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MARIO DRAGHI

Draghi, l'appoggio di Berlusconi e le condizioni di Salvini

Venerdì 5 Febbraio 2021 di Barbara Acquaviti
Draghi, l'appoggio di Berlusconi e le condizioni di Salvini

A metà giornata, dopo aver riunito la segreteria politica della Lega, Matteo Salvini si presenta a favore di telecamere con Giancarlo Giorgetti. Un'immagine plastica di unità, ostentata proprio per nascondere una spaccatura nel partito che l'arrivo in campo di Mario Draghi ha acuito. Ma è tutto il centrodestra ad andare in frantumi. Berlusconi gioca d'anticipo e fa un endorsement al premier incaricato. Alle consultazioni si va ognuno per conto proprio. Alla vigilia dell'incontro con l'ex presidente della Bce, il segretario del Carroccio è costretto a dismettere i panni di capo della coalizione perché l'urgenza è quella di ricomporre la spaccatura nel suo partito.

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LE POSIZIONI
D'altra parte, a un certo punto del pomeriggio, la sedicente unità del centrodestra scompare dai radar, fanno tutti finta che non si sia mai parlato di andare alle consultazioni assieme. Il primo a fare la fuga in avanti, in realtà, è Silvio Berlusconi: «Con Draghi si va nelle direzione che indichiamo da settimane, la politica si assuma le sue responsabilità». Un gioco d'anticipo che prova a bloccare sul nascere ipotesi di scissione nel suo partito.
Anche Salvini, però, ha il problema di tenere assieme una Lega divisa in due tra i governisti e la fazione Borghi-Bagnai. Per questo si presenta ai cronisti in compagnia del suo vice, l'uomo che nel Carroccio da mesi lavora perché si arrivi a un governo Draghi. Per lui, l'ex presidente Bce «è un fuoriclasse che non può stare in panchina». E aggiunge: «Astensione esclusa, noi o a favore o contro».

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Certo, ci sono delle condizioni da porre: non si parla più di una data di scadenza ma non si può pensare che il cambio di rotta di Salvini dal «subito la parola agli italiani» a «possiamo sostenere il governo Draghi» non abbia una contropartita. In termini di immagine, ma anche di peso politico. «Per noi l'interesse dell'Italia viene prima dell'interesse di partito. Porteremo al presidente Draghi le nostre richieste: taglio delle tasse, taglio della burocrazia, controllo dei confini. Siamo disponibili a ragionare con tutti per il bene dell'Italia. Certo, Draghi dovrà scegliere tra Grillo e la Lega». Il che, spiegano dal suo entourage, non significa che il leader del Carroccio rifiuti di stare in una maggioranza larga in cui ci sia anche il M5s, purché gli ex alleati non pretendano di imporre programmi e personalità forti di un peso in Parlamento, è il ragionamento, che non corrisponde a quello nel Paese. Da Fdi hanno un'altra lettura: «Non vogliono lasciare noi soli all'opposizione».

LE VOCI
Questo comunque Salvini dirà all'ex presidente della Bce domani mattina, come capo della Lega non della coalizione. La voce che circola nel centrodestra è che Draghi potrebbe dare vita a un governo tecnico-politico con un rappresentante per ogni partito che lo sostiene. Per la Lega sarebbe ovviamente Giorgetti ma per i 5s, dicono, non possono essere figure come Bonafede o Azzollina.

Ma il primo a giocare la partita in proprio nel centrodestra è Silvio Berlusconi. Oggi tornerà eccezionalmente dalla Provenza per guidare la delegazione nell'incontro con il premier incaricato. E' stato lui, a metà mattina, a fare l'endorsement che di fatto ha rotto ufficialmente il fronte del centrodestra. Mezzo partito già dopo l'incarico gli aveva chiesto di esprimere un sì incondizionato, altrimenti sarebbe stata rottura. Il capogruppo della Camera, Maria Stella Gelmini ha spiegato all'ex premier che doveva fermare l'emorragia sul nascere, schierando il partito. «Non possiamo solo rincorrere la Lega», il ragionamento. Un pattuglione, che fa riferimento a Mara Carfagna, si era dichiarato a favore di Draghi ancora prima dell'incarico. «Va appoggiato senza se e senza ma», ha ribadito ieri al gruppo la vice presidente della Camera. E ora, la fazione governista sente di aver segnato un punto.

LA TRATTATIVA
Nella trattativa per l'esecutivo, che in Forza Italia vede il lavoro di pontiere di Gianni Letta, anche Berlusconi però pone sue le condizioni. Via Ghedini sono state chieste rassicurazioni sulla Giustizia e poi c'è il solito core business, quella sopravvivenza delle aziende che, tutto sommato, il governo Conte gli ha garantito.
 

Ultimo aggiornamento: 11:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA