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ENRICO LETTA

Letta, attacco al fortino leghista. Il segretario Pd vuole fare il pieno di voti nelle roccaforti “verdi”: «Usciamo dalle Ztl»

«La vittoria è ancora possibile, qui tanti delusi dalla caduta del governo»

Venerdì 19 Agosto 2022 di Francesco Bechis
Letta, attacco al fortino leghista. Il segretario Pd vuole fare il pieno di voti nelle roccaforti verdi : «Usciamo dalle Ztl»

Non sarà un campo largo ma di sicuro sarà una battaglia in campo aperto. Enrico Letta non si chiuderà in una «fortezza protetta». Chiusa la partita delle liste, con il sottosegretario Enzo Amendola che ha accettato di correre a Napoli, lancia la sfida al centrodestra che veleggia nei sondaggi. Parte dal profondo Nord, a Vicenza, dove sarà capolista nel proporzionale. «Penso che la nostra campagna elettorale non debba essere in difesa ma in attacco», confida il leader dem in un’intervista al Giornale di Vicenza. «Voglio dimostrare che queste elezioni possiamo vincerle, quindi ho deciso di fare un’incursione laddove la partita è più difficile».

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E dove iniziare se non dal Veneto delle praterie leghiste, dove il “Doge” Luca Zaia governa indiscusso e indisturbato da dodici anni? Quella di Letta non è solo una scelta simbolica. Il seggio vicentino scatterà – sarà capolista anche a Milano e il Rosatellum prevede l’elezione nel collegio dove si raccolgono meno voti – e il patto del leader con il Nord è destinato a durare, «non ci penso nemmeno a sparire», assicura. Con il capoluogo c’è un rapporto personale che risale nel tempo. Coltivato fin dall’avventura nella Margherita e poi cementato nel 2004, quando alle europee Letta fece man bassa di voti nel Nord-Est: 178mila preferenze. E ancora nel 2007 alle primarie (poi perse) contro Walter Veltroni, che confermarono il Veneto come fortino lettiano. Oggi il segretario torna al Nord, ma non se ne era mai andato.

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Negli anni a Parigi ha mantenuto una rete di rapporti con le associazioni industriali locali. Invitato come ospite d’onore nel 2017 dalla influente Confindustria Vicenza. La stessa dove Silvio Berlusconi dieci anni prima, sfidando una lombosciatalgia, aveva arringato in piedi la platea contro Romano Prodi, tra applausi e fischi. Che Letta abbia un occhio di riguardo per il Nord non è una novità. Tanto che di diciotto membri della segreteria solo due – Francesco Boccia e Beppe Provenzano – arrivano da sotto il Tevere. Nel discorso inaugurale da segretario aveva scandito una promessa: «Siamo diventati il partito della Ztl, dobbiamo sfidare la Lega sul territorio». Eccola mantenuta, in una campagna elettorale dove il Nord Italia peserà moltissimo sul bilancino del Nazareno. Perché se al Sud sfidare il tandem M5S-Fdi è un’impresa e al centro, nelle fortezze Umbria, Toscana ed Emilia-Romagna bisognerà giocare in difesa, è al Nord che il Pd passerà all’offensiva. Al centro ci saranno punti come il taglio del cuneo fiscale e la mensilità in più per i lavoratori dipendenti, musica per le orecchie delle Pmi vessate dalla crisi. 

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L’AGENDA

Sullo sfondo, l’«agenda Draghi» su cui i dem punteranno tutto nel triangolo industriale e nella bassa padana. Rincuorati da sondaggi privati che danno la Lega in calo per aver sfiduciato il governo, «imprenditori, commercianti, insegnanti si ricorderanno di chi ha tradito Draghi preferendo la Meloni», dice Letta. Con questi cavalli di battaglia il leader girerà il Nord nell’ultimo mese di campagna elettorale, con un’attenzione speciale alla provincia. Che spesso raccoglie più elettori delle città: a Vicenza vale 860mila abitanti, quanti ne conta Torino. Rompere le righe leghiste non sarà facile, ma sul proporzionale si può lavorare alla rincorsa. Poggiando su roccaforti locali: in Veneto, Rovigo, la bassa provincia di Venezia, Padova guidata da Sergio Giordani e Verona appena strappata alla destra da Damiano Tommasi. E su colonnelli in grado di reggere il confronto con il Carroccio, come il giovane Giacomo Possamai, recordman di preferenze a Vicenza e fidatissimo del leader. La campagna a Nord, confida chi la prepara, avrà un duplice obiettivo. Smontare il cliché di una Lega imbattibile e di un Pd relegato alla Ztl. E convincere gli elettori che la sfida sarà a due, tra chi vuole parlare all’Europa e far ripartire il Pnrr e chi, tuona Letta, propone «una torsione presidenziale» e la «cancellazione» della Costituzione. Con un imperativo: mettere in sordina quel Terzo polo di Renzi e Calenda che pure intende parlare al mondo produttivo padano. Per Letta la rimonta passa da qui, insieme a quel primo posto nella classifica dei partiti che allontanerebbe l’ombra di un congresso, «è l’ultimo dei problemi», ha chiarito ieri. Il rush partirà da settembre e c’è già un appuntamento in agenda: Letta sarà al Forum Ambrosetti a Cernobbio, che ogni anno raduna sulle rive del lago di Como il gotha dell’industria italiana. E da sempre offre un ottimo termometro di umori e malumori nordisti.

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