GIUSEPPE CONTE

Conte evoca il lockdown: rispettare regole o dovremo chiudere tutto. Spinta del Colle sul decreto Ristori

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Alberto Gentili
Conte evoca il lockdown: rispettare regole o dovremo chiudere tutto. Spinta del Colle sul decreto Ristori

Tanti soldi e subito. Giuseppe Conte, dopo le proteste di piazza e il sabotaggio della sua maggioranza, prova a ricucire con il Paese. E raggiunge una tregua con i partiti che lo sostengono, anche se resta alta la tensione con Italia Viva, aprendo le casse dello Stato per riparare ai danni prodotti dal nuovo Dpcm varato domenica nel tentativo di fermare l’ondata di contagi.

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Come promesso il governo, in una riunione lampo «e con un voto all’unanimità» (ministre renziane incluse), ha dato il via libera al “decreto ristori” di oltre 5 miliardi. E dietro questa scelta c’è la moral suasion di Sergio Mattarella che ha incontrato il premier al Consiglio supremo di difesa. Per il capo dello Stato, «dopo le misure restrittive erano indispensabili misure lenitive». Da qui la «corsa contro il tempo pazzesca», di cui ha parlato Conte, compiuta dall’esecutivo per varare il provvedimento entro 48 ore dal Dpcm.

 

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Il premier, illustrando il provvedimento con accanto i ministri Roberto Gualtieri (Economia) e Stefano Patuanelli (Sviluppo), ha parlato di «dialogo aperto» e di «approccio costruttivo» con le categorie, riconoscendone «sacrifici e difficoltà». Ha negato di avere fatto discriminazioni, privilegiando alcune categorie e colpendone altre: «Per noi non ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B. Per evitare che la curva ci sfugga, è indispensabile ridurre le principali occasioni di socialità». Ancora, spiegando la ratio del Dpcm duramente contestato: «Con una curva epidemiologica in continua salita, non possiamo illuderci che le persone vadano in giro, in palestra, al ristorante senza timori». 


Non è mancato il solito avvertimento, accompagnato dalla conferma che ci potranno essere «chiusure territoriali»: «Se rispettiamo queste misure avremo buone chance di affrontare il mese di dicembre con una certa serenità, senza un sistema sanitario allo stremo. In caso contrario ci troveremo con la necessità di operare un lockdown generalizzato, uno scenario che dobbiamo scongiurare a qualunque costo».


Poi, dopo aver escluso patrimoniali o nuove tasse, Conte ha condannato le violenze di piazza: «Non possiamo condividerle, come non le condividono gli italiani per bene. E poi chi sta per strada e manifesta, non vuole essere strumentalizzato da chi, in modo sistematico, cerca di soffiare sul malcontento. Abbiamo già una pandemia che ci crea tanti problemi, cerchiamo di risolverli in modo costruttivo. La violenza genera violenza e non porta nulla di buono al Paese».


Nella sua operazione di ricucitura con le categorie colpite dal Dpcm, Conte in mattinata aveva riunito in videoconferenza i leader di Confcommercio, Confesercenti, Cna e Confartigianato. Il premier si era detto «pienamente consapevole delle difficoltà». E si era difeso dagli attacchi: «Chi dice che in estate il governo ha sottovalutato la pandemia dice fesserie». Lanciandosi poi in un’arringa-appello all’unità: «Il governo si assume le proprie responsabilità ed è giusto che il suo operato sia sottoposto a critiche, ma se perdiamo di vista l’obiettivo di marciare tutti insieme per uscire dalla pandemia, rischiamo di aggravare la situazione». 


Più o meno simile il copione andato in scena durante l’incontro, sempre in videoconferenza, con il presidente del Coni Giovanni Malagò, del Comitato Paralimpico Luca Pancalli e con i rappresentanti delle principali associazioni di gestori di impianti sportivi. Qui Conte aveva spiegato il perché del giro di vite: «Dobbiamo ridurre il numero dei contatti».


«Un primo passo, ma non basta», è stata la reazione dei rappresentanti delle categorie leggendo la bozza del decreto. Malagò, a causa di errori di convocazione da parte del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, invece ha parlato di «formidabile minestrone», di una «riunione con interessi completamente diversi». Più o meno simile la reazione di Federico Petrucci, Federbasket: «Un caos totale da un circo Barnum».


Il vertice serale


In serata, con in tasca il decreto-ristori, Conte ha incontrato i capigruppo di maggioranza. Italia Viva si era presentata chiedendo «modifiche concrete al Dpcm». Ma è rimasta isolata. E il premier ha ripetuto più o meno ciò che aveva detto in conferenza stampa, blindando le misure varate domenica: «Il Dpcm è quello, non cambia».

«Francamente mi sorprendono i distinguo del giorno dopo. E se è facile fare da contrappunto, più difficile è indicare altre misure per contenere i contagi. Se ci sono sensibilità diverse, le terremo presenti per i prossimi provvedimenti». Poi, pungente: «Comunque la sera del Dpcm proposte alternative non ce ne sono state e Italia Viva era presente». I renziani hanno tenuto il punto. Ma senza mordere. Il presidente Ettore Rosato del resto si era limitato a rintuzzare la bacchettata del premier: «Conte non si stupirebbe dei distinguo del giorno dopo se solo imparasse ad ascoltare i suggerimenti del giorno prima».
 

Ultimo aggiornamento: 15:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA