. Finora la gestione della Lombardia prima con Maroni e poi con Fontana era uno dei fiori all'occhiello. Ma se cade il feudo è un'altra storia.

 

 
 

Ultimo aggiornamento: 19:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA