GIUSEPPE CONTE

M5S, Spadafora: dimissioni. Ma il premier le congela, “diffida” ai big sui rimborsi

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Emilio Pucci
M5S, Spadafora: dimissioni. Ma il premier le congela, “diffida” ai big sui rimborsi

Polveriera M5S pronta ad esplodere. Ieri altro psicodramma in casa pentastellata, con la battaglia dei deputati per sfiduciare nell’assemblea alla Camera Crippa e Ricciardi e con i senatori che insistono per una resa dei conti anche a palazzo Madama dopo il ko sulle presidenze di commissioni. Ma la miccia piazzata in pieno agosto sulla casa creata («e poi abbandonata», l’accusa sempre più insistente da parte anche dei ‘big’) da Beppe Grillo è il caso Spadafora. Il ministro ha rimesso a disposizione di Conte la delega dello Sport. Senza la fiducia del gruppo si farà da parte. Pronto alle dimissioni, conserverebbe solo la delega alle politiche giovanili, amareggiato per i continui attacchi sulla sua riforma provenienti dall’interno che, a suo dire, non considerano come il Pd e Iv non avallerebbero mai una legge giallo-verde. Il premier Giuseppe Conte, a più interlocutori ieri ha ricordato che occorre una mediazione con gli alleati sulla riforma. Per la serie ora non si sta al governo con la Lega.

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Il passo indietro è congelato, dunque, ma le tensioni restano. Un ampio fronte parlamentare M5S non ci sta: «Abbiamo ceduto su Tap, Tav, Aspi e tante altre battaglie. Questa volta no». Perché la ‘linea Maginot’ alzata dai nemici di Malagò che pensano che il Coni debba occuparsi solo dei cinque cerchi e non di altro è difficile da mandare giù. «Le dimissioni si danno con un atto formale, non si minacciano. Lui è un ministro M5S non del Pd. Se non è capace di difendere il nostro schema troveremo un altro ministro», taglia corto uno degli esponenti che ha chiesto di ritardare il varo di una riforma la cui discussione a questo punto slitta a settembre. Al di là della ‘moral suasion’ del premier ad evitare polemiche e strappi, il Movimento 5Stelle appare sempre più spaccato. Con la volontà di tutti ‘big’ di commissariare Crimi, costringendolo – ma Grillo e Casaleggio frenano – a condividere la guida in un organismo collegiale. E con il tema delle rendicontazioni che ha aperto un altro fronte. Minacce di diffida, sanzioni pronte per chi non ha ottemperato l’obbligo di versare in cassa. E nel mirino dei probiviri finiscono anche nomi eccellenti come la vice presidente del Senato, Taverna e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fraccaro. Per di più aumentano le voci di nuovi addii a palazzo Madama con la senatrice Drago con un piede fuori. M5S è sempre più una pentola in ebollizione al Senato dove è finito schiacciato tra le manovre di Leu e di Italia viva con ex come Paragone e Giarrusso che stanno cercando di attrarre altri malpancisti; e alla Camera dove si è tornati all’anarchia di qualche mese fa con gruppi e sottogruppi che non riconoscono una guida. In un gioco di veti incrociati la minaccia di dimissioni di Spadafora, frenata dal premier, è quindi solo un segnale del malcontento. Anzi la convinzione del ‘fronte progressista’, ovvero di chi mira ad un asse con il Pd è che lo scontro sia solo politico e che, per esempio, dietro ci sia la mano di Di Battista. In verità i distinguo sono pure nel merito perché l’atto di fiducia da parte dei membri della commissione Istruzione, Cultura e sport del Senato è un alt al disegno del ministro: ridare peso alla struttura Sport e Salute, ritornare insomma all’impianto varato dal duo Valente-Giorgetti. «Hanno nostalgia della Lega», la reazione di chi è a favore. E’ vero che il parere sulla riforma dello Sport della Commissione non è vincolante ma si punta ad evitare il muro contro muro.

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DIVISIONE STRUTTURALE La divisione è strutturale ormai. C’è una parte che per esempio – ieri c’è stata una riunione alla Camera – vorrebbe che il premier Conte alle parole facesse seguire i fatti sul tema dell’immigrazione, «perché non possiamo farci attaccare da Salvini a poco più di un mese dalle elezioni». E c’è sempre un’ala che difende – sui dl sicurezza così sulla riforma dello Sport – il lavoro fatto durante il governo con la Lega anche su altri provvedimenti. In questo contesto rischia di rimanere impallinata anche la riforma del Csm portata avanti dal ministro della Giustizia Bonafede. Il punto di caduta saranno le Regionali. L’appello di chi teme ripercussioni sull’esecutivo è caduto nel vuoto. La lettera del direttivo spedita due giorni fa al ministro dello Sport ha provocato uno scossone tale che in molti ora hanno paura: «Così si manda in crisi il governo ad agosto», il timore. Ma è tutto rinviato, al momento anche l’ipotesi ‘direttivo allargato’ resta in stand by. La bomba ad orologeria che potrebbe far deflagrare tutto è il Mes. L’ala dura del Movimento è ormai convinta che solo alzando steccati si possa stoppare la manovra del ministro Gualtieri e del Pd di utilizzare il fondo Salva-Stati. «Se cediamo anche sulla riforma dello sport sarà la fine», il messaggio di buona parte dei gruppi parlamentari arrivato anche a palazzo Chigi. 

Ultimo aggiornamento: 07:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA