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GIORGIA MELONI

Meloni: «No al salario minimo. Dalle imprese estere fideiussione sulle tasse». La ricetta economica di FdI

La leader di Fratelli d'Italia: «Basta con la concorrenza sleale. Per i lavoratori meglio il taglio del cuneo»

Venerdì 19 Agosto 2022 di Andrea Bassi
Meloni: «No al salario minimo. Dalle imprese estere fideiussione sulle tasse». La ricetta economica di FdI

Giorgia Meloni parla di una «rivoluzione copernicana» nei rapporti tra Fisco e imprese. Dice di no al salario minimo e paventa uno smantellamento della riforma da 8 miliardi dell’Irpef del governo Draghi per mettere i soldi sul taglio del cuneo fiscale. Ma lancia anche la proposta di far depositare agli imprenditori stranieri che intendono aprire un’attività commerciale o una qualsiasi impresa in Italia, una fideiussione. Una misura, ha spiegato la leader di Fratelli d’Italia, contro «l’odioso fenomeno dell’abusivismo e della concorrenza sleale nel commercio, nel turismo, nei servizi, nella manifattura».

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La misura, ovviamente, sarebbe applicata soltanto alle imprese extra europee, visto che nella Comunità economica la circolazione dei capitali è libera. L’idea, insomma, sarebbe quella di colpire, come ha spiegato la stessa Meloni, «il gioco dell’apri e chiudi fatto soprattutto dagli extracomunitari, quello di aziende che non pagano un euro di tasse, agiscono nell’illegalità e poi chiudono i battenti prima che lo Stato si accorga di loro, per riaprire con altro nome».


NAZIONE DI RIFERIMENTO
Ospite di Radio 24, la leader di Fratelli d’Italia, ha spiegato altri dettagli del programma economico del suo partito. A partire dalla questione del salario minimo definita, senza mezzi termini, «uno specchietto per le allodole». L’Unione europea, ha spiegato la Meloni, «ha trattato l’Italia come una nazione di riferimento perché la gran parte dei lavoratori è coperta da contratti nazionali e mediamente hanno un salario minimo». Meglio, insomma, seguire un’altra strada. «Per aumentare i salari», è la linea, «bisogna agire sul cuneo fiscale tagliare le tasse sul lavoro». 


Una stoccata arriva anche al taglio da cinque a quattro delle aliquote Irpef deciso lo scorso anno dal governo guidato da Mario Draghi. Una scelta che la Meloni ha detto di «non condividere», perché ha spalmato 8 miliardi con un impatto nella vita dei singoli definito minimale. «Noi», ha spiegato la Meloni, «avevamo suggerito di mettere tutto sul cuneo fiscale, tra l’altro lato lavoratore». Come proposto, ha ricordato la leader di Fratelli d’Italia, da Confindustria. Sulla questione fiscale, comunque, le proposte sono note. Nel programma comune del centrodestra è stata inserita la flat tax incrementale, ossia una tassa “piatta” da applicare ai redditi aggiuntivi rispetto a quelli dell’anno precedente. Al Messaggero poi, Maurizio Leo, responsabile economico di Fratelli d’Italia, ha spiegato che sull’Irpef l’idea è quella di arrivare a sole tre aliquote, 23%, 25% e 43%. Una sorta di flat tax sulla classe media. 


GLI ALTRI PUNTI
Ma il programma economico della Meloni si occupa anche di rapporti tra Fisco e contribuenti, non solo di aliquote. «Dieci anni di governi di sinistra», ha spiegato in un video su Facebook, «hanno reso la vita impossibile a chi vuole fare impresa. Trattati come delinquenti o come evasori a prescindere, gettati nella giungla della burocrazia e del Grande Fratello fiscale, vessati da tasse troppo alte. Fare impresa in Italia», ha detto la Meloni, «è praticamente diventato un atto eroico». Però, ha aggiunto ancora, «le piccole e medie imprese di questa nazione rappresentano la sua ossatura economica e sono le custodi del made in Italy, che è la cosa più preziosa che abbiamo». Da qui la «rivoluzione copernicana nei rapporti tra lo Stato e le imprese» che FdI propone, come la definisce la presidente del partito. «Non bisogna disturbare», ha spiegato Meloni, «chi vuole fare. Serve una burocrazia snella, tasse sostenibili e un rapporto equilibrato tra Stato e fisco». Sul tema delle pensioni minime, rilanciato nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi con la proposta di innalzamento a mille euro degli assegni, FdI per adesso non si sbilancia. Vanno alzate, certo. Ma bisogna capire la praticabilità, di quanto si possono aumentare. «Io, come tutto il centrodestra», ha ribadito la Meloni, «sono assolutamente certa che le pensioni minime, sociali e di invalidità siano inadeguate». C’è infine il tema della difesa delle imprese strategiche italiane. Il golden power, i poteri speciali del governo, vanno rafforzati. E non è questione di statalismo. Emmanuel Macron, ha ricordato Meloni, quando Fincantieri riuscì a ottenere un’opzione per entrare nei cantieri di Saint-Nazaire, nazionalizzò la società per impedire che finisse in mano a un’azienda italiana.

 

Ultimo aggiornamento: 09:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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