Mes, il rinvio del voto agita FI: pronti al no allo scostamento `

Lunedì 29 Giugno 2020 di Diodato Pirone

Ogni giorno di più la questione del Mes, cioè l'uso dei fondi europei (circa 35 miliardi) per rafforzare il sistema sanitario italiano, assume un significato analogo a quello del Piano Marshall del dopoguerra.
Accettare o non accettare il Mes è una scelta di campo fra chi prefigura il futuro italiano all'interno del quadro europeo e chi invece si muove nell'orizzonte di un'Italia più indipendente e più sola.
La linea di divisione non attraversa solo la maggioranza, con gran parte dei 5Stelle contrari al Mes, ma anche nel centro-destra con Forza Italia sempre più nettamente posizionata sulla parte europeista della barricata. Da questo punto di vista le caratteristiche tecniche dello strumento, che prevede un interesse ridotto allo 0,1% annuo e addirittura negativo se il capitale venisse restituito in sette anni, sono passate in secondo piano.
Dopo il puntuto scambio di battute fra il premier Giuseppe Conte e la cancelliera Angela Merkel che insisteva in una intervista per l'uso dei fondi oggi sono emerse in primo piano le divisioni fra le opposizioni.

LA LINEA ROSSA
Se da un lato Lega e Fratelli d'Italia anche ieri hanno insistito sul no al ricorso a questo strumento di finanziamento europeo, Forza Italia invece spinge per adoperarlo. E minaccia di non votare lo scostamento di bilancio se da parte di Conte ci saranno altri rinvii.
«Se continuerà lo stallo e il ni del premier sull'uso di quei soldi, non voteremmo lo scostamento di bilancio», è l'ultimatum di Anna Maria Bernini, capogruppo di FI al Senato. Il partito di Berlusconi prova così a stanare Conte su un nodo che mette a rischio la maggioranza. Le riserve dei 5 Stelle sugli aiuti europei sono note. Così come si sa che il Pd è per approfittarne. In mezzo c'è il presidente del Consiglio, preoccupato - secondo le opposizioni - di non irritare troppo il Movimento. Nel breve, a «inchiodarlo» a un sì o no potrebbe essere il Consiglio europeo del 17 e 18 luglio. Da qui la provocazione lanciata da FI che mette sul piatto il suo voto sulla nuova variazione di bilancio, di 10-20 miliardi, necessaria per sostenere le prossime misure di Palazzo Chigi. «Forza Italia non è disponibile a votare a scatola chiusa il terzo scostamento di bilancio», è l'avviso dell'altra capogruppo parlamentare di FI, Mariastella Gelmini. Sui forzisti pesa il silenzio di Conte sull'incontro con le opposizioni, annunciato dopo gli Stati generali ma scomparso dall'agenda.
Intanto nel centrodestra sia Matteo Salvini che Giorgia Meloni insistono sul «no» al Mes. E facendo leva sulla comune opposizione al «fondo-trappola», il leghista tenta ancora i 5 Stelle ribadendo il suo benvenuto ad altri parlamentari trasfughi.
«L'Italia dei sovranisti che guidano l'opposizione e dei populisti che guidano la maggioranza arriva nel peggiore dei modi all'appuntamento con l'Europa», chiosa il segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova, riferendosi a Lega, FdI e M5S.
Nel frattempo Luigi Di Maio rilancia sulla necessità di una ambiziosa riforma fiscale di cui però finora non si intravvedono dettagli significativi al di là del minitaglio dell'Irpef che scatterà il primo luglio.
 

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